Strage di Ustica: caso chiuso Reviewed by Momizat on . Sono le 20 e 8 minuti del 27 giugno 1980 quando l’aereo di linea Douglas DC-9, della compagnia aerea Itavia, parte dall’aeroporto di Bologna con due ore di rita Sono le 20 e 8 minuti del 27 giugno 1980 quando l’aereo di linea Douglas DC-9, della compagnia aerea Itavia, parte dall’aeroporto di Bologna con due ore di rita Rating:
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Strage di Ustica: caso chiuso

Sono le 20 e 8 minuti del 27 giugno 1980 quando l’aereo di linea Douglas DC-9, della compagnia aerea Itavia, parte dall’aeroporto di Bologna con due ore di ritardo, diretto a Palermo. Alle 21 e 4 minuti, ora dell’inizio della discesa verso l’aeroporto del capoluogo siciliano, il DC-9 non risponde. Ulteriori tentativi di contattarlo, anche da parte di altri aerei presenti sulla presunta zona nella quale si trova, sono inutili. Dieci minuti dopo, nell’ora prevista per l’atterraggio, l’aereo è ancora disperso. Ben presto vieni inviata una squadra di ricerca e, dopo una frenetica notte, alle prime luci dell’alba un elicottero del soccorso aereo individua una chiazza oleosa alcune decine di chilometri a nord di Ustica. Poco dopo iniziarono ad essere rinvenuti alcuni frammenti del relitto dell’aereo e i primi corpi senza vita. Gli 81 passeggeri del DC-9 sono dichiarati tutti morti, anche se le ricerche hanno portato alla luce solo 38 persone.

Gli esami sulle salme sottoposte ad autopsia hanno ben presto fatto intuire che l’aereo si era inizialmente spaccato in volo e poi inabissato nel Mediterraneo. Dalle successive analisi dei relitti e, soprattutto, della scatola nera, è emerso che l’incidente è stato repentino e inaspettato, tanto che nelle registrazioni di bordo la conversazione dei due piloti viene interrotta bruscamente senza che i due manifestino segnali d’allarme.

Le cause della strage sono state per lungo tempo oggetto di un acceso dibattito. Gli inquirenti hanno indagato sulla possibilità dell’esplosione di una bomba a bordo, così come quella di un danno provocato da un missile o da una collisione, o ancora di un cedimento strutturale del velivolo.

Ora, dopo trentuno anni di osservazioni, processi ed analisi, il caso sembra essere definitivamente chiuso: i giudici civili di Palermo sono giunti alla conclusione che a far precipitare il DC-9 fu un missile o una “collisione tra velivoli militari non identificati che volavano attorno all’aeroplano al momento del disastro”. Le dichiarazioni sono in linea con alcuni reperti trovati durante le spedizioni di recupero, come il serbatoio di un caccia (che può essere sganciato dai piloti in caso di pericolo per rendere più manovrabile l’aereo), rovinato, ma completo di tutti i pezzi.

Tra le 200 pagine depositate dal giudice Paola Proto Pisani si può dedurre che “l’incidente accaduto al DC9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del DC9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del DC9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il DC9”.

I ministeri sono ora condannati a pagare alle famiglie delle vittime un maxi risarcimento di 100 milioni di euro.

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Commenti (1)

  • Federico

    Il caso sarà veramente chiuso quando i Francesi ammetteranno le loro colpe nell’aver colpito per errore il DC9 invece dell’aereo di Gheddafi che stavano inseguendo quella notte.

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