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I sindacati bocciano la riforma delle pensioni

Il neo ministro del Lavoro Elsa Fornero ha annunciato che il 5 Dicembre verrà varato dal Consiglio dei Ministri un pacchetto di interventi sulla previdenza.

Le novità sul sistema pensionistico sono molte, la Fornero è decisa ad accelerare l’equiparazione dell’età di vecchiaia tra uomini e donne nel settore privato, da 61 a 63 anni già nel 2012, per agganciarsi a quella degli uomini nel 2018. Il sistema contributivo sarà esteso a tutti nella forma pro-rata per il calcolo della pensione. Ma cos’è il “sistema contributivo pro rata”? Nel ’95, la riforma Dini introdusse il contributivo puro, ovvero, ai fini pensionistici, veniva tenuto conto dei contributi versati mensilmente dal lavoratore e dell’aspettativa di vita media al momento del pensionamento. Rimasero esclusi da questa misura coloro che in quella data avevano più di 18 anni di servizio, che mantennero il metodo di calcolo fino ad allora adottato, il retributivo (il 2% dello stipendio per ogni anno di servizio, quindi dopo 40 anni di servizio, si percepiva l’80% dello stipendio). Dunque, dal prossimo anno, i versamenti di chi ricade ancora nel sistema retributivo, verranno conteggiati con quello contributivo ma, appunto, pro rata, ovvero solo i versamenti dal prossimo anno in poi, salvaguardando quanto conteggiato dalla riforma Dini a oggi. Una misura questa che non si applica a tutti, la maggior parte di chi nel ’95 aveva 18 anni di anzianità, infatti, è ormai in pensione.

Resta la proposta di bloccare almeno per un anno l’adeguamento delle pensioni all’inflazione, che porterebbe ad un risparmio di almeno 4 miliardi. Per eliminare la disparità di trattamento tra le varie categorie di pensionati, è previsto un aumento di uno o due punti delle aliquote contributive dei lavoratori autonomi. Il capitolo non ancora chiuso e che sarà terreno di scontro con le parti sociali e con alcune forze politiche, è quello riguardante le pensioni di anzianità. La soluzione a cui mira la Fornero è quella dell’introduzione di una soglia minima contributiva tra i 41 e i 43 anni e l’abolizione delle quote. In questo caso, si consentirebbe a chi ha 63 anni, senza raggiungere la soglia contributiva, di andare lo stesso in pensione con penalità.

Il nodo delle pensioni di anzianità vede contrapposti una parte del Pd, tutti i sindacati, Idv e Lega contro Pdl, Udc , Fli e Confindustria. Susanna Camusso ha ripetuto che ” il 40 resta un numero magico”, un tetto invalicabile anche a Cisl e Uil. Elsa Fornero ha voluto dire che punta pure all’introduzione del reddito minimo garantito. Il commento di Raffaele Bonanni: ” Mi pare un tema ripescato da pubblicazioni degli anni ’70. Non so a chi serve, forse serve a mandare un messaggio a chi vuole essere suggestionato. Parliamo invece di pensioni e non lanciamo messaggi subliminali. Lasciamo il reddito minimo garantito a quando avremo più soldi.”  Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani chiede a Monti di rispettare il principio di equità: ” Sappiamo che dobbiamo fare uno sforzo collettivo e noi chiediamo equità: chi ha di più deve dare di più mentre le misure devono essere il meno possibile recessive tenendo in conto le esigenze dei consumi e dei redditi, delle situazioni più difficili e dei ceti popolari più ampi”.

Elsa Fornero è disponibile ad incontrarsi con le parti sociali, ricordando, tuttavia, che i tempi stringono e l’Europa ci sta guardando, il futuro dell’Euro passa dall’Italia.

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