30 settembre 1949: la fine del “ponte aereo”, uno smacco per il Comunismo. Reviewed by Momizat on . A scuola, si sa, la storia si studia fino al 1945. Dopo la Liberazione del 25 aprile e la bomba atomica sul Giappone, per i ragazzi d’oggi, inizia un buco tempo A scuola, si sa, la storia si studia fino al 1945. Dopo la Liberazione del 25 aprile e la bomba atomica sul Giappone, per i ragazzi d’oggi, inizia un buco tempo Rating:
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30 settembre 1949: la fine del “ponte aereo”, uno smacco per il Comunismo.

A scuola, si sa, la storia si studia fino al 1945. Dopo la Liberazione del 25 aprile e la bomba atomica sul Giappone, per i ragazzi d’oggi, inizia un buco temporale che arriva fino alla Guerra del Golfo o all’11 settembre. E prima? Non è successo nulla di degno di nota?

PREMESSA. Germania, 1945. Dopo la resa agli Alleati, il territorio tedesco era diviso in quattro zone occupate dalle potenze vincitrici: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti (che presto uniranno queste tre zone in una sola, quella occidentale) e Unione Sovietica a Est. Stessa suddivisione che subì la città di Berlino, ma con la differenza che l’intera città era collocata nel mezzo della Germania Est comunista. Siamo in piena“Guerra Fredda”: il mondo è diviso a metà fra stati capitalisti (appoggiati dagli USA) e nazioni comuniste (sostenute dall’URSS).

Il 24 giugno 1948, a causa di frizioni politiche fra URSS e USA, i sovietici bloccarono ogni accesso che raggiungeva Berlino Ovest e tagliarono la fornitura di energia elettrica. La parte occidentale della città divenne buia, senza medicine e senza viveri. L’obiettivo era costringere gli americani e i loro alleati ad abbandonare la Berlino occidentale.

PONTE AEREO. Scartata l’ipotesi azzardata di forzare il blocco con i mezzi corazzati, prevalse un’idea più pacifica: il ponte aereo. Da quel giorno fino al 30 settembre 1949, per 462 giorni aerei americani, francesi, britannici, sudafricani, neozelandesi e australiani compirono una missione che sembrava impossibile, trasportando a Berlino Ovest in continuazione container di rifornimenti, viveri, medicinali, carbone per l’energia elettrica ed evacuando i malati gravi atterrando sulla piste dell’aeroporto Tempelhof (chiuso il 30 ottobre 2008) che divenne il simbolo della speranza per i berlinesi.

Il generale statunitense Albert Wedemeyer, artefice del ponte aereo.

ROSINENBOMBER: Così vennero affettuosamente soprannominati gli aerei della salvezza (“bombardieri d’uva passa”) dalla popolazione. I dati della “missione umanitaria”? Ogni giorno vennero trasportate fino a 13.500 tonnellate di provviste per un totale di 2.326.406 tonnellate di cibo e altre forniture, compresi piccoli pacchetti di caramelle con attaccato un minuscolo paracadute individuale per i bambini. Furono in totale effettuati 278.228 voli arrivando ad un massimo di 1.398 voli ogni 24 ore. Inoltre il morale dei tedeschi venne risollevato mandando in onda sulla tv germanica spettacoli di cabaret e di satira anti sovietica.

EPILOGO. I russi si accorsero del totale fallimento della loro azione di fronte agli occhi del mondo intero. Il 12 maggio 1949 il blocco a Berlino Ovest fu tolto. Tuttavia il ponte aereo proseguì fino al 30 settembre per accumulare grandi scorte di ogni genere nella città in caso di un ulteriore blocco: la diffidenza verso i russi rimase costantemente altissima.

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