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Michele Misseri non ha ucciso

Michele Misseri

Michele Misseri

Dopo oltre un anno di   indagini uno dei  più importanti casi mediatici degli ultimi anni comincia a dare dei veri risultati: per la prima volta, infatti,  il gip del tribunale di Taranto ha tolto a Michele Misseri il capo di  imputazione che lo vedeva responsabile  dell’uccisione della nipote Sarah Scazzi.  Ma torniamo indietro, precisamente al 26 agosto 2010, poco  dopo le 14:30.

La quindicenne Sarah Scazzi esce dalla sua casa di Avetrana, piccolo comune di 8000 abitanti in provincia di Taranto, diretta verso l’abitazione nella quale vivono lo zio Michele Misseri, sua moglie Cosima Serrano e l’amata cugina Sabrina, con la quale aveva in programma di passare una giornata al mare. Tuttavia, durante i 700 metri del tragitto scompare nel nulla. La cugina riferirà di aver tentato di contattare Sarah, dicendo che il suo cellulare, dopo aver squillato a vuoto, sarebbe risultato spento. Le indagini inizialmente non escludono nessuna pista, nemmeno quella dell’allontanamento spontaneo, mentre l’ipotesi più quotata rimane quella del rapimento ad opera di estranei. Dopo oltre un mese di ricerche a vuoto, il 28 settembre avviene il fatto che segna la svolta: il ritrovamento del cellulare di Sarah da parte dello zio Michele, mentre lavorava in uno dei suoi campi. Un ritrovamento fin troppo casuale per gli investigatori. Infatti una settimana dopo, la notte tra il 6 ed il 7 ottobre, dopo un lungo interrogatorio Misseri confessa di aver strangolato la nipote che aveva rifiutato le sue avances, di averla violentata dopo la morte e di aver occultato il suo cadavere gettandolo, nudo, in una cisterna di un terreno di sua proprietà. La madre di Sarah apprende la notizia del ritrovamento del corpo della figlia in diretta televisiva al programma Chi l’ha visto.

Gli esami del dna non lasciano dubbi sull’identità del corpo e il dieci ottobre si svolgono i funerali di Sarah. Intanto quello che è stato etichettato come lo “zio mostro” è in carcere e ha fornito altri importanti elementi agli inquirenti, confessando ad esempio di aver molestato altre volte la nipote e di averla messa a tacere con dei soldi. Il 16 ottobre il procuratore capo della Repubblica di Taranto, Francesco Sebastio, afferma che “l’indagine può dirsi conclusa”, ma alcuni elementi lasciano intendere che la verità sia ancora lontana: ad esempio, il fatto che Michele sia vago nei confronti dell’arma del delitto, una cintura o una corda, oppure il fatto che la famiglia non avesse alcun sospetto del suo rapporto con la nipote, o ancora, quell’espressione al plurale scappatagli durante uno dei tanti interrogatori.

Così, la notte di quello stesso 16 ottobre in cui le indagini erano considerate concluse Sabrina Misseri, la figlia di Michele, che dal ritrovamento del corpo non aveva esitato ad esprimere il suo disappunto verso il padre, viene fermata per omicidio e sequestro. Dopo un lungo esame dei carabinieri, che hanno passato al setaccio la cantina dove sarebbe avvenuto l’omicidio, i dubbi sul solo coinvolgimento dello zio di Sarah sono aumentati. Lui avrebbe provato anche a mimare il gesto dell’uccisione, ma, di fronte a diversi tentennamenti, è stato costretto ad ammettere la complicità della figlia Sabrina. Che da complice è poi passata a vera responsabile dell’omicidio.

Il movente sarebbe stato la gelosia: infatti, a detta delle amiche, Sabrina era ossessionata da un ragazzo, Ivano Russo, del quale si era invaghita anche Sarah. Mentre Avetrana è sotto choc, cambiano quindi le carte nel tavolo degli imputati. Nonostante le successive assunzioni di colpa, lo “zio mostro” era destinato a diventare l’emblema del padre che cerca di proteggere i figli, ipotesi confermata, in particolare, dagli esami sul corpo di Sarah, che non avrebbero evidenziato alcun segno di violenza sessuale. D’altro canto, Sabrina, che aveva intrattenuto i rapporti con i media per tutta la durata delle indagini, passò da amata cugina a freddissima e abilissima assassina, capace, tra l’altro, di agire già pochi minuti dopo l’omicidio, mandando sms e facendo chiamate che avrebbero potuto scagionarla in seguito.

Le sorprese non sono però finite: Michele cambia più volte la versione dei fatti fino a che,  a fine maggio, Cosima Serrano, la madre di Sabrina, viene indagata per concorso in sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere. La carcerazione è quasi immediata, mentre subito dopo, dopo quattro mesi di prigione, Michele Misseri è mandato a casa, nonostante continui, per molti giorni, a dichiararsi colpevole di fronte ai giornalisti e ai visitatori appostati fuori da quella che ormai è diventata una vera e propria attrazione turistica.

Ora, dopo oltre un anno dalla morte di Sarah, viene definitivamente archiviata l’accusa di omicidio nei confronti di Michele Misseri, che resta indagato solo per soppressione di cadavere. Sarah Scazzi sarebbe perciò stata uccisa solo dalla cugina Sabrina Misseri, aiutata dalla madre Cosima Serrano, con una cintura e al’interno della loro casa (quindi non nel garage come sostenuto da Michele). Il fatto di cronaca più importante degli ultimi anni sembra quindi essere giunto alla conclusione e ora l’attesa, a meno di altri colpi di scena, è tutta per la prima udienza preliminare, che si terrà il 10 ottobre.

 

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