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L’articolo 8 della manovra e i lavoratori di San Precario

A Settembre, la Commissione bilancio del Senato ha approvato la tanto discussa manovra economica e ha detto sì all’emandamento presentato dalla maggioranza, il famoso articolo 8 della manovra finanziaria. L’emandamento prevede che le intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale possono derogare ai contratti ed alle leggi nazionali sul lavoro, incluso lo Statuto dei lavoratori, ed alle relative norme, comprese quelle sui licenziamenti, in particolare l’articolo 18 dello Statuto, che regolamenta il licenziamento del lavoratore e l’eventuale reintegramento in azienda:

Nell’ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all’art. 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.

L’articolo 8 prevede la possibiltà del licenziamento senza giusta causa se il sindacato aziendale si trova d’accordo ma, soprattutto, le intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale possono derogare ai contratti ed alle leggi nazionali sul lavoro, se si è raggiunta un’intesa con i sindacati maggioritari in azienda. In poche parole, i datori di lavoro possono anche non rispettare il Contratto Nazionale, previa consultazione della maggioranza sindacale e lavorativa, come è successo a Pomigliano e a Mirafiori negli stabilimenti Fiat.

Ovviamente, le reazioni delle parti sociali non si sono fatte attendere in questi mesi, secondo la Camusso (segretario generale Cgl) la scelta esplicita di questo governo è quella di impedire che le parti sociali abbiano un ruolo positivo nel contribuire al superamento della crisi e per favorire la crescita, secondo Ladini (segretario generale Fiom) bisognerebbe ricorrere al Referendum per abrogare l’articolo 8, tacciato di incostituzionalità. Il fronte dell’opposizione si è schierato con le parti sociali ( osiamo sperare),  secondo l’Idv questa norma sul lavoro non c’entra nulla con l’obiettivo di pareggio di bilancio, il Pd invece  sostiene che le modifiche che consentono a un sindacato senza rappresentanza nazionale di derogare alle leggi dello Stato o ai contratti nazionali sono in radicale contarddizione con l’accordo del 28 giugno raggiunto da Cgl, Cisl, Uil e Confindustria.

Il problema vero è che l’articolo 8 non risponde alle esigenze del mercato del lavoro in un periodo di crisi, anzi, aggrava i problemi esistenti, allargando la macchia del precariato anche alle categorie fino ad ora ‘garantite’, un garantismo nato dalle lotte sociali degli anni ’70. I devoti a San Precario aumenteranno a vista d’occhio e i sostenitori di un mercato del lavoro più flessibile in realtà parlano con il sedere incollato ad una poltrona che gli garantisce dai 3.000 euro in sù al mese ( i politicanti in primis). Eccoli i veri garantiti.  Il coordiantore delle politiche giovanili della Cgl Ilaria Lami propone qualcosa di diverso perchè il mercato flessibile del lavoro  non può essere precariato, anzi, il precariato è indice di un’economia che non funziona e quindi perchè non offrire anche ai lavoratori atipici le garanzie di un contratto di lavoro collettivo? Diritti non più parole è il loro motto. Bisogna porre fine al moltiplicarsi delle tipologie del lavoro precario, introdurre l’indennità di disoccupazione anche per queste categorie di lavoratori e far passare l’idea che il lavoro discontinuo costa di più all’azienda. L’articolo 8 invece abbassa i diritti di tutti, figuriamoci cosa succederà a chi questi diritti non ce li ha mai avuti. Il sistema degli ammortizzatori sociali ancora in vigore è stato pensato per un mercato del lavoro profondamente diverso da quello attuale, deve essere riformato in tempi brevi perchè garantisce un certo tipo di lavoratore a discapito degli altri ( i più). Inoltre, il sindacato non copre i lavoratori precari perchè questo nuovo mercato lavorartivo è meno sindacalizzabile, è più ricattabile perchè non ha leggi che garantiscano i diritti inderogabili di tutti i lavoratori.

Il paese è reale ed è questo. La politica deve rispondere a queste persone che hanno diritto ad essere arrabbiate ma manifestano in cortei pacifici, come è successo il 21 Ottobre a Roma con il corteo della Fiom.

 

 

 

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