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Ponte sullo Stretto, il governo rassicura: “si farà”.

Dopo l’approvazione della mozione IDV sulla cancellazione del finanziamento statale per la realizzazione dell’opera pubblica, alcuni hanno forse pensato che il progetto sarebbe stato accantonato. E invece no.

La partecipazione statale era stimata in 1,77 miliardi di euro, di cui 470 milioni per il 2012 per l’a.n.a.s. e per l’aumento di capitale della società Stretto di Messina spa.

Tuttavia, oggi arriva la nota ufficiale di palazzo Chigi (sede del governo). “La mozione approvata ieri dalla Camera non cancella la realizzazione del Ponte sullo Stretto”. Questo perché l’opera “è solo in parte finanziata dall’intervento pubblico. L’onere complessivo dell’infrastruttura prevede anche la partecipazione di capitale privato, l’utilizzo di fondi strutturali e di altre fonti”.

Ora, si può immaginare, lo spazio sarà lasciato alle polemiche. Da un lato chi pensava che fosse una spesa inutile, specialmente per le fiaccate casse statali, ma se l’opera verrà realizzata senza il finanziamento pubblico questa tesi decade automaticamente. Altri pensavano che, data la sismicità della zona e il lento ma costante movimento geologico, il ponte avrebbe seriamente subito il rischio di crollare. Altri ancora sostenevano che fosse uno spreco costruire una cattedrale nel deserto, vista la scarsità dell’ economia locale. Altri ancora erano contrari a prescindere, in quanto idea di Berlusconi. Altri lamentavano che la realizzazione avrebbe rovinato il paesaggio o causato l’esproprio di alcune terre private. Altri temevano la possibile infiltrazione mafiosa.

C’è da dire una cosa però. Il famoso ponte di San Francisco (USA) è in una zona sismica e sta in piedi tutt’ora; l’economia locale, se si accetta la sua situazione deficitaria, trarrebbe nuova linfa da un’opera così rivoluzionaria: si sa che le infrastrutture aumentano commercio ed economia; per di più sarebbe ossigeno per il turismo, evitando lunghissime code per aspettare il traghetto con cui percorrere i 3 km di stretto.
E ad altri catastrofistici profeti sarebbe da ricordare altri lunghi ponti che sono costruiti nel mondo, specialmente nel Nord Europa, dove moltissime isole piccole sono collegate da numerosissimi ponti di questo tipo. E poi è facile guardare all’estero e dire “che ingegneria avanzata hanno lì, non come in Italia!”, quando le occasioni nel nostro paese vengono criticate. Riguardo ad altri problemi c’è da chiedersi se davvero il male maggiore sarebbe lasciare lo status quo, oppure effettuare un investimento di questa portata.

Anche le autostrade in origine hanno portato inquinamento, espropri, spese statali, ecc. Ma se ora non ci fossero?

 

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