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C’è anche chi non sente la crisi

Osservando la rosa dei membri del Governo Monti, una delle prime caratteristiche che saltano all’occhio è la presenza di una forte componente cattolica.
Il nuovo ministro della cultura è Lorenzo Ornaghi, già rettore della Cattolica e vicedirettore dell’Avvenire. Renato Balduzzi, il neo ministro per la Salute, è presidente del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale e direttore del bimestrale Coscienza. Andrea Riccardi, il ministro per la Cooperazione, è fondatore della Comunità di Sant’Egidio ed ex esponente di Comunione e Liberazione. Mario Monti stesso è dichiaratamente cattolico e uno dei suoi primi atti ufficiali da Presidente del Consiglio è stato quello di recarsi all’aeroporto di Fiumicino per salutare il Papa in partenza per il Benin. Non sorprende che dal mondo cattolico siano piovute congratulazioni per la nuova squadra: da Azione cattolica alle Acli, da ‘Famiglia cristiana’ al cardinale Bertone sono giunti forti segnali d’apprezzamento; anche il quotidiano ‘Avvenire’ pubblica da giorni dei ‘memorandum’ per il nuovo governo: “educazione, lavoro, famiglia, volontariato”. Ironico il commento dell’Unione atei e agnostici razionalisti (Uaar): “Il governo Monti sancisce dunque ufficialmente la rinascita della Democrazia Cristiana, di cui non erano in molti a sentire la mancanza: l’auspicio del card. Bagnasco, presidente Cei, si è concretizzato persino prima del previsto”.
Come vuole tradizione, in Italia la Chiesa riesce a mantenere, in un modo o nell’altro, una forte connessione con il mondo politico. E qui pare non essere questione di destra, sinistra o governi tecnici, dato che anche il PD presenta una forte componente cattolica. Cambiano governi e deputati, ma l’influenza vaticana sullo Stato italiano è incessante. Un’influenza non solo etico-morale ma anche economica: i Patti Lateranensi, poi rinnovati e revisionati nel 1984 con l’“Accordo di Villa Madama” stabiliscono degli ingenti finanziamenti statali per la Chiesa (per esempio l’8×1000), nonché una serie di forti sgravi fiscali che costano ogni anno milioni di euro alla collettività. Insomma, per la Chiesa non è mai tempo di crisi.
Al giorno d’oggi sono ancora tollerabili gli incredibili privilegi della Chiesa, che influiscono negativamente sulle finanze pubbliche e quindi sui risparmi dei cittadini? Che la risposta sia affermativa o negativa in ogni caso le cose non paiono essere destinate a cambiare: Monti ha dichiarato che verrà ripristinata la tassa dell’ICI, ma questa tassa ancora una volta non andrà a toccare le proprietà ecclesiastiche. L’esenzione dall’ICI attualmente, oltre ai luoghi di culto, è estesa a tutte le attività vaticane “non esclusivamente commerciali”. Ciò significa, che purché abbiano una qualche cappella annessa, gli enti religiosi gestori di alberghi, ristoranti, agenzie turistiche, società assicurative, scuole, case di cura religiose non pagano l’ICI; e che i ricavati dalle attività che vi si svolgono sono soggetti ad una irrisoria imposta (Ires). Il pubblico erario riceve da questo espediente un danno di centinaia di milioni di euro ogni anno. La Chiesa italiana usufruisce a piene mani di questi regali per via dell’immenso patrimonio immobiliare che le basta dichiarare occupato in attività “non esclusivamente commerciali”.
Assai difficilmente il Governo Monti, di chiara ispirazione cattolica, varerà misure economiche restrittive nei confronti della Chiesa. Anzi, il rischio è quello di vedere addirittura incrementati i fondi destinati alle attività e alle strutture ecclesiastiche. La Chiesa vaticana ancora una volta, e con un altro governo, si è assicurata il suo posto in Paradiso. Un Paradiso non spirituale, ma fiscale.
Questi privilegi non sono al giorno d’oggi anacronistici? E in un tempo di così grave crisi, non dovrebbero la Chiesa e i suoi membri (che, ricordiamolo, hanno fatto voto di povertà) essere i primi ad aiutare anche economicamente i bisognosi, magari rinunciando a una piccola quantità degli ingenti beni posseduti o semplicemente adattandosi a pagare le tasse come (quasi) tutti i cittadini, le industrie, e le associazioni? Domande e utopie, che non nascono oggi ma sono vecchie di secoli. C’è almeno una remota possibilità che al giorno d’oggi qualcosa cambi in tal senso? Osservando la realtà politico-culturale italiana pare assai difficile, e analizzando la struttura del nuovo Governo Monti risulta ancora più improbabile. Gesù diceva: “è più facile che una grossa fune passi nella cruna di ago piuttosto che un ricco entri nel regno dei cieli”. Similmente al giorno d’oggi è più facile che una grossa fune passi nella cruna di un ago piuttosto che la Chiesa entri nel regno dell’uguaglianza economica e dei sacrifici.

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