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Why Not risorge dalle ceneri, De Magistris riabilitato dalla Suprema Corte

Il processo Why Not, croce e delizia dell’ex pm Luigi De Magistris, era stato il cavallo di battaglia di quei politici e affaristi che intendevano dipingere l’attuale sindaco di Napoli come magistrato incapace e fazioso. Le indagini, che fruttarono 34 rinvii a giudizio, avevano delineato un sistema di potere occulto dispiegato fra politica, mondo degli affari e servizi deviati, anticipando, in alcune sue parti, le più recenti inchieste su P3 e P4 (su tutti il nome di Bisignani). Al centro dell’inchiesta giudiziaria la figura dell’imprenditore Saladino, punto di riferimento telefonico e non solo di politici, amministratori ed imprenditori in un via vai del malaffare in grado di condizionare pesantemente l’indirizzo amministrativo della città calabrese di Catanzaro.

A far esplodere la situazione le intercettazioni che riguardavano Clemente Mastella (la cui posizione fu poi archiviata), all’epoca dei fatti (2007) Ministro della Giustizia del secondo governo Prodi. Le turbolente polemiche seguite alle notizie delle indagini portarono alle dimissioni di Mastella stesso, con annessa caduta anticipata del governo di centro-sinistra e all’abbandono coatto dell’indagine del pm di Catanzaro De Magistris, poi indirizzato dal comportamento del Csm (sentenza del dicembre 2008 che lo allontana dal tribunale della città) alla fuoriuscita dal mestiere di magistrato.

il libro in cui lo stesso De Magistris spiega la sua verità

il libro in cui lo stesso De Magistris spiega la sua verità

Parte dell’inchiesta fu avocata dalle mani dello stesso De Magistris secondo la decisione del discusso procuratore generale di Catanzaro Dolcino Favi, che dichiarò per il pm napoletano l’incompatibilità e lo depauperò delle indagini. La parte salvata dalla ghigliottina di quest’ultimo portò infine alla condanna di soli 8 imputati, negando in sostanza quel sistema collaudato di potere illegittimo che aveva ipotizzato l’ex pm napoletano in sede di indagini.

E’ notizia fresca di pochi giorni il pronunciamento della Suprema Corte che sancisce l’annullamento della sentenza appena descritta. Il processo torna a respirare in Cassazione e il giudizio definitivo è responsabilità di un nuovo giudice di Catanzaro. De Magistris, il magistrato ‘cattivo’, ‘innalzato’ con cinismo dalla classe politica e dal mondo colluso degli affari a simbolo di una magistratura faziosa e di sinistra (le celebri ”toghe rosse” di berlusconiana favella) si vede così riabilitato nel merito circa il suo operato da magistrato e una delle inchieste più discusse della recente storia politico-giudiziaria italiana può tornare a fare il suo corso, in attesa di sentenza definitiva. Se la cupola del malaffare descritta da De Magistris entrerà nella hall of fame della magistratura nazionale sarà il tempo a dirlo, intanto per l’ex magistrato parteneopeo sarebbero doverose quantomeno delle scuse…ma sappiamo bene che l’appello cadrà nel vuoto.

 

 

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