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Cio’ che la citta’ nasconde. Racconti fotografici.

Nelle nostre metropoli occidentali, incontriamo tante persone,attraversiamo le strade e incrociamo lo sguardo di persone sconosciute.Probabilmente non sappiamo nulla di loro e non lo sapremo mai, tutti impegnati nei propri affari, non ci curiamo di nessuno. Ma soprattutto non ci curiamo delle tante persone che vivono ai bordi delle strade, persone che hanno una vita parallela alla nostra ma noi non li vediamo. E’ proprio questo che ha cercato di non fare Oncu E. Gultekin, fotografando i non visti, le persone scartate dalle metropoli, poiche’ non corrispondono agli standard della nostra societa’ occidentale.

Quando l’ho conosciuto, in un cafe’ berlinese l’anno scorso, sono rimasta colpita dalla sua personalità carismatica e veramente interessante. Ha talento nel fotografare, pone lo sguardo laddove noi lo ritraiamo ma soprattutto ritrae le persone cogliendo la solitaria natura che c’e’ dentro ognuno di noi. Eccelle nel ritrattismo e nella fotografia documentaria, ci mette l’anima e ha lasciato la sua cultura, la sua famiglia, le sue certezze per vivere a Berlino ed avere una possibilita’ per avverare il suo sogno. Ha 22 anni, e’ nato a Istanbul, ha studiato nella citta’ in cui sorgeva l’antica Troia, Canakkale. Da un anno vive a Berlino guadagnandosi da vivere come può, intanto porta avanti il suo progetto, come un’ombra si muove nella metropoli e si sofferma negli angoli nascosti delle città. Le sue foto sono per la maggior parte  scattate da una Canon G-III QL17 e un 40mm come obiettivo, una vecchia rarità che scatta immagini senza tempo.
Durante l’ultimo anno ha esposto in numerose gallerie fotografiche a Berlino, facendosi stimare da molti appassionati del settore. Ha un blog in cui espone le sue foto, ne espone poche ma ben ragionate. Uno dei suoi progetti maggiormente riuscito, finito nel 2009 quando ancora frequentava l’Università di Fotografia Documentaria di Canakkale, è Forest Workers, lo troverete nel suo blog http://oncugultekin.blogspot.com. 

Nel 2009 una foresta vicino a Canakkale è stata completamente devastata da un incendio, gli abitanti delle zone vicine avevano perso tutto, la casa, i campi coltivati, le fattorie. Lo Stato allora mandò a loro dei soldi affinchè non abbandonassero la zona e facessero rinascere la foresta dalle ceneri. Oncu E. Gultekin andò nei loro accampamenti e famigliarizzò con loro, si avvicinò alla loro cultura (molto diversa dalla sua, poichè erano famiglie che vivevano in un contesto rurale, dove la gerarchia patriarcale è ancora in vigore). Non fu facile farli avvicinare, ma con la sua sensibilità riuscì a rubare scatti eccezionali che raccontano la vita quotidiana di queste persone, che vivono in un contesto di povertà con delle leggi sociali consolidate da secoli, delle leggi non sritte che a noi sembrano ormai trapassate. Da questo progetto viene allo scoperto il talento documentarista di un fotografo che è capace di raccontare vite molto diverse dalla sua, mettendosi seduto vicino a loro, ascoltandoli e instaurando un rapporto di fiducia.

Da quando si è trasferito a Berlino invece, sta lavorando su una serie di ritratti metropolitani che raccontano i volti della gente che popola questa città multietnica, racconta una Berlino underground, non a caso tante foto sono ambientate in metropolitana.  Negli scatti di Oncu E. Gultekin possiamo ritrovare la nostra vita perchè lui parala di noi, delle persone che quotidianamente affollano le banchine della metropolitana, che vanno a lavorare, a studiare, a rincorrere i sogni.

E lui, rincorrendo il suo sogno, ci ripresenta i nostri volti banali che hanno sempre qualcosa da dirci, ce li presenta attraverso i suoi occhi capaci di meravigliarsi del mondo che lo circonda, proprio come i soggetti di una sua bellissima foto, i bambini che guardano stupiti fuori dal vetro dell’ascensore della metropolitana.

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