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Consumabile o consumatore

La società moderna permette all’individuo solo due vie, quella di essere consumatore o consumabile. Il bambino è il consumatore per eccellenza e soprattutto a lui si rivolgono i bombardamenti d’immagine dei mass-media ed è anche un prodotto consumabile, come dimostrano le cronache nere sulla pedofilia. Il commercio dei bambini è stato il primo ad applicare la regola della libera circolazione delle merci.
All’opposto il vecchio può essere solo un consumatore, quindi se non ha soldi viene escluso rapidamente dalla società. Lo si ricovera in qualche istituto o finisce barbone su qualche panchina, anche queste per altro in via di demolizione nel programma “inospitalità verso gli immigrati”.
L’ultimo atto del consumo riguarda l’inumazione del cadavere, per il quale l’iter di spesa non si risolve nel primo atto, ma si rinnova dopo 15 anni, periodo medio attuale di permanenza in cimitero, che sicuramente si restringerà con l’avanzare della “civiltà” dei consumi. Pena, se non si paga per un altro stadio di inumazione, di essere gettati, come merce anonima, nella fossa comune, parcheggio anche questo soggetto a limiti, come dimostra la presenza di frammenti di ossa umane osservata su terreni di riporto. Inoltre spesso nel restauro di antiche chiese, il piccolo cimitero adiacente viene sbancato e la terra, dimenticando che si trattava di zona sacra in cui le persone avevano scelto di essere inumate, gettata in discariche o usata come materiale di riempimento. Questo uso, oltre a dimostrare come la fede religiosa oramai non sia divenuta nulla più di una sottile vernice ha favorito il successo della pratica di incenerire i cadaveri che, pur in contrasto con i precetti religiosi cristiani, sta divenendo uso normale. Nei miei viaggi nei paesi dell’Est Europa od in Africa osservavo con un leggero senso di invidia piccoli cimiteri sparsi nei quali nuove tombe si sommavano ad altre vecchie di secoli.
Quindi nella società attuale tutto pare divenire merce, con un programma di distruzione dei prodotti in circolazione per far posto ad altri, come scrive, il professor Augusto Ponzio nel capitolo decimo, pagina 239, del suo eccellente libro “FUORI LUOGO”, Meltemi Editore: – Se teniamo conto della connessione tra programmi della Commissione Europea e ideo-logica capitalista, non fa meraviglia l’identificazione di “innovazione” con “distruzione, la quale è perfettamente in linea con il carattere distruttivo del capitalismo, di cui abbiamo parlato sopra. La Commissione Europea, in funzione dello sviluppo della produzione, della competitività e dell’incentivazione del consumo, ha rivolto speciale attenzione all’inventiva e all’innovazione.
Inventiva ed innovazione fanno parte dell’”investimento immateriale” funzionale al progresso. Proprio per questo, data l’ottica della Commissione Europea e trattandosi del carattere
innovativo delle merci, dei prodotti da smaltire, quanto prima possibile, sul mercato, l’innovazione consiste paradossalmente (ma in pieno rispetto della logica capitalista) nella capacità distruttiva: le nuove merci devono avere la capacità di distruggere i prodotti precedenti a esse similari, non solo facendoli scomparire dal mercato, ma rendendo obsoleti, anche se ancora funzionanti, quelli già acquistati..L’esempio offerto a tale proposito da parte della Commissione Europea nello stesso documento sull’innovazione è il CD che, con la sua presenza sul mercato, ha reso obsoleto e messo fuori uso, in breve tempo il disco di vinile, insieme all’intera apparecchiatura a esso complementare, così come era accaduto precedentemente al vecchi grammofono. –
Questo programma è anche un formidabile produttore di immondizia, di cui è esempio efficace, anche se banale, l’uso dei sacchetti di plastica al posto della vecchia borsa della spesa. Gli stessi elettrodomestici sono fabbricati per non durare e ne è la prova la loro presenza “monumentale”, nei mucchi di immondizia che hanno invaso i quartieri di Napoli.
Da questo perverso processo di “innovazione-distruzione” non si salvano neppure le abitazioni sempre di più costruite per durare poco. I primi a cedere sono gli impianti elettrici e le condutture di acqua e gas. Né si salvano nuovi centri commerciali, programmati per non durare più di trenta anni, come sostiene l’architetto tunisino Lofti Ben Slimane, noto progettista in Europa.
Per quello che serve il mio parere, suggerisco una forma di resistenza anti-consumistica ritornando ad usare le borse della spesa, dotando la propria casa di condutture ed impianti elettrici di lunga durata, acquistando macchine, forse con prestazioni inferiori alla media, ma che impiegano materiali più durevoli, scegliendo le stampanti con cartucce d’inchiostro ricaricabili ( io acquistai in passato una stampante di una nota marca il cui ricambio d’inchiostro costava come la macchina stessa), comprando libri di studio usati per i figli ed evitando con cura le cineserie in vendita ad un euro ed i souvenir di cattivo gusto per turisti che in genere già dopo una settimana, dal ritorno delle vacanze, prendono la via della cantina se non delle discariche.
La comunità soffrirà poco di questa presa di posizione, infatti, oggi due terzi del commercio mondiale sono in mano alle società transnazionali, per il 25% del totale in mano americane, per il 14% nipponiche e per il 14% britanniche. Nel gota delle imprese transnazionali di italiane appaiono solo Fiat, Eni, Stet, Assicurazioni Generali e Telecom Italia.
Il 33% degli scambi avviene tra le stesse società, mentre un altro 33% si svolge tra queste ed imprese di ambito nazionale. Le transnazionali controllano direttamente oltre un terzo del Pil mondiale. Dal 1996 al 1997 gli utili di queste società erano aumentati del 22% in Europa e dal 1990 al 1996, il fatturato era cresciuto di circa il 40%. Contemporaneamente la disoccupazione è cresciuta in modo esponenziale come i costi di carburante e generi alimentari, dimostrando la fola
che l’aumento, imposto e programmato dei consumi, ricada come benessere a pioggia sulla maggior parte della popolazione.

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