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150° anniversario dell’Unità d’Italia: Villafranca e il risorgimento

Villafranca di Verona è un paese della provincia di Verona.  E’ qui che ha sede il Liceo Medi, sempre attivo sul territorio. In occasione dei 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha organizzato un’intera giornata di conferenze, spettacoli e interventi di illustri personaggi. La mattina è stata  dedicata a tutti gli studenti del liceo che hanno potuto seguire importanti e interessanti lezioni su vari aspetti del nostro Paese, mentre il pomeriggio è stato presentato alla cittadinanza, nell’auditorium del paese, il nuovo libro di Silvia Mori, intervistata dalle studentesse del Medi Emanuela Ghelleri, Mariagiovanna Sandri, Beatrice Labella, Angelica Toffali, con la preziosa organizzazione della professoressa Elena Lonardi e del preside Mario Bonini.

L’atmosfera lascia pochi dubbi: le due bandiere tricolore ed  i bicchieri verdi, bianchi e rossi sul tavolo indicano inequivocabilmente che oggi si ricordano i 150° anni dell’Unità d’Italia.

Le fotografie che “abbracciano” il tavolo dove si terrà l’intervista a Silvia Mori, scrittrice e collaboratrice di “Leggere donna”, sono state scattate dai ragazzi delle scuole medie dell’istituto comprensivo “Alessandro Manzoni” di Povegliano che hanno vinto il concorso fotografico “Buon compleanno Italia” e sono stati premiati da Napolitano.

Il libro della Mori si intitola “La contra’ di mezzo” . Il libro narra della vicenda di un nucleo familiare, originatosi dal matrimonio tra due famiglie borghesi: i Palamidese e i Rizzini. L’antica via Vittorio Emanuele di Villafranca di Verona era chiamata contra’ di mezzo poiché era proprio al centro del Paese ed era un importante via di collegamento. La storia si svolge in ambito contadino e narra di fatti storici e politici che hanno investito la regione del lombardo veneto e quindi anche la piccola cittadina di Villafranca.
Gaetano Rizzini è il protagonista, un garibaldino che partecipò attivamente all’unificazione d’Italia. La fantasia si mischia quindi a vicende storiche avvicinando così la storia alle persone, spesso ignare del loro passato. Hanno concluso l’incontro l’attore ed il musicista Andrea Pennacchi e Giorgio Gobbo con lo spettacolo teatrale “Ippolito Nievo” . Risate e tanti applausi per loro!

Di seguito l’intervista a Silvia Mori.

Dove nasce la sua passione per la
scrittura
?

Ho lavorato come insegnante e anche come editing presso una casa editrice di Roma. Scrivevo recensioni e critiche letterarie. Dopo aver letto tanto ho  iniziato scrivere. Ho trovato delle vecchie carte di famiglie villafranchesi, che uno zio conservava a Firenze. Sono andata li per guardarli e studiarli e ho trovato un diario garibaldino autografo scritto durante la spedizione dei mille.

La mia ricerca è continuata negli archivi parrocchiali dove ho trovato certificati di nascita, battesimo e altre notizie su questa famiglie

Rielaborando quello che sapevo, ho aggiunto tanta fantasia, attenendomi però ai fatti storici. Gaetano, Alessandro e Giuseppe sono tre fratelli realmente esistiti che partecipano alla spedizione dei mille.

Ha incontrato difficoltà nella stesura del romanzo?

Più che nella stesura nel correggere e nel rileggere il tutto.

Quanta fantasia ha utilizzato e dove?

La parte più fedele alla realtà è l’ultimo capitolo. Ovviamente la prima parte essendo la più lontana nel tempo è anche la meno fedele storicamente.

Come pensa che la storia abbia influito sulla vita di questi personaggi?

L’ambiente contadino nel 1820/1850 era dominante sia in Italia che in tutta l’Europa, esclusa forse l’Inghilterra. L’80% della popolazione era costituita da fittavoli e braccianti. I fatti storici hanno influito poco su chi non sapeva leggere. Il ceto medio era quello che sapeva leggere e scrivere: ha fatto la “storia”. Quando la storia investe i contadini allora loro diventano partecipi di essa

Quali sono i personaggi più vicini alla sua sensibilità?

La figura di Rosa ha iniziato a farmi scrivere, ma psicologicamente Giuseppina è il personaggio più riuscito. Ogni personaggio è però come un figlio per uno scrittore!

Gaetano subisce una profonda trasformazione nel romanzo. Si può parlare di romanzo di formazione?

Si, si può dire così anche se  Alessandro alla fine è il personaggio principale. Preferisco però parlare di un romanzo
corale e non psicologico.

Gaetano mette da parte la sua vita privata per un ideale, oggi è ancora praticabile questo cosa?

Si, ma è un atteggiamento mentale molto meno comune. Bisogna comunque valutare la situazione completamente diversa di ieri e di oggi. A quel tempo c’era maggiore entusiasmo da parte dei giovani, che però è anche vero che non avevano altre alternative.  Sono società diverse, non si possono fare paragoni. Avevano paradossalmente più tempo, si rifletteva di più, gli inverni erano più lunghi. Ad esempio Rosa non ha notizia dei tre figli da giugno a dicembre, cioè dalla loro partenza al loro ritorno

Quale messaggio ha  voluto trasmettere?

Nessun messaggio, non è compito di uno scrittore. La storia si può raccontare anche in maniera più piana e discorsiva. La politica di oggi tra qualche anno sarà storia.

Quale è il compito di uno scrittore?

Uno scrittore deve raccontare. Il messaggio poi scaturisce dalla storia che tu racconti, è chiaro che ti comunica qualcosa. Non si può partire, se fai narrativa, da un messaggio,. Si parte dalla storia e non dal messaggio. Sta al lettore poi ricavarne un messaggio.

Progetti per nuovi libri? 

Verso metà gennaio uscirò un altro romanzo storico, dell’epoca ubertina e giolittiana. Inizia il 1 maggio 1891 e finisce nel 1924 con l’omicidio Matteotti. Protagonista una donna e le sue 4 figlie femmine.

La storia non insegna nulla? Perché? È una caratteristica della storia o perché non è conosciuta?

Perché non è conosciuta e perché noi siamo molto duri. La storia è ignorata, atteggiamenti ignorati che continuiamo a ripetere.

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