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Ita(g)liani

150 anni sono un numero abbastanza grande per parlare di “storia” ma estremamente piccolo se si pensa a quanto tempo è passato dalla caduta dell’impero romano, dal regno degli antichi egizi, dalla prima apparizione dei popoli mesopotamici. Il tempo è relativo e cambia in base al metro di misura che adottiamo. 150 sono gli anni dall’unificazione dell’Italia, ma non degli italiani perché questi sono ancora oggi disuniti come antiche tribù della foresta amazzonica, in perenne guerra tra di loro, senza un obiettivo comune, senza un denominatore uguale per tutti. La nostra (più o meno) amata nazione ha una sua bandiera, dei confini bene definiti che hanno subito variazioni nel tempo (si spera oggigiorno definitivi), una struttura politica (semi)-organizzata, una lingua ufficiale, una storia da raccontare, dei personaggi da ricordare. Manca solo una cosa: il popolo italiano. La nostra in realtà è un’Italia che non c’è, che non esiste, un contenitore vuoto. Carlo D’Azeglio affermò: “Purtroppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli italiani”, ed infatti, eccoci qua ancora al punto di partenza. Nel terzo millennio esistono i toscani, i lombardi, i siciliani, i lucani, gli abruzzesi, i friulani, i sardi e via dicendo, ma non v’è ancora traccia di italiani nell’Italia contemporanea. Solo sporadicamente, in occasione di rassegne calcistiche come gli europei o i mondiali di calcio, il popolo si unisce fiero sotto la stessa bandiera disinteressandosi se il giocatore che ha segnato il goal è un “terrone” o un “mangia nebbia”, la squadra di calcio diventa così la massima (ed unica) espressione di “orgoglio italiano”. Finite le grandi rassegne sportive gli italiani ritornano toscani, lombardi, siciliani, lucani… Un po’ poco a mio avviso dopo 150 anni di storia e diverse guerre di indipendenza. I cittadini del Nord Italia vedono il Sud come una zavorra ingombrante, definiscono la capitale spesso e volentieri “Ladrona”, paragonano i romani a dei porci. I cittadini del Sud dal canto loro, beandosi del bellissimo sole giornaliero utilizzano le risorse del Nord incolpandoli poi di inquinare l’aria del Paese. I cittadini del Centro invece guardano e non parlano più di tanto, loro sono vicini alla capitale e tanto basta per vivere tranquilli. Poi ci sono gli Isolani che si trovano per caso vicino allo stivale e allora, sempre per caso, guardano con curiosità alla strana forma di quella terra vicina chiedendosi cosa ci sia di
interessante sulla terra ferma. Nessuna identità, nessuno spirito nazionale. Nessun italiano. Forse in futuro, oltre a celebrare altri anniversari dell’unificazione d’Italia potremo anche celebrare i 150 anni del popolo italiano: finalmente l’ITALIA.

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