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Le firme che spaventano la casta

Straordinario successo del referendum antiporcellum. In Cassazione arrivano 1.200.000 firme, più del doppio di quelle necessarie!

Considerata la propaganda deficitaria, una televisione sempre sorda a queste iniziative anticasta e la vicinanza dei precedenti referendum il risultato è quantomeno sorprendente. Anche se a dirla tutta le voci ottimiste non erano mai mancate. A partire dal leader Idv Antonio Di Pietro, che esulta e parla di nuove priorità: il divieto di candidatura ai condannati e ai cittadini sotto processo e l’abolizione del doppio incarico (con annesso doppio stipendio).

Il leader Idv Di Pietro

Il leader Idv Di Pietro

A condividere il successo con il partito del magistrato di Mani Pulite, la parte attiva del Pd, nella figura di Arturo Parisi, che assicura: ”E’ stato un lavoro corale, anche se sono stati i cittadini a correre da noi per esprimere la loro rabbia e indignazione” e rilancia: ”si è trattato di un fenomeno unico per il tempo occorso per raccogliere le firme, due mesi, e anche in relazione alle scarse risorse umane e finanziarie a disposizione”.

A parlare di ”miracolo popolare, un grande contributo da parte degli italiani alle istituzioni” è Andrea Morrone, presidente del comitato organizzatore del referendum stesso.

 

Arturo Parisi, Pd

Arturo Parisi, Pd

Il messaggio è chiaro. Se i cittadini aspettano le istituzioni, il tanto necessario riformismo di riparazione, quello che può garantire agli italiani tutti i diritti essenziali di un paese civile e parlamentare, non arriverà mai. Occorre rinforzare le pluribistrattate fondamenta del nostro ordinamento democratico attraverso l’iniziativa del popolo. Quando negli organi governativi l’immobilità regna (e sotto questa sfera semantica rientrano altre parole quali corruzione, collusione, casta ad evocarci un panorama non certo idilliaco) tocca al cittadino riprendersi le sue prerogative indispensabili, quelle che lo separano dalla pericolosa quanto invisibile linea oltre la quale si può parlare più propriamente di suddito.

Il diritto a scegliere il proprio candidato in parlamento, senza lo scandalo in pieno stile dittatoriale delle liste bloccate e infangate da una Minetti qualsiasi, è una di queste prerogative. Se non ci pensa la sbiadita opposizione (o almeno i suoi pallidissimi vertici, Di Pietro e Vendola esclusi) il terremoto deve partire dal basso.

Ebbene, negli ultimi mesi, tra un referendum sulla legalità (no legittimo impedimento), due sull’ambiente (no al nucleare e acqua pubblica) e uno sulla rappresentatività popolare (la legge elettorale), l’italiano medio ha dimostrato di avere le mani per difendersi e di non tenerle in tasca. Non basterà a calare il sipario sulla desolante Seconda Repubblica, ma di certo è un passo in quella direzione.

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