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Numero programmato e test d’ingresso

Sono migliaia ogni anno gli studenti che, concluso il corso di studi della scuola secondaria di secondo grado, si accingono ad iniziare una nuova avventura all’università, trovando i primi ostacoli nel numero chiuso e nei test di ammissione.

Per quanto riguarda il numero chiuso esiste dal 1999, in Italia, una legge che prevede il numero programmato per alcune facoltà, tra le quali Medicina, Architettura e scienze della Formazione Primaria. Per accedere a questi indirizzi è quindi necessario sostenere una prova composta da quesiti finalizzati alla valutazione di conoscenze e attitudini di base. Ma è veramente così?

Introduciamo ora la questione dei vari test d’ingresso.

Se inizialmente i test sostenuti dalle future “reclute universitarie” avevano il compito di evidenziare quali fossero le mancanze nella preparazione dei vari studenti e valutarne le loro conoscenze per agevolare l’accesso all’università ai più motivati e preparati ed indirizzare ad altre facoltà i meno predisposti, oggi sono l’ennesima dimostrazione di come il business fagociti tutto ciò che incontra. Una recente visita al Job & Orienta, fiera di importanza nazionale che si tiene annualmente a Verona,  ha messo in luce un aspetto dei vari test forse da pochi considerato: in molti sono disposti a pagare, e molto, corsi di preparazione per sostenere questi esami.  Sono molte le risorse cartacee reperibili che offrono una preparazione ai test, e che quindi offrono una preparazione a quelli che saranno i quesiti in cambio di una poco cospicua somma di denaro. Ritenete che tutto ciò sia giusto?

Ritengo che molti maturandi che si preparano al mondo dell’università non siano d’accordo con questo sistema: 5 anni di studi dovrebbero essere sufficienti a preparare uno studente a sostenere i quiz, a meno che non si tratti di domande improbabili. E purtroppo è così. Una domanda che ha destato scandalo pochi mesi fa riguardava il completamento di una “frase che Vasco Rossi ha postato su Facebook”. Credo sia lecito chiedersi quale sia l’implicito collegamento tra la prova di professioni sanitarie e la pagine Facebook di Vasco Rossi.

Insomma, anche per l’istruzione oramai si è costretti a pagare: una “collezione” dei libri di preparazione per Medicina si trova al modico prezzo di 100€, un singolo libro può costare tra i 15 ed i 30 euro, oppure se siete affezionati al vostro smartphone con pochi centesimi potete l’applicazione con i quiz.

Il sistema scolastico italiano non è certo dei più funzionali al mondo, e questo non è un mistero per nessuno, ma quello che mette in luce questo “fenomeno” dei test d’ingresso credo abbia del ridicolo.

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