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Muore suicida Lucio Magri, si riaccende la polemica

Dopo quello di Mario Monicelli, ad un anno di distanza l’Italia è colpita da un altro suicidio illustre. La vittima questa volta è Lucio Magri, fondatore de “Il Manifesto” e storico leader della sinistra. Ma fa scalpore che l’intellettuale e giornalista originario di Ferrara abbia scelto di morire a Bellinzona, nella laicissima Svizzera, ricorrendo alla pratica del suicidio assistito. Fautore di questo “macabro” atto è stata la clinica Dignitas, che ogni anno accoglie circa 200 persone desiderose di porre fine alle proprie sofferenze terrene, 19 dei quali sono stati italiani nel 2010. Magri era depresso da tempo per la morte dell’amata moglie Mara per un tumore ed avrebbe deciso, ostentando una lucidità quasi disarmante, di recarsi in Svizzera per poter richiedere il “suicidio assistito”. A sottolineare che il giornalista non era assolutamente pazzo è stata una telefonata fatta nel pomeriggio alle 16, sottolineando la lucidità del suo atto. Lucio Magri è stato prima di tutto un politico, deputato nel periodo della VII legislatura, radiato dal PCI dopo aver fondato con altri intellettuali una corrente dissidente ( con personalità del calibro di Luciana Castellina e Luigi Pintor) che poi darà vita a “Il Manifesto”, giornalista, scrittore e segretario-fondatore del Partito di Unità Proletaria (PdUP), poi confluito nel PCI.
La notizia della sua morte riaccende la polemica riguardo alla possibilità di mettere coscientemente fine alla propria vita, terreno questo accidentato e poco chiaro per le istituzioni italiane in cui il legame tra buon senso, religione e politica è molto labile. A montare la polemica sono soprattutto i Radicali, per bocca rispettivamente di Emma Bonino e Antonietta Coscioni. La prima insiste sul fatto che “fa riflettere che uno sia costretto a morire in Svizzera e non in casa sua”, mentre la seconda fa leva sul concetto di “emigrato per porre fine al dolore personale”. Anche Mina Welby e Beppino Englaro, personaggi di spicco per la lotta al diritto di fine vita, intervengono a riguardo. “La scelta dell’individuo è quella che conta, quindi non ci sono critiche da fare”, ribadisce la moglie di Piergiorgio Welby, mentre il padre di Eluana evidenzia ancora una volta “il primato della coscienza personale sulle istituzioni e su tutto il resto”. Le dichiarazioni alzano un putiferio nella maggioranza e nell’opposizione. Il cattolico La Loggia (Pdl) chiarisce che “il valore della vita non può mai essere messo in discussione”, mentre Buttiglione (Udc) chiarisce che “sulla vita, sulla famiglia e sulla morte decide lo Stato italiano”. Intanto il segretario Udc Casini e Rutelli invocano “rispetto e pietà” per la morte di Magri, mentre Ignazio Marino (Pd) prega di “non dividersi ancora tra pro-vita e pro-morte perchè il tifo da stadio in questi momenti non è lecito”. Chiude lapidario Cicchitto: “rispetto il dolore e la drammaticità dell’evento, ma l’esistenza di tali cliniche della morte fa venire i brividi”. Condanna unanime arriva dal mondo cattolico, da sempre contrario al suicidio assistito, mentre il popolo degli internauti nei vari blog esprime il proprio disappunto per il contorno macabro della vicenda.
Si riaccende l’infinita polemica tra diritto alla morte e diritto alla vita, il famoso “testamento biologico” viene perennemente riesumato in questi tristi casi, si strumentalizza la morte umana per fini puramente politici. Lo scopo vero è pero quello di dare una risposta ad un problema che forse una risposta non la potrà mai avere.

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