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C’era una volta…

C’era una volta un tempo, quando la mia generazione di reporter non era ancora nata, in cui la prima grande nevicata d’inverno era accolta con festa e con gioia. Si accendeva un grande fuoco nella piazza centrale del paese e tutti cantavano e ballavano insieme. Era un dono della natura e bisognava ringraziare quel buon Dio che ogni anno non faceva mancare nulla. Erano tempi assai difficili perché anche se aveva nevicato per tutta la notte il giorno dopo bisognava andare a curare il bestiame e il grande freddo si impadroniva della casa, ma i più piccoli sapevano che almeno, dopo una lunga giornata di lavoro, la sera si sarebbero divertiti giocando a palle di neve. I più grandi non si preoccupavano del brutto tempo e si rilassavano tranquilli davanti al caminetto sapendo che la neve era l’ultima delle loro preoccupazioni. La domenica si giocava tutti insieme con la slitta di legno che il nonno aveva costruito, giù per le lunghe discese del vecchio viale centrale e nessuna pensava male o malediva quel soffice manto bianco che tutto ricopriva. Purtroppo questo tempo c’era una volta e oggi non c’è più. Nella nostra incessante corsa le bellezze della natura ci infastidiscono, ci rovinano la giornata, ci costringono a rallentare
e noi questo non lo vogliamo. In un’era dove una distanza più lunga di trenta centimetri è percorsa con un mezzo motorizzato la neve infastidisce e manda in tilt la nostra organizzazione, i nostri trasporti, i nostri impegni. I disagi
dei giorni scorsi dovuti al maltempo non sono altro che il simbolo del distacco totale dell’uomo dalla natura, un allontanamento irrazionale dalla propria generatrice e creatrice. Ci disconosciamo dalla nostra essenza principale dando più importanza a forme create da noi, vincolandoci ad esse senza tenere conto delle cose più importanti. La gente si lamenta dei disagi subiti a causa delle grandi nevicate: “Troppa disorganizzazione in Italia”, “Le infrastrutture sono ormai deteriorate”, “Manca la giusta informazione”, “Tutto si poteva facilmente evitare”. Forse se imparassimo a convivere di più con la Natura, le sue manifestazioni non sarebbero per noi un disagio ma un “evento” forse non più divino come un tempo ma sicuramente altrettanto incantevole e impareremmo ad aspettare
con grande gioia il prim o sole primaverile che scioglieva le nevi e sanciva il ritorno al lavoro dei campi.
Purtroppo, ormai, tutto ciò è un semplice “C’era una volta…”, come una fiaba di altri tempi che viene raccontata dai nonni e niente più…

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