Calcioscommesse: storia di un grande “tumore” Reviewed by Momizat on . Il lupo perde il pelo ma non il vizio, è proprio il caso di dire. O anzi, riformuliamo meglio la frase: qualche giocatore perde la partita, ma non la scommessa. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, è proprio il caso di dire. O anzi, riformuliamo meglio la frase: qualche giocatore perde la partita, ma non la scommessa. Rating:
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Calcioscommesse: storia di un grande “tumore”

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, è proprio il caso di dire. O anzi, riformuliamo meglio la frase: qualche giocatore perde la partita, ma non la scommessa. Questo è quello che si porta via il 2011: un anno, anzi ad essere precisi 6 mesi, di inchieste continue, interrogatori, intercettazioni e presunte combines. La trappola del calcioscommesse è come un boomerang per il gioco più bello del mondo, almeno in Italia, perchè ritorna continuamente. Il primo scandalo negli anni 70, con personalità coinvolte del calibro del grandissimo bomber laziale Giorgio Chinaglia, poi un altra crisi (“Totonero”) nel campionato ’79/’80 che coinvolge sempre la Lazio ed il Milan, poi il terzo capitolo dello scandalo nella stagione 85/86, poi ci si ricasca con Moggi e compagnia anche se le responsabilità sono ancora avvolte da una nube di mistero. Ora nell’anno 2011 il problema riemerge. Giocatori che sbagliano rigori volontariamente, che non parano tiri molto semplici, oppure per essere meno visibili possibile che “drogano” con tranquillanti nelle borracce i propri compagni. Gestori di stabilimenti balneari che magicamente si trasformano in broker dalla scommessa facile, che trattano con ex giocatori ancora nel giro o con facoltosi possidenti asiatici per convincerli ad entrare nel lucroso giro delle scommesse illegali. Tutto ciò contornato da una squadra che si allena tutti i giorni ma soprattutto da folte schiere di fan che attendono ansiosamente il sabato o la domenica per sostenere le proprie squadre del cuore, ricordandoci che il calcio è prima di tutto passione. Si alzano altre nubi sul mondo del calcio, non importa chi siano gli interpreti. Roberto Mancini ha già ribadito che “è uno scandalo di dimensioni epiche che coinvolge molto più di quello che si vede”. La punta di un iceberg insomma. Ma allora che fare? Come ci si può muovere ancora con tranquillità in questo mondo corrotto, se nemmeno gli hobbies sono “tutelati” dal buon senso? La giustizia sportiva lavora giorno e notte per cercare di riportare il buon nome sul campionato di serie A, intanto però chiama in causa anche semplici osservatori, giocatori, tecnici apparentemente ignari di tutto. E infanga i loro nomi, ma è necessario. Perchè la verità alla lunga esce fuori, ma la menzogna se non viene scovata può resistere anche decenni. Ora più che mai il motto è “Fate presto”. Fate presto perchè fuori dai tribunali ci sono tifosi che non vedono l’ora di ricominciare a sostenere la propria squadra. Fate presto perchè il calciomercato impazza, e tanti giocatori sono prontissimi a cimentarsi in un campionato comunque ricco di emozioni come quello italiano. Fate presto perchè l’Italia attende una risposta concreta in questi momenti di crisi anche calcistica (e direi anche a questo punto dei valori). Fate presto perchè la gente vuole tornare allo stadio e gioire per un gol segnato all’ultimo minuto senza doversi chiedere se è frutto di un ridicolo teatrino allestito la sera prima in una camera di albergo. Fate presto perchè ormai il male secondo qualcuno ha già fatto metastasi, ma non deve intaccare il calcio vero dei dilettanti, dove si gioca ancora per diletto. Fate presto, rompete il boomerang se potete. Altrimenti provate anche a gettarlo il più lontano possibile, così almeno per un poco staremo tranquilli.

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