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Bluvertigo: Metallo Non Metallo (1997)

Molti dicono che Morgan è antipatico. E allora? Non dobbiamo giudicare un artista dalla sua simpatia, dobbiamo basarci esclusivamente sulla qualità della sua opera e le emozioni che essa trasmette. I Bluvertigo sono stati (e sono, quando brevemente si riuniscono in occasioni speciali) una delle migliori band italiane, accusate di presunzione per la loro velleità di fare “arte” prima ancora che musica. Come vedremo nel corso della recensione il loro non è un atteggiamento presuntuoso gratuito: piuttosto si potrebbe definire un modo personale di fare estetica.

Questo non è un album semplice: Metallo Non Metallo è un disco eccessivo, barocco, carico di testi graffianti, invettivi, composti come un puzzle di mille pezzi, eufonici e cacofonici al tempo stesso. Eppure tutto si combina meravigliosamente. Ogni pezzo rivela uno studio di base della musica classica e dell’armonia che decine di dischi italiani più blasonati non hanno. Morgan suona pianoforte, synth, chitarre, basso, pad elettronici: è un musicista a 360 gradi prima che un cantante. E che dire della voce? A tratti sgraziata, a tratti attoriale, quasi fuori contesto, tragica, ironica e sempre sopra le righe. Nel complesso è la voce di un vero leader, di una persona con un carisma e una personalità superiori alla media, uno che quando vuole sa zittire la platea con il talento puro.

Morgan è l’egocentrico per eccellenza e trova in Andy, Livio e Sergio dei musicisti di livello assoluto e al tempo stesso dei professionisti dell’estetica. Il mio malditesta apre un album nervoso, a tratti confuso, ma completo, bellissimo. Fuori dal tempo è un capolavoro che parla della surreale situazione del giovane ventenne in balia dei “3 giorni” della vecchia visita militare, sballottato fra una gioventù che se ne va e un’educazione scolastica “reazionaria, repressiva“, così come spiega nella traccia successiva, Vertigoblu. Cieli Neri è la canzone migliore dell’album: una canzone d’amore e malinconia, una poesia imperniata su una melodia dolcissima introdotta da un interludio strumentale che svaria tra il jazz e la musica ambientale. Meriterebbe da sola l’acquisto del disco. “Scegli me, tra i tuoi re, un vortice ci avvolgerà“. Morgan miscela egocentrismo, estetismo, autocompiacimento e presunzione nei suoi testi ma non vogliamo presentarlo come un antipatico misantropo. Al contrario, nei suoi deliri esaltati e disturbanti c’è un’ironia di fondo e una disillusione che veramente in pochi possono cogliere. Ma per quei pochi, questo disco è un tesoro. Il concetto viene ribadito nel pezzo L’eremita, “dovrei fare l’eremita: sarebbe meglio per tutti”. Le arti dei miscugli è un altro testo di assoluta qualità che scivola fra droga, dipendenza, sacro e profano, con un’eleganza che solo una mente raffinata come quella di Morgan può raccontare con stile.

Idea platonica è un’altra bellissima canzone d’amore, un amore non corrisposto, e ha una linea di basso che fa uscire ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la necessità di protagonismo di Marco Castoldi, che nella band suona principalmente il basso e lo suona con sicurezza, maestria e padronanza dell’idea di musica dell’artista milanese. Non troviamo evidenti mancanze in quello che probabilmente è uno dei dischi più belli della musica italiana anni ’90. Forse la canzone Il Nucleo è un po’ sottotono rispetto alla magnificenza generale. Forse un eccessivo omaggio alla musica dei Depeche Mode, di David Bowie, Franco Battiato e una ricerca sonora spesso incline agli anni ’80 ne fanno un disco a tratti derivativo. Ma siamo sicuri che questi siano difetti? Per molti sono riferimenti di assoluto valore. E adesso basta raccontarvi il disco, andate a comprarlo se lo trovate online, costa pochissimo ed è un piccolo capolavoro. Basta parlare perchè è Morgan stesso a dircelo con la traccia numero 7: Oggi hai parlato troppo.

Voto 9/10

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Bluvertigo: Metallo Non Metallo (1997), 5.0 out of 5 based on 4 ratings

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