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“Prendere o lasciare”, il monito di Monti alla politica

Monti ha presentato ai partiti politici il pacchetto da 24 miliardi che dovrebbe ridimensionare il debito pubblico e, a detta del Governo, dovrebbe favorire anche la crescita, rispettando l’equità. Su questo i partiti politici, chi più chi meno, non si trova d’accordo con Monti. Retoricamente, quasi tutti ripetono in coro che non negheranno l’appoggio al governo, è una questione di responsabilità. Più che di responsabilità bisognerebbe parlare di opportunità, tutti sanno che bene o male bisogna fare sacrifici e ognuno cerca di difendere come può il proprio elettorato, dando un consenso formale al piano di austerità del governo Monti. La politica italiana non è abituata a guardare in faccia la realtà, usa la retorica più che l’argomentazione. Devono fare delle critiche al governo, le elezioni sono vicine e l’opinione pubblica vuole erigere qualcuno ad eroe contro i “cattivi dell’austerità”.

La storia ci insegna che a pagare sono sempre i più deboli, è l’ideologia del libero mercato che spiazza, in un momento di crisi, tutto l’apparato previdenziale di uno Stato. La crisi economica, oltre ad aver creato un nuovo rapporto tra politica nazionale e scelte economiche globali,  ha creato anche una guerra generazionale, perchè se c’è chi vede una connessione tra il pensionamento sempre più tardivo e la disoccupazione giovanile, alcuni giovani precari, che non sono mai stati tutelati da nessun sindacato, si chiedono perchè devono pagare la pensione a lavoratori che vogliono andare in pre-pensionamento, quando loro la pensione forse non l’avranno neanche.. I precari chiedono che l’età pensionabile sia portata al livello europeo, è vero, le baby pensioni sono state un insulto verso i contribuenti e verso le giovani generazioni. Se da un lato è giusto rivedere il nostro sistema previdenziale, dall’altro  è giusto rivedere le politiche sociali vecchie di trent’anni. Incentivi alle giovani famiglie, alle giovani imprese, allo studio, un’ aiuto per quei giovani che hanno voglia di fare, in questo dobbiamo prendere esempio dalla Germania.

Monti cerca di dare fiducia all’Europa sulle capacità dell’Italia, anche per arginare le richieste tedesche di dividere l’Eurozona, una Germania che non si decide sugli Eurobond o su un ruolo più decisivo della Bce e la cui opinione pubblica sta diventando sempre più euro-scettica.

La politica cerca di incanalare il malcontento dell’opinione pubblica italiana, Casini punta sulla famiglia chiedendo maggiore equità, il Pdl ( diviso al suo interno a causa degli ex An che chiedono l’astensione) non si trova d’accordo sull’aumento dell’Irpef e ha già ottenuto che venga applicato sulla fascia superiore ai 75 mila euro (inizialmente era previsto anche per la fascia dai 55 mila euro in sù), una parte del Pd appoggia le lotte sindacali chiedendo più equità sociale sul tema previdenziale.

Monti taglia corto, o la politica si adegua all’austerità o si assumerà la responsabilità di un default italiano. Il governo Monti ha una fiducia parlamentare frutto di un’alleanza dell’emergenza, reggerà questa tregua ancora per molto?

 

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