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Il ritratto e “i moti dell’animo”

Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci

  Leonardo da Vinci è considerato il fondatore della fisiognomica moderna. Nelle sue opere, l’espressione dei volti, i gesti e le posizioni del corpo sono la conseguenza visibile dei moti dell’animo. Il viaggio nell’anima non può quindi che partire dalle affermazioni del grande Leonardo da Vinci nel suo sempre verde testo : “Trattato della pittura”, punto di riferimento ineludibile per la trattazione scientifica sull’intreccio tra passioni, espressione e carattere.

“Come la figura non sarà laudabile s’essa non mostra la passione dell’animo”.

Un ritratto diventa una porta da aprire verso il profondo e colori e pennellate un codice di comprensione del nostro io, un messaggio sulla tela tutto da interpretare. Ritrarre (retrahere) significa, infatti, tirar fuori .

“Mentre la mano traccia il segno sul foglio, lo sguardo non è più fisso sul volto che si vuole figurare, l’ha già perso. Dunque il ritratto è una relazione dinamica e processuale, che oscilla sempre tra il visibile e l’invisibile”, così afferma nell’Enigma e lo specchio , Marcello Ghilardi.

Nel 1700 i pittori si specializzano nel ritratto interiore  in cui l’artista si confronta coi volti delle persone che rappresenta, cercando di scrutarne i segreti oltre la forma. Attraverso una sintesi tra abilità tecnica e capacità d’introspezione, l’artista tesse con i propri soggetti una sottile e complessa trama di relazioni artistiche e psicologiche, rendendo visibili e percepibili virtù, debolezze, vanità e seduzioni.  Con la  pittura gli artisti riescono a mostrare la personalità del soggetto e farci capire insieme fin lo spirito della cornice storica. Sono dei documenti potenti e ricchi d’informazioni alla stregua dei testi scritti. In conclusione il ritratto non è solo un genere pittorico, ma una rappresentazione della percezione che gli artisti di ogni epoca ebbero di sé e dell’uomo più in generale, ciascuno secondo il proprio tempo, la propria cultura e la propria storia, portandola alla luce in modo straordinariamente evocativo. Il 1700 è certo il secolo d’oro del ritratto.

Jean Starobinski nell’invenzione  della Libertà afferma: “Mille volti, e ancora mille stati d’animo diversi, una successione di istanti dissimili in ogni viso. Se la nostra vita è fatta di sensazioni, d’inquietudini, di passioni, di volontà che variano con il variare del mondo, ogni io è una moltitudine, una serie di esseri diversi”.

L’autoritratto poi rappresenta per l’artista un momento di riflessione sulla propria immagine allo specchio, ricordiamo quelli di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio che si inseriva nelle sue opere come personaggio. Grazie a questa scelta conosciamo il suo volto nei vari momenti della sua vita, fino al dolore estremo che scaturisce dal volto di Caravaggio/Golia decapitato, Questa scelta esprime coraggio e volontà di indagare, non solo sulle le proprie fattezze,  ma quello di viaggiare alla scoperta della propria identità, di guardarsi dentro. Mirabili gli autoritratti di Vincent Van Gogh, riflesso di un uomo alla ricerca delle radici della propria difficoltà di vivere.

Dovremmo usare la “maniera degli artisti” per capire meglio gli altri e noi stessi. Osservare e vedere con attenzione, andare oltre al fugace sguardo sulle cose di una società ormai cronicamente miope . Come gli artisti penetrare nella realtà svelandone i segreti, donando al nostro sguardo il tempo necessario per raggiungere il profondo.

 

 

Ritratti di Vincent Van Gogh

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Commenti (1)

  • luca burzelli

    prospettiva terribile (ma non per questo sbagliata) quella delle ultime righe….. sono convinto che troppa gente troverebbe assai poco in sè…. nella società dei modelli che ci governa è sempre meglio non guardarSi, ma guardare: non siamo troppo lontani dal “devertissement” pascaliano.
    Quanto al guardare alla “maniera degli artisti” gli altri, beh ha ragione il magnifico Candido voltairiano: sarebbe il migliore dei mondi possibili. Ma quanti interessi particolari gli remano contro!

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