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Il 17 Novembre degli studenti

Tanti furono gli studenti che, il 17 novembre 1939 a Praga, trasformarono il funerale di un loro compagno in una grande mobilitazione studentesca contro l’occupazione nazista e tanti, circa 1200 di loro, furono arrestati e deportati nei campi di concentramento. Tanti, furono gli studenti del Politecnico di Atene che il 17 Novembre 1973 resisterono fieramente ai blindati dei colonnelli, creando i presupposti per la caduta della dittatura militare in Grecia.
Il 17 Novembre 2011 sono scesi in piazza gli studenti italiani per far sentire la loro voce, per far sentire il loro dissenso verso il governo Monti. E’ passato un mese dai fatti di Roma, Berlusconi si è dimesso. Per gli studenti italiani non c’è tempo di festeggiare, anzi, il messaggio è di stare in allerta, perchè se è  cambiata la faccia non è detto che la musica sia diversa. Non si fidano di chi proviene da quel mondo di intoccabili, da un mondo di privilegiati che muove la vita di tutti noi, come fossimo tutti pedine di un gioco a cui non c’è data possibilità di prendere parte. Molti esponenti della politica liquidano frettolosamente le lotte studentesche, apostrofandoli ‘sognatori’. Ma se non ci è data nemmeno la possibilità di sognare un mondo migliore e, attraverso i nostri sogni, cambiarlo davvero, cosa viviamo a fare?

Proviamo a  seguire questi studenti e cerchiamo di capire cosa vogliono, contro chi combattono.  Sul sito internet www.unionedeglistudenti.net, troviamo il blog del movimento studentesco, la loro posizione è ostinata e contraria. Si presentano con queste parole:

Vogliamo una scuola pubblica, laica, democratica, solidale e antifascista che veda le differenze come una risorsa da valorizzare. Mai più dovranno esserci discriminazioni basate sulla cultura, sulla nazionalità, sulla religione, sul colore della pelle, sull’orientamento sessuale, sull’ identità di genere, ecc.

Siamo consapevoli di vivere in un mondo globale e pretendiamo risposte globali ai grandi problemi del nostro tempo, dalla crisi economica, alle tante guerre dimenticate, alle reti mafiose e malavitose. Chiediamo che il diritto allo studio per tutti sia riconosciuto a livello mondiale come traguardo da raggiungere quanto prima. 

 Perchè gli studenti non tollerano il governo Monti, nonostante il fatto che il nuovo premier abbia dato molta importanza, nei discorsi, proprio ai giovani? Forse perchè gli studenti sono stanchi di sentire solo discorsi, è da almeno 30 anni che ci sono solo quelli. Ora vogliono il cambiamento. Dicono: “Non ci fidiamo di chi elogia la Gelmini e Marchionne come ha fatto Mario Monti in passato, non ci fidiamo di chi propone nella lista dei ministri docenti e rettori delle università private. Non ci fidiamo di un Governo fatto dalla Crui, non ci fidiamo di chi chiede sacrifici a una generazione cui viene rubato il futuro”.
I ragazzi poi non hanno assolutamente gradito i nomi dei tecnici messi a capo dei principali dicasteri, quello dell’Istruzione ovviamente in primis. Pur essendo rettore dello statalissimo Politecnico di Torino, Francesco Profumo è consigliere di amministrazione di Bankitalia ed è a capo del CNR; e dal momento che questo risponde in esclusiva proprio al ministero dell’Istruzione, il possibile conflitto d’interessi è dietro l’angolo. Temendo quindi un’ulteriore aziendalizzazione dei saperi sul modello delle università private rispetto a quella già decisa dall’ex ministro Gelmini, i manifestanti hanno quindi stigmatizzato l’eccesiva presenza nell’esecutivo di illustri ex alumni o docenti di Bocconi, Cattolica e Luiss.

 Questi giovani sostengono che a pagare il prezzo della crisi saranno sempre quelli, i normali cittadini, mentre i veri responsabili rimarranno con i loro privilegi intangibili. Consapevoli che i sacrifici bisogna farli per superare la crisi economica, sottolineano che loro i sacrifici già li fanno e non si sentono certo una massa di privilegiati. Ci tengono a far capire,inoltre, che non ci sarà nessuna uscita dalla crisi senza la costruzione di uno stato sociale che garantisca i diritti di tutti.  Quali sono le proposte degli studenti contro la crisi?Su questo, hanno le idee chiare:

1. Introduzione della patrimoniale

2. Una moratoria sugli interessi sul debito alla vendita del tesoro della Banca d’Italia che potrebbe fruttare circa 100 milioni di euro.

3. Lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero.

4.Cancellare l’acquisto dei nuovi cacciabombardieri F35 (costo per lo Stato, 16 miliardi di euro).

5.Eliminare le spese militari legate alle cosiddette missione di pace in Medio Oriente.

6. Accantonare le inutili spese per le ‘grandi opere’.

Riportiamo quì di seguito, la lettera che gli studenti e le studentesse che hanno occupato l’Ateneo di Roma, hanno mandato al Sindaco di Roma Gianni Alemanno, al Questore di Roma Francesco Tagliente e al Prefetto Giovanni Pecoraro:

Se l’anno scorso con il nostro no alla Riforma Gelmini dicevamo che un’altra idea di scuola e università esiste e deve nascere da un confronto con chi la vive tutti i giorni, oggi vogliamo dire con forza che non ci basta mandare a casa Berlusconi per colpa dello spread, per sperare in un futuro migliore per il nostro paese.

Siamo convinti che il Governo Monti applicherà tutte le misure che la BCE ha imposto all’Italia, come ricatto per uscire dalla crisi: privatizzazioni, riduzione dei diritti, smantellamento dello stato sociale; siamo convinti che ci diranno che ogni nostro “no” disturberebbe la quiete dei mercati, mettendo in pericolo la stabilità economica e la crescita.
Ci inviteranno ad essere tutti più responsabili, dicendo che “responsabilità” sia sinonimo di “scelta obbligata” . Noi siamo convinti invece che oggi “responsabilità” voglia dire “non rinunciare”.
Non rinunciare a portare avanti tutte le nostre battaglie per un’università diversa, per la ricerca e la scuola pubblica, contro la precarietà, la riduzione dei diritti dei lavoratori e la privatizzazione dei beni comuni. La nostra battaglia contro chi vuole far pagare la crisi a tutti noi e non a quell’ 1% che specula e fa profitti quando le agenzie di rating declassano il nostro debito pubblico.
Vogliamo che il Governo Monti faccia i conti con tutto questo e vogliamo farlo nella giornata in cui molto probabilmente avverrà il suo insediamento, portando le nostre istanze sotto il Senato o ovunque verrà votata la fiducia a questo governo.
Vogliamo farlo nella giornata del 17 Novembre, giornata mondiale di mobilitazione studentesca e perché quest’anno scenderanno in piazza quei movimenti che hanno animato in questi mesi con le loro proteste il dibattito pubblico per un’altra società, come Occupy Wall Street.
Vogliamo farlo riprendendoci le strade della nostra città, come abbiamo sempre fatto, raccogliendo il consenso della gente. Per questo invitiamo tutti quelli che fanno parte del 99%, precari,donne, lavoratori, movimenti per la difesa dei beni comuni a sostenerci e ad unirsi alla mobilitazione.
Vogliamo farlo opponendo i nostri book bloc ad ogni divieto, rifiutando qualunque clima di intimidazione come quello del 3 novembre davanti alle scuole o dell’11 davanti al Ministero dell’Economia, perché abbiamo sempre dimostrato che l’occupazione di strade e piazze è un atto di riappropriazione di luoghi collettivi, è presa di parola, è riapertura di spazi di dissenso, in un contesto che non prevede democrazia reale.
Crediamo che nessuna restrizione degli spazi di manifestazione sia legittima, per questo vogliamo che il Sindaco Alemanno e il Prefetto Pecoraro cancellino qualsiasi ordinanza che regolamenti i cortei e che sia garantita di nuovo la libertà di esprimere dissenso in questa città.
Ora spetta a Monti andare a recuperare uno ad uno questi studenti, non con le perole, ma con i fatti. Perchè il presidente del consiglio deve rendere i conti anche a noi cittadini italiani, se crediamo ancora che la democrazia, nel mondo contemporaneo, abbia ancora ragione di esistere.
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