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Razzisti d’oggi: chi, come e perché?

In questi ultimi giorni abbiamo assistito a una serie di episodi violenti ai danni di minoranze etniche, che hanno riportato in luce i temi scottanti del razzismo e dell’intolleranza. Le bastonate e il fuoco nel campo rom di Torino (in conseguenza a un presunto stupro poi rivelatosi totalmente fasullo), gli ambulanti senegalesi uccisi da un estremista di destra a Firenze, gli arresti a Roma di alcuni esponenti neofascisti già responsabili di attacchi a danni di cittadini ebrei: questi eventi citati sono solamente la punta dell’iceberg di un clima di intolleranza che serpeggia nella società italiana nei confronti delle minoranze etniche e culturali.
Come mai questa escalation di gravi episodi? L’intolleranza c’è sempre stata e non è mai scomparsa negli anni, ma probabilmente almeno tre fattori ne stanno aumentando l’indice in questi ultimi tempi: il formarsi di una nuova società sempre più multiculturale e multietnica; le tensioni sociali causate da una grave crisi economica; i risultati prodotti da anni di una politica che non solo non ha favorito l’integrazione, ma ha anzi spesso costruito una figura negativa dell’immigrato, trattandolo come cittadino di terza categoria o addirittura come causa dei mali del paese (Lega docet).
Chi sono i razzisti e perché sono tali? Innanzitutto sono persone xenofobe, che etimologicamente vuol dire “coloro che hanno paura del diverso”. I razzisti infatti sono persone spaventate, incapaci di adattarsi a una realtà in mutamento, e timorose di veder sparire la propria identità culturale; la paura si muta in rabbia e la rabbia porta alla violenza. I razzisti sono persone di forte rigidità mentale, incapaci di convivenza con chi ha tradizioni o stili di vita diversi dai propri, sono persone che al ragionamento e al dialogo preferiscono il dogma e lo scontro. I razzisti sono ignoranti: come conferma la statistica (e la matematica non mente), le persone xenofobe sono nella grandissima maggioranza dei casi individui di infima cultura e di scarso livello intellettuale. Per credere al giorno d’oggi all’esistenza di razze, e alla presunta superiorità di una sulle altre, bisogna essere totalmente privi di nozioni scientifiche e storiche. L’etnia italiana, per esempio, non esiste o quantomeno va tenuto presente quanto essa sia il frutto di un’estrema mescolanza di geni e popolazioni. Anche a voler partire dall’antica Roma, il grande mito fascista, (per altro già formata da un grande miscuglio di popoli differenti), nel corso del tempo l’Italia ha subito invasioni arabe, germaniche, celtiche, slave, spagnole, francesi, austriache, ecc. e a più riprese: ogni esercito o popolo ha “figliato” in abbondanza, e il risultato è una popolazione geneticamente e “fenotipicamente” estremamente eterogenea. Per quanto riguarda la cultura il discorso è simile: l’Italia è sempre stata frammentata in tanti piccoli comuni o staterelli perennemente in contrasto tra loro, ognuno con una politica e una cultura differente. L’unità del paese è arrivata solo in epoca estremamente recente (uno degli ultimi stati in Europa), ed è un’unità dalla quale sono presto emerse forte problematiche e contraddizioni socio-culturali (basti a pensare alla diversità fra il Nord e il Sud del paese solo per fare un esempio).
I razzisti credono nella purezza della razza. Una credenza delirante, dato che ogni popolo è figlio di millenarie e perpetue mescolanze fra diversi popoli. Purezza è la grande ossessione del fanatico, ma come sa ogni genetista, e come insegna Darwin, l’impurità, la contaminazione, la mescolanza sono la sola fonte della vita e della sopravvivenza della specie. Analogamente ogni cultura è frutto dell’immenso incrocio e fusione fra culture differenti,: nazionalisti e conservatori vari dovrebbero ricordarsene.
Se come detto i razzisti sono persone ignoranti, c’è una sorta di paradosso: coloro che si nominano paladini di una certa cultura (es. quella italiana) sono coloro i quali meno la possiedono, coloro che meno ne fanno parte. È tragicomico, per fare un esempio, sentire persone offendere gli immigrati in quanto corruttori della tradizione italiana, e non essere in grado di esprime questo concetto in un italiano grammaticalmente corretto.
Le società, da sempre, hanno la necessità di individuare un nemico interno, un capro espiatorio su cui sfogare la proprie frustrazioni, e su cui far ricadere le colpe delle proprie manchevolezze o contraddizioni; immigrati, neri, ebrei, rom, minoranze politiche, omosessuali sono fra le categorie più esposte. La politica spesso cavalca questa situazione e talvolta ne è la prima istigatrice: la “costruzione del nemico” è una delle grandi opere che i ceti dominanti si occupano di realizzare, per far si che le tensioni sociali vengano scaricate non verso l’alto (quindi verso di loro) ma verso il basso, contro chi non ha i mezzi per difendersi ed è sacrificabile per mantenere inalterati i rapporti di potere. La nostra “illuminata” e “moderna” società italiana non sfugge certo a questo gioco: basta vedere come negli ultimi anni l’immigrato è stato rappresentato dalle forze politiche (Lega, Destra e PDL su tutti) e dai mezzi di comunicazione: il delinquente, il corruttore, l’invasore, il disperato, lo stupratore, il fanatico, il terrorista e così via. Se un italiano commette un reato è una persona che ha commesso un reato, se uno straniero commette un reato non è una persona, ma è un immigrato che ha commesso un reato. Al giorno d’oggi i bambini crescono più con la paura del rumeno che dei mostri sotto il letto. Hanno più paura degli uomini neri che dell’Uomo nero. Insomma, razzista non si nasce, ma si diventa: per diseducazione, per paura, per ignoranza, per rabbia, per frustrazione e così via. Ciò però non è certo una giustificazione, anzi: l’individuo è responsabile dei propri pensieri e delle proprie azioni, e chi è intollerante e violento non può pretendere tolleranza dalla società, la quale dovrebbe avere il compito di agire verso di esso sia con metodi educativi che con metodi repressivi.
In questo articolo ho scritto tante parole, ma resto il fatto che due persone sono state uccise a Firenze; resta il fatto che delle persone non hanno più la propria dimora a Torino; resta il fatto che migliaia di persone ogni giorno subiscono violenza a causa del proprio aspetto, del proprio stile di vita, della propria presunta diversità. E resta il fatto che questo è un fenomeno che non pare destinato a diminuire, anzi. L’intolleranza è la più grande malattia di ogni società, e se non troviamo in fretta una cura la situazione è destinata ad aggravarsi. Il mondo cambia rapidamente, purtroppo le persone sono molto più lente: “gli uomini hanno i riflessi lenti: in genere capiscono solo nelle generazioni successive”. Talvolta neanche in quelle. E le vittime intanto continuano a subire. “Vivere nel mondo di oggi ed essere contro l’uguaglianza per motivi di razza o colore è come vivere in Alaska ed essere contro la neve” diceva William Faulkner già negli anni ’60. “Vivere nel mondo di oggi ed essere contro l’uguaglianza per motivi di razza, cultura o colore è essere dei gran idioti” aggiungo io con meno poesia.

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