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“Se non le donne, chi?”. Centomila donne sono scese in piazza

Domenica 11 Dicembre, a Roma erano 20.000, in tutta Italia 100.000, le donne che sono scese in piazza, una protesta tutta al femminile. Dopo la grande manifestazione femminile di febbraio, in cui le donne chiedevano le dimissioni di Berlusconi, il movimento ” Se non ora, quando?” torna in piazza con il nuovo slogan ” Se non le donne, chi?”. Molte cose sono cambiate da febbraio, ma i motivi della protesta al femminile ci sono ancora tutti. Nei giorni del frenetico toto-Ministri tutto al maschile che ha preceduto la nascita del nuovo governo, il movimento aveva fatto recapitare una lettera alla Presidenza della Repubblica, le donne dovevano essere rappresentate nel governo Monti. L’Italia è un paese che penalizza gravemente le donne, i problemi strutturali permangono e, per certi versi, minacciano di aggravarsi ulteriormente con la crisi. Le donne sono scese a manifestare con un’attitudine ferma ma aperta a dialogare, la galassia dei movimenti femminili porta nel suo dna il carattere non violento e propositivo che le contraddistingue sin dai tempestosi anni ’70.

Ritornando in piazza le donne hanno dimostrato che non sono uno strumento dell’anti-berlusconismo, hanno dimostrato che a loro non basta essere le paladine di un’immagine di donna istruita, pulita, capace, ma vogliono che queste caratteristiche si trasformino in politiche sociali concrete. In particolare, è un più efficace sistema di Welfare che le donne chiedono, politiche sociali che aiutino la donna a poter andare a lavorare e a prendere lo stipendio come gli uomini. Le donne sono disposte a lavorare di più, come gli uomini, ma ci sono problematiche familiari a cui le donne devono pensare a causa di un immenso vuoto lasciato dallo Stato.

Spesso sono le donne della famiglia che, oltre a lavorare, si occupano della casa, dei figli e spesso dei genitori anziani. La donna lo deve fare, in un paese in cui la mentalità maschilista all’interno delle famiglie  non è mai passata. “Sono cose da donne”, dicono. Le faccende domestiche e la cura dei famigliari pesano all’interno di una famiglia normale che non si può permettere di spendere 800 euro al mese per una badante o per una baby-sitter. A tutto questo supplisce la donna, a volte per scelta o per dovere la donna decide di fare la casalinga, un non-lavoro, che non è riconosciuto da nessuno. Personalmente non credo che i sogni di una ragazza di vent’anni siano quelli di finire a fare la casalinga, senza disprezzare chi lo fa, nella maggior parte dei casi, se una donna potesse, andrebbe a lavorare, perchè vogliamo contare nel mondo del lavoro, vogliamo avere almeno un margine di scelta. Al momento, in questo paese, l’unica scelta da fare è drastica per le donne: famiglia o lavoro? In entrambe le scelte resta un briciolo di amarezza, di rabbia verso uno Stato che parifica la donna all’uomo solo per quanto riguarda l’età pensionabile.

 

 

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