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Metamorfosi nel fronte “Pro-Monti”. Si spacca il Parlamento

Non vi pare un po’ strano quello che sta succedendo al Parlamento in questi giorni? A me personalmente si, e ci sono molti punti poco chiari negli schieramenti dei partiti nei confronti del governo Monti. Partiamo da un presupposto chiave, altrimenti non capiamo cosa succede in questi giorni. 18 novembre 2011, votazione della fiducia al nuovo esecutivo. Prendiamo in considerazione per comodità solo il voto alla Camera: 556 a favore, 61 contrari, tutti di matrice leghista. 16 dicembre, quindi meno di un mese dopo: 495 a favore, 88 contrari, 4 astenuti. In un così breve lasso di tempo praticamente più di 50 deputati hanno abbandonato la barca. Sia chiaro, questa votazione non era forse importante, se non altro dal punto di vista mediatico, come quella dell’insediamento ufficiale. Lo testimoniano i numeri delle due votazioni, chiaramente diversi nella somma. Ma comunque parliamo di una differenza preoccupante.

Cosa è accaduto di preciso? Il governo Monti ha attuato un piano “salva-Italia”, cioè se ci pensiamo bene quello che era stato incaricato di fare. Tante tasse, qualche taglio qua e la. Manovra dura, certo. Ma quasi necessaria. In fin dei conti, sarà anche vero che pagano sempre gli stessi, ma in qualche modo bisogna uscirne. Quel che volevo sottolineare è un’altra cosa: chi sono questi famosi “traditori”, come scriverebbe Berlusconi sui suoi “pizzini” (passatemi il termine poco diplomatico) ai fedelissimi, che hanno votato contro la manovra? O meglio ancora, chi ha attualmente “mal di pancia” a Montecitorio?

Partiamo dalla Lega, baluardo del fronte anti-Monti fin dalle prime indiscrezioni di un governo tecnico. Da paladina delle istituzioni nel governo Berlusconi a esponente di una sorda ed intransigente opposizione in questo periodo di crisi. Non vi sembra un po’ irresponsabile? In questo momento la Lega sta dicendo no a tutto, come se non bastasse insulta anche Fini (nemico di sempre, fin qui niente novità) e Schifani (ex-alleato, alla faccia di Berlusconi che dice che l’alleanza non è in dubbio). Forse le misure fatte non saranno molto eque, ma Bossi e i suoi non ne vogliono sapere nemmeno di ridiscutere. Il vero motivo è uno, a mio parere: la Lega non vuole e non può permettersi di perdere il risicato margine di consenso rimasto dopo la fallimentare alleanza con il Pdl, e quindi si mette a capo dell’ipotetica crociata verso Monti, l’”Anti-cristo” dei ceti medi.

Se non altro la Lega, senza giustificare il suo comportamento, è stata coerente dall’inizio alla fine, come lo è stato Vendola ma fuori dal Parlamento. Colpisce soprattutto il Pdl o meglio ancora il suo (ex) leader Berlusconi. Il Cavaliere alterna momenti in cui è afflitto dalla “sindrome dell’oca ferita” in cui pensa che tutto sia colpa sua e si dimette promettendo la fiducia, poi si fa colpire dal fascino del leader dimissionario e rispolvera le sue armi chiarendo bene che il fine ultimo è il voto. Non tutti lo stanno seguendo, ma qualcuno intanto mugugna in Transatlantico. Tra di loro anche qualche membro del Pd. Bersani ha ribadito che “chi vota la fiducia vota contro di me”, quindi dai banchi dei democratici tutti (almeno esteriormente) intenzionati a votare la fiducia. Ma le cronache testimoniano di qualche “indeciso”. Come Antonio Boccuzzi. Lui la fiducia forse nemmeno doveva votarla, per fortuna il Santo Padre Bersani è intercesso e l’ha convinto.

Restano ancora due schieramenti da analizzare, escludendo Popolo e Territorio di Scillipoti (troppo ambivago). L’Idv non è mai stato pienamente convinto dal governo tecnico, e adesso è praticamente ai margini dell’alleanza. Il Terzo Polo è invece sempre più unito nel confermare la sua adesione al progetto “salva-Italia”, addirittura arrivando a proporre Monti come futuro candidato premier alle prossime elezioni. Almeno loro sono stati coerenti fin dall’inizio.

Tutti questi indecisi, dubbiosi, contrari o traditori che dir si voglia non erano al corrente del fatto che Monti avrebbe chiaramente rivoluzionato tutto lo scenario economico italiano? Sembra di no, fatto sta che il governo tecnico sta battendo un altro record: nel giro di un mese è passato dall’essere il più supportato a quello più osteggiato.

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