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Fiat: modello Pomigliano per tutti

Come avevano sollecitato Fim, Uilm, Fismic e Ugl, Marchionne ha annunciato che da gennaio verranno aboliti i vecchi contratti nazionali. La mossa era ormai aspettata da tempo dopo che Marchionne aveva annunciato il 03 ottobre scorso l’uscita da Confindustria. La Fiat promette che il nuovo contratto, che subentrerà da gennaio al contratto unico nazionale, ha “l’obiettivo di assicurare trattamenti individuali complessivamente analoghi o migliorativi rispetto alle precedenti normative”. Il contratto integrativo di primo livello, firmato il 29 dicembre 2010 a Pomigliano e approvato poi dai referendum anche a Grugliasco e Mirafiori, si estenderà a ognuno degli oltre 70 mila dipendenti italiani Fiat. Il 31 dicembre 2011 scadrà l’ultimo contratto nazionale dei metalmeccanici siglato anche dalla Fiom. Nella dura partita tra le tute blu Cgil e Torino, la mossa di Marchionne rischia di escludere la Fiom dal gioco. Se vorrà mantenere una rappresentanza nelle fabbriche, in base allo Statuto dei Lavoratori, Maurizio Landini dovrebbe firmare gli accordi aziendali. Il problema è che Landini è stato categorico da subito, non firmerà mai quei contratti. La Cgil e Cesare Damiano del Pd hanno definito la mossa Fiat “destabilizzante”, poichè si rischia che il maggior sindacato dei metalmeccanici venga escluso dagli stabilimenti.

La Fiom, è evidente, si trova sotto ricatto, è da un anno che rifiuta il modello Pomigliano e non lo può accettare adesso solo perchè il nuovo contratto prevede rapporti sindacali solo con le organizzazioni sindacali firmatarie. La Camusso si trova in una brutta situazione e cerca di portare al tavolo Landini perchè non può accettare che la Fiat butti la Fiom fuori dalle fabbriche. Il problema non riguarda solo la partita Marchionne- Fiom, ma è una partita tra due culture diverse e che vede l’Europa a fianco di Marchionne. La Fiat, ha solo anticipato una delle rese dei conti cui la Grande Crisi ci ha costretti. In Agosto la lettera della Bce ci invitava a flessibilizzare il mercato del lavoro e a modernizzare i contratti sul modello Fiat. Le linee presenti nel dictat europeo sono contenute ora nel programma del governo Monti.

Il punto è che le lotte  sindacali dovrebbero adeguarsi al panorama di crisi economica che rischia di rompere schemi, ideologie e logiche che hanno funzionato fino adesso. Come ha sottolineato Bersani , l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che protegge dai licenziamenti facili, riguarda solo poche aziende, poichè il 95 % delle aziende italiane ha meno di 15 dipendenti. La lotta di Landini è giusta ma dovrebbe capire che la contrapposizione operaio- padrone non è più contemporanea, ora bisogna battersi perchè la flessibilità del mercato del lavoro si realizzi senza però cadere nel precariato, il problema del lavoro in Italia è che ci si preoccupa dei pochi garantiti e non dei moltissimi precari, che non vengono difesi
da nessun sindacato. Tuttavia l’aut-aut di Marchionne , che furbamente tenta di togliersi la Fiom dal tavolo di contrattazione,non può essere accettato, non è democraticamente corretto. Servirebbe dialogo tra le due parti, anche perchè la Fiat ha molto da restituire ai contribuenti italiani, che l’hanno sostenuta in molti anni in cui la  politica aziendale era inesistente.  Insomma bisogna cedere qualcosa in cambio di avere garantiti posti di lavoro, il dialogo però non può essere un’imposizione, o con noi o senza di noi. Le parti sociali, dovranno abituarsi a scendere a compromessi (anche con il governo Monti) ma non ad accettare aut-aut.

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