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Comicità in scena

 

Il comico è un modo per mettere in discussione la realtà attraverso una rappresentazione trasgressiva o straniata o comunque critica, giocando sul rovesciamento e sullo spostamento delle forme correnti e delle convenzioni, sia per suggerire il cambiamento, ovvero, al contrario, per ristabilire l’ordine, evidenziando l’asocialità di certi comportamenti. La sua forza sta nel far leggere la realtà in modo diverso o alternativo rispetto a quello convenzionale o istituzionalizzato, liberando una disposizione ludica e perfino anarcoide per un verso, ma suggerendo un diverso orizzonte,una riflessione.
La natura del comico è riconosciuta generalmente nella sua espressione contraddittoria, inaspettata rispetto alle abituali configurazioni della realtà, quello che si definisce “senso comune”, ma più specificatamente, rispetto a script e frame con cui la nostra mente elabora rappresentazioni della realtà stessa, copioni, sequenze d’azione canonicamente riconosciute, prevedibili, in situazioni standard. Parliamo di Hieronymus Jeroen Bosch (c. 1450-1516), pittore fiammingo, è famoso per i suoi inquietanti ed enigmatici dipinti. L’atmosfera che si percepisce osservando Il prestigiatore è quella della festa popolare, quando il saltimbanco e il giocoliere intrattengono i passanti con le loro mirabolanti attrazioni. Così, a destra si raggruppa il capannello dei curiosi e a sinistra si delinea la sagoma rossa del prestigiatore con il caratteristico cappello a tuba. La scena non dovrebbe dar adito a ulteriori riflessioni, se non si scorgesse, fra le labbra della figura piegata in avanti che pare quasi attratta dal prestigiatore, un rospo. Un altro compare sulla tavola, come se il primo fosse appena saltato nella bocca dell’uomo. Gli studiosi hanno individuato nella singolare circostanza l’illustrazione del detto popolare «ingoiare un rospo» il cui significato è quello di ricevere un danno senza darlo troppo a vedere perché ormai è troppo tardi non solo per evitarlo, ma anche per lamentarsi: non resta, perciò, che «ingoiare il rospo».
Non è infatti difficile scorgere, tanto nella stampa quanto nel dipinto, la presenza di un mariuolo, sicuramente complice del prestigiatore, che con professionale noncuranza si appropria della borsa del poveretto. In sostanza è lo stesso clima che si respira in opere come La buona ventura di Georges de La Tour, dove un giovanotto viene circuito da quattro zingare che, con il pretesto di leggergli la mano, gli sfilano la borsa e gli altri averi. Solo che in Bosch la scena diviene una parabola sulla stupidità dell’uomo e sulle insidie del mondo. Il fatto stesso che la vittima di turno sia un monaco autorizza implicazioni di carattere morale relative ai rischi di chi si immischia nelle faccende mondane, quando invece dovrebbe occuparsi delle cose di Dio.
Per questo gli studiosi hanno supposto che spunto per l’opera possa essere stato un passo del Gesten der Romeynen, ossia “Le gesta dei Romani”, pubblicato in olandese nel 1483, dove si istituisce un paragone fra il prestigiatore che gabba gli sciocchi e il mondo: «Perché il mondo è come il prestigiatore, così egli solleva il bussolotto per ingannarli e mostra quello che vi era nascosto sotto: vale a dire egli eleva questi personaggi, procura loro più fortuna di quanto abbiano bisogno, come rendite, cariche, chiese o prebende, e mostra loro ricchezze e lusso. Immediatamente, lo stolto brama questi beni e lavora per averli, e questo va contro la salvezza della sua anima, alla fine, quando lui aprirà le mani non ci troverà nulla. Davide lo testimonia nel salmo che dice: “Tutti gli uomini che possiedono la ricchezza non si sono trovati nulla in mano”. Non crediamo dunque a questo prestigiatore, ma diffidiamo di lui: in questo modo possiamo ottenere la grazia di Dio».
Non è infatti un caso che dal cesto che pende dalla cintura del prestigiatore faccia capolino la civetta, simbolo negativo di peccato e di eresia.
Nelle opere di Bosch , in mezzo ad un pullulare di figure umane e non umane caricaturali, paragonabili solo a quelle di Jacovitti, l’illlustratore di termoli del ‘900.
Dal “Il giudizio finale” del 1508 che si trova a Monaco, Alte Pinakotek, olio e tempera su tavola
ecco particolare dello strano uccello con gli stivali che si trasforma in uno strumento musicale. Questa immagine aveva sicuramente il potere di terrorizzare i peccatori e farli meditare sulla possibilità della dannazione eterna ma possiede per noi uomini moderni,una comicità irresistibile.
Dal “Trittico Delle Tentazioni” del 1500-10, che si trova a Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga, ecco il particolare dell’uccello sui pattini che preferisce pattinare anziché volare e rappresenta l’accidia, un peccato capitale, scritto sul cartiglio infilzato nel becco, davvero un tocco divertente il copricapo/imbuto.
Egli è un “indagatore”, un esploratore dell’animo umano, un rivelatore inesorabile dei vizi, più che delle virtù, che si celano dietro un volto o una affettazione. Per quanto possano essere serrate, protette, dissimulate in posture e atteggiamenti artefatti, il caricaturista farà ineluttabilmente sortire le nostre naturali e reali inclinazioni con perizia da psicanalista, servendosi di quella ingegnosa e magica capacità espressiva. Anche le sue creature fantastiche non sono altro che personaggi della realtà a cui è stato messo il vestito dell’anima che rivela la vera forma, senza veli.

 

 

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