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Ici-Chiesa cattolica. Si chiede equità o discriminazione?

Da quando è stato reintrodotto il caro vecchio Ici (imposta comunale sugli immobili) dal governo Monti,anche se con il nome di Imu (Imposta municipale unica) tiene banco la questione dell’esenzione della Chiesa cattolica dal pagamento della tassa. O meglio, intere legioni di cittadini reclamano a gran voce che la Chiesa si adegui pagando l’Ici, “ponendo fine a questa ingiustizia”. E’ facile rendersene conto anche solo parlando fra conoscenti o navigando sui social network come Facebook.

Ma facciamo un po’ di ordine. Tra le varie richieste che ho visto, quelle che meritano meno tempo per essere discusse sono “Vaticano, pagaci la crisi” oppure “Facciamo pagare le tasse al Vaticano”. Bè semplice, il Vaticano è uno Stato sovrano e la cosa non regge. Sarebbe come leggere ad Atene: “Italia, pagaci la crisi”. Evidente che si tratti di una provocazione.
Più interessante appare la richiesta che molti fanno: “Facciamo pagare l’Ici alla Chiesa cattolica”. Già, l’idea comune è che ne sia totalmente esentata. Ma lo è davvero?

Forse non tutti sanno che sono esentati dall’Ici per legge tutti gli immobili utilizzati da un “ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di otto attività: assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. Ma cosa vuol dire “ente non commerciale”? Significa che non deve distribuire gli utili e gli avanzi di gestione ed è obbligato, in caso di scioglimento, a devolvere il patrimonio residuo a fini di pubblica utilità. In pratica tutto quello che un ente non commerciale “guadagna” (con attività commerciali, con richieste di rette – per esempio per le scuole private – o importi, con la raccolta di offerte, con l’autofinanziamento dei soci, con i contributi pubblici, ecc.) deve essere utilizzato per le attività che svolge e non può essere intascato da nessuno.
Dunque devono sussistere due condizioni:

  • il proprietario dell’immobile deve esser un “ente non commerciale”, che quindi non deve avere per ogggetto principale o esclusivo l’esercizio di attività economica: tutti gli enti pubblici e gli enti privati quali associazioni di promozione sociale, le organizzazioni di volontariato, le organizzazioni non governative, le associazioni sportive dilettantistiche, tutti gli enti che acquisiscono la qualità fiscale di Onlus, enti culturali, le università, sedi dei sindacati, delle ambasciate, dei partiti, musei, ospedali, enti religiosi ecc.
  • L’immobile deve essere adibito “esclusivamente” allo svolgimento di una o più tra le otto attività di rilevante valore sociale individuate dalla legge.

E’ evidente che lo Stato cerca di agevolare le attività di organizzazioni che non si prefiggono il guadagno come finalità della propria attività e che si rendono utili alla società. Ma anche qui bisogna specificare. La retta per una scuola materna, rende la suddetta scuola non esentata dall’Ici? No, perché rientra nelle otto categorie previste dalla legge.

Alcuni potrebbero pensare: “tutti gli immobili ecclesistici sono esclusi dall’imposta”. Falso. Sono esclusi se destinati alle attività prima elencate. Eventuali negozi, librerie, case in affitto, hotel, ecc sono da coniderarsi “commerciali”. Dunque rientrano nelle normali disposizioni fiscali. Inoltre, sono esentati solamente per l’Ici, non per la tassazione sui redditi, l’IVA, oppure per gli obblighi dichiarativi di tali attività commerciali. Lo stesso vale per musei che abbiano al loro interno, per esempio, un book-shop o un bar.

Non sono esenti neppure gli alberghi gestiti dai religiosi, perché non rientrano fra le “otto attività di rilevanza sociale”. Tuttavia non sono da confondere con le strutture “ricettive”, che si dividono in due categorie: la prima comprende abitazioni che rispondono a esigenze di carattere sociale, come i pensionati per studenti fuori sede, oppure strutture che accolgono presso istituti sanitari i parenti di malati ricoverati in ospedali lontani dalla propria residenza; la seconda comprende case per ferie per lavoratori, colonie per studenti e strutture simili, che quindi sono rivolte a particolari gruppi e generalmente sono attive solo una parte dell’anno. Sono regolate dalla legge del 21 marzo 1958, n. 326, attuata con il D.P.R. 20 giugno 1961, n. 869.

Altro luogo comune è che basti una cappellina in un albergo per non pagare l’Ici. Falso. Come è stato prima spiegato, l’edificio in questione per essere esentato deve essere destinato a una delle attività elencate e considerato che l’attività alberghiera non è tra queste, in tal caso l’intero immobile deve essere assoggettato all’imposta, cappellina compresa.

Quindi, imporre solamente alla Chiesa di pagare le tasse non sarebbe a questo punto una discriminazione?

Queste faccende, emergendo, mettono in risalto il ruolo di alcune associazioni. Infatti, proprio parlando di esenzioni particolari ci si può accorgere di quanti enti e organizzazioni operino nel sociale, enti ecclesistici compresi. Si pensi alle comunità di recupero di tossicodipendenti, alla Caritas, alle “ronde della carità”, ecc. Attività svolte con fondi propri. Per giunta senza far ricadere spese ulteriori sui bilanci dello Stato. Richiedendo a questi enti di pagare una tassa si potrebbe farne cessare l’attività a molti. Forse il gioco non varrebbe la candela.

Trovate di più su questi indirizzi:

 

http://lugopress.wordpress.com/2011/12/09/ici-chiesa-confonde-le-idee-anche-il-ministro-cattolico/
http://www.portaldiritto.com/ici-categorie-esenti-ed-escluse.htm
http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-ici-chiesa-confusione-anche-ministeriale-3849.htm
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Ici-non-solo-la-Chiesa-dal-sociale-alle-ambasciate-ecco-chi-e-esente_312731894389.html

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Commenti (1)

  • alessio di benedetto

    Se si rastrellassero ogni anno i 13 miliardi di euro che un sottogoverno confessionale continua a donare alla Città del Vaticano, sottraendoli con la menzogna dalle tasche della povera gente, se si recuperassero tutti gli introiti dell’ICI (il valore degli immobili vaticani ammonta per difetto a 30 miliardi di euro), la smetteremmo di parlare di debito pubblico (altra bufala) , di crisi delle pensioni, di tagli ai rinnovi contrattuali, alla sanità, alla scuola pubblica, all’arte, alla musica e allo spettacolo… Grazie a Berlusklaun il Vaticano, il più ricco Stato del Mondo, non paga più neppure l’ICI, i suoi monumenti privati sono ristrutturati con le tasse imposte ai lavoratori italiani, e gli istituti cattolici sono finanziati con i soldi di noi tutti, non con le offerte dei fedeli o delle aziende di Berlusconi, abbastanza ricche da permetterselo. Siamo il solo caso nel mondo in cui una popolazione multirazziale e multiconfessionale deve obbligatoriamente versare i propri contributi per farsi indottrinare. Atei, non credenti, agnostici, musulmani, ebrei, protestanti ed induisti, le cui tasse statali sono devolute molto benignamente ad una ideologia religiosa che li combatte accanitamente e che se potesse tornerebbe ad accendere nuovi roghi! È come se gli Italiani – il paragone non vi sembri forzato – fossero costretti a finanziare l’Iran per lasciarsi plagiare: è la stessa identica cosa, anche se sembra assurda. Ma come ha detto qualcuno: “Il Vaticano è uno stato! L’Italia no!”. DA: LA RELIGIONE CHE UCCIDE
    COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
    (Nexus Edizioni), giugno, 2010.
    517 pagine, 130 immagini, € 25

    http://www.shopping24.ilsole24ore.com/sh4/catalog/Product.jsp?PRODID=SH246200038
    http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-religione-che-uccide.php
    http://shop.nexusedizioni.it/libri_editi_da_nexus_edizioni_la_religione_che_uccide.html

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