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Made in ItaGly

Sfogliando miei vecchi articoli, ho trovato questo, scritto il 2 gennaio di quest’anno. Mi sono stupito nel vedere quanto le cose NON siano cambiate durante questo anno. Voi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra opinione, e buona lettura…

“Le previsioni per il 2011 non sono delle migliori: gli ingenti tagli alla cultura, il deficit in crescita con conseguente appesantimento del debito pubblico, i numerosi licenziamenti in vista nelle grandi fabbriche del Paese, la crisi economica che si fa sentire sui portafogli delle famiglie italiane, i cambiamenti climatici sempre più evidenti e pericolosi, un governo instabile, la criminalità difficile da arginare. Visto così sembra proprio un anno difficile, brutto, quasi da saltare a piè pari; uno di quegli anni in cui almeno un paio di volte al mese sospiri dicendo “Speriamo arrivi presto il 2012”. Se però c’è una caratteristica che mi piace degli italiani è proprio quella di non arrendersi mai, o almeno quasi mai. La maggior parte del popolo del bel Paese la notte del 31 festeggiava l’arrivo del nuovo anno, dimenticandosi tutte le paure e le angosce che 365 giorni così tetri portano con loro. Fiumi di spumante, botti ben auguranti e gustosi panettoni sono stati consumati tra montagne di spazzatura, in locali, nelle piazze gelide, nelle proprie case: tutti festeggiavano e brindavano allegramente. Come se non bastasse con lo stesso spirito gioioso, guardando il concerto di capodanno a Vienna, battevano le mani davanti la televisione durante “La marcia di Radetzky” eseguita dall’orchestra viennese. Brano composto in onore del maresciallo per il suo ritorno a Milano dopo i moti rivoluzionari in Italia del 1848. Ce le “aveva date” di santa ragione quel’austriaco, ma gli italiani non sono popolo che porta rancore e allora tutti felici a festeggiare il nuovo anno durante la sua marcia. Allegria e spensieratezza sono il miglior marchio di fabbrica “Made in Italy”, e allo stesso tempo il peggiore, che portiamo in giro per il mondo. Verdi direbbe “la nostra croce, la nostra delizia”, una medaglia di bronzo da una parte, d’oro dall’altra. La calorosità e la gioia di vivere italiana, che spesso sfociano nella superficialità e nell’arroganza, sono ben note e spesso poco apprezzata ma forse anche un ottimo rimedio per passare indenni attraverso questo anno così difficile ed arido che promette davvero ben poco di buono a chi cercherà di affrontarlo con “durezza” ed eccessiva “serietà”. Questo non vuole dire prendere tutto alla leggera ma di cercare di affrontare tutte le sfide con il giusto stato d’animo. Il prossimo gennaio forse ci ritroveremo ancora qui a scrivere e a confrontarci, sperando che quel “Made in Italy” non serva più: significherebbe che le cose sarebbero cambiate in meglio e sicuramente avremo imparato ad apprezzare un po’ di più cosa significhi essere italiani (nel centocinquantesimo anno dall’unificazione dell’Italia) ma, al tempo stesso, oltre ad apprezzare tutto ciò avremo anche imparato a non essere troppo superficiali.”

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