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Quando il razzismo non va in vacanza (purtroppo)

Va in archivio una delle ultime settimane del 2011, che però probabilmente è una delle più violente dell’intero anno o forse decennio. Facciamo mente locale e pensiamo ai fatti di Firenze, tristemente noti alla comunità italiana. Pensiamo anche a quello (meno noto) di Verona, dove sabato un ragazzo di 13 anni dello Sri Lanka è stato letteralmente preso a sprangate da un gruppo di 20enni e ripetutamente insultato per il colore della sua pelle. Il ragazzo per fortuna non è in pericolo di vita e si sta lentamente riprendendo dal punto di vista fisico, ma dal dolore psicologico non uscirà probabilmente quasi più (mi auguro personalmente che però non sia così). Ma pensiamo, anche se è difficile, a tutti gli altri fatti di cronaca silenziosa, quelli che la tv non dice o che i giornali e i blog non lanciano in prima pagina. Pensiamo a tutte quelle scene di violenza quotidiana che ha come oggetto dei poveri ed innocenti ragazzi, colpevoli solo (o talvolta neanche) di lavorare, girare per strada, vivere in una casa normale, in poche parole colpevoli di vivere.
L’odio razziale è solo un aggravante di reato. Incredibile. Sarebbe difficile da dimostrare, ma che passo avanti enorme faremmo se riconoscessimo finalmente l’odio razziale come reato vero e proprio? C’è del paradossale in tutte queste vicende: tutte sono accadute in pieno periodo natalizio. Ma a Natale non siamo tutti più buoni? Forse è il caso di dire che “siamo tutti più buoni con chi ci fa comodo”. Evidentemente gli extra-comunitari, i rifugiati, gli esuli, i semplici stranieri non sono persone degne della nostra bontà. O meglio, della loro bontà, della bontà di coloro che pensando di fare un bene all’umanità li prendono a sberle, a sprangate, o li uccidono in pieno centro.
Non è fare il moralizzatore o il classico che si tira fuori da queste situazioni, ma il mondo sta conoscendo solo il nostro lato peggiore. Che è una minoranza, ma è sempre preoccupante. Nessuno parla delle varie comunità di supporto, delle mense per i poveri, dei dormitori per i senza-tetto. Fa notizia il male razziale, fa notizia l’odio verso chi non è come te, come noi. E queste notizie fanno il giro del mondo, colpiscono al cuore i nostri connazionali all’estero, tacciati dal nuovo stato di residenza e colpevoli di essere “razzisti”. Gli immigrati sono entrati nel nostro circolo, nel nostro Stato. Pagano le tasse come noi, parlano l’italiano meglio di noi, frequentano le nostre stesse scuole e luoghi di lavoro. Ma sono sempre diversi, ma per cosa? La sopracitata minoranza li giudica inutili. No, non sto esagerando purtroppo. Gli pseudonimi sono generati dall’ignoranza della gente certo, ma sempre gli ultimi tristi fatti testimoniano che ce n’è in abbondanza.
Italiano=mafioso non è ancora passato di moda. Italiano= razzista non deve diventarlo.

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