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Marito rimane paralizzato e la moglie viene risarcita per “danno sessuale”

Ancora una volta, una vicenda che coinvolge la sanità italiana. Il marito rimane paralizzato a causa di un errore dei medici e perde la funzionalità dell’apparato urogenitale. La moglie indignata fa ricorso al Tribunale di Tolmezzo (Udine) chiedendo il risarcimento per “danno sessuale“. La richiesta viene accolta, imponendo all’Azienda Sanitaria “Alto Friuli” di risarcire i danni recati.

La vicenda risale al 2006. L’uomo Mario Peresson, 67 anni ex autista, arriva in ospedale con forti dolori alla schiena. I medici dell’ospedale lo curano inizialmente con antidolorifici, ma dopo numerosi accertamenti scoprono che l’uomo è affetto dalla sindrome di “caduta equina“, una compressione dei nervi delle vertebre dovuta ad un’ernia. L’uomo operato d’urgenza, mostra subito impossibilità di movimento. Secondo il Tribunale, il ritardo della diagnosi ha causato la paralisi dell’uomo, risarcita già con 300mila euro, ed ulteriori 30mila euro per “danno sessuale” alla moglie.

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Commenti (4)

  • Mario Peresson

    Desidero chiarire alcune cose dell’articolo di cui sopra pubblicato dall’ANSA.
    1) Io non sono in carozzella ma cammino, sia pure con l’ausilio delle stampelle.
    2) La diagnosi non è stata fatta in ritardo. E’ stata fatta immediatamente al pronto
    soccorso.
    3) La gravità di questa vicenda stà nel fatto che la diagnosi non mi è mai stata
    comunicata. E’ stato violato uno dei principali diritti dell’ammalato che è quello
    di essere informato sulla propria malattia e la relativa cura.
    4) A Tolmezzo non c’è la risonanza magnetica per cui dovevo essere inviato a Udine immediatamete, (visto la gravita della mia patologia, che prevede l’intervento d’emergenza entro 24 ore e non oltre 48 ore, pena esiti invalidanti permanenti) invece mi hanno inviato a Udine ben 16 giorni dopo e solo per un consulto, dove poi sono stato operato.
    5) Per quanto riguarda il risarcimento l’A.S.S. è stata condanna a pagare a me
    230.000 euro e a mia moglie 30.000 più tutte le mie spese e quelle processuali
    mia moglie che, all’epoca dei fatti aveva 47, anni ha avuto un risarcimento
    per il danno sessuale da me subito e quindi di riflesso subito anche da lei.
    Un tanto vi dovevo!
    Cordiali saluti.
    Mario Peresson
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    • Pina Tedeschi Melillo

      Salve Signor Peresson,

      Son contenta che proprio lei abbia risposto. Come lei ha già sottolineato, è stato preso dall’Ansa. Io non comprendo come queste informazioni che mi ha appena rilasciato, siano state modificate o addirittura non siano congruenti con la realtà, per elaborarne un articolo molto differente dalla sua situazione. E’ stato completamente distorto!
      Mi spiace, non posso far altro che scusarmi. Spero solo che il giornalista dell’Ansa che ha pubblicato la sua vicenda, si renda conto degli enormi errori che ci sono stati e rettifichi.
      La ringrazio di cuore per aver puntualizzato quella che è la sua situazione, ma ci tengo a dirle che noi siamo un gruppo di ragazzi che hanno la passione della ricerca e della pubblicazione degli articoli, in coerenza con il nostro futuro lavoro da giornalisti e ci serviamo delle agenzie online, per elaborare le notizie…senza allontanarci da ciò che viene “ufficialmente raccontato”.
      A quanto pare la nostra attuale “informazione” è sempre un pò modificata e non c’è più quella chiarezza che dovrebbe trasparire proprio dai mass media, a cui la gente comune crede fermamente!

      Con le mie sentite scuse, Le auguro una buona giornata!

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  • Mario Peresson

    Coraggio ragazzi!
    Siete solo all’inzio, da quello che ho capito. Andate avanti e vi auguro che la vita vi riservi solo cose belle,ma purtroppo non sarà così. La mia vita ormai è al tramonto anche perchè non riesco ad accettarmi nelle condizioni, sopratutto psichiche, in cui mi hanno ridotto questi medici.
    Se volete vi mando la vera storia della mia vicenda (chè è quella che io ho mandato hai giornali).
    Ciao ragazzi
    Mario Peresson

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    • Pina Tedeschi Melillo

      Grazie per il suo affettuoso incoraggiamento. Io la capisco e in un certo qual senso la comprendo, mi dispiace davvero tanto che lei abbia subito quest’ingiustizia…al mondo di oggi non dovrebbero proprio esserci errori di questo genere. La sua storia è sicuramente un esempio, ma deve esserlo soprattutto di vita per noi per farci capire che molte volte i diritti degli ammalati vengono calpestati e la sanità non è di certo tutta rose e fiori. Denunciare a gran voce è ciò che noi dobbiamo fare, affinchè casi del genere non si ripetano più e i colpevoli paghino.

      Io sono felice di ricevere la sua vera storia, l’apprezzerei davvero tanto. La contatto in privato!
      Ricordi, non bisogna mai mollare!!!

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