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Francesco Nuti, un mito del cinema italiano.

Novembre 2010: ospite a “I fatti vostri”, Raidue. Gennaio 2011: ospite a “Stasera che sera”, Canale 5. In entrambi i casi va in scena un Francesco Nuti parzialmente riabilitato, dopo il devastante coma che lo ha ridotto quasi a un vegetale, circa 4 anni fa. Purtroppo Francesco è visibilmente impedito nei movimenti, non riesce ad articolare la parola e dev’essere costantemente assistito da un amico che al suo fianco, seduto sullo stesso divano, gli pulisce la saliva con un fazzolettino. Ma Nuti sembra lucido e in grado di comprendere quello che gli sta succedendo: Magalli lo intervista con rispetto, utilizzando anche l’ex-moglie del regista fiorentino come tramite, riportando sul piccolo schermo una tenue speranza, e cioè quella di rivedere un giorno Francesco all’opera su due nuove sceneggiature. Barbara d’Urso invece, qualche mese dopo, lo invita nella propria trasmissione-pagliacciata e ne fa scempio, strumentalizzando la sua sofferenza con oltre 6 minuti di lacrime in diretta. La trasmissione viene giustamente chiusa poco dopo.

Francesco Nuti è un regista italiano nato a Prato, nel 1955. Ampiamente apprezzato dalla critica nella prima fase della propria filmografia è andato incontro a un progressivo declino qualitativo e a un minore riscontro da parte del pubblico, cadendo in depressione sul finire del millennio, dipendente dall’alcool e apparentemente con le idee poco chiare sul proprio futuro artistico. Poi l’infortunio. Adesso un lungo e lentissimo tentativo di recupero psico-fisico. Questo è ciò che generalmente viene raccontato quando si parla di Nuti.

Ora però vogliamo rivolgere l’attenzione altrove, capire il motivo per cui, a nostro avviso, indipendentemente da una rinascita che lo riporti finalmente dietro la macchina da presa, questa personalità debba essere riconosciuta come una delle più importanti del cinema italiano degli anni ’80 e ’90. Innanzitutto è bene ricordare che Francesco è stato un grande giocatore di Biliardo: i suoi primi successi cinematografici lo vedono protagonista nei film Io, Chiara e lo Scuro (1982, diretto da Maurizio Ponzi) e Casablanca Casablanca (1985) nei quali l’attore-regista esibisce il proprio talento sia come cineasta che con la stecca in mano. Nessuna delle scene dei film sopraccitati è stata girata con una controfigura: i colpi spettacolari, fra cui la mitica “ottavina reale” in cui si cimenta Nuti sono stati eseguiti tutti da lui. Piacevoli e romantici questi suoi primi film, nei quali recita una giovane Giuliana De Sio, nel ruolo di Chiara, e Francesco è il mattatore indiscusso attorno al quale si focalizzano lo sviluppo della trama (una classica commedia) e i favolosi monologhi dall’inconfondibile accento toscano.

Tutta colpa del paradiso (1985) e Stregati (1986) vedono la prestigiosa partecipazione di un’Ornella Muti nel fiore degli anni, e sono probabilmente tuttora da considerare i capolavori del regista. Poesia, musica (spesso Nuti è anche autore delle canzoni nelle colonne sonore dei propri film) ed elementi surreali garantiscono un forte coinvolgimento emotivo allo spettatore: Nuti sa fare ridere, piangere, commuovere, riflettere, sempre mantenendo una sottile ironia di fondo. Gli ultimi grandi film che ci sentiamo di citare sono Caruso Paskoski di padre polacco (1988), Donne con le gonne (indimenticabile l’allucinatoria scena del pavone blu) e Willy Signori e vengo da lontano (1990). Dopo di essi si è verificato il declino di cui sopra e l’unico film che a nostro avviso si salva dal baratro è Io amo Andrea (2000), bizzarra e malinconica storia d’amore a tre fra Nuti e una coppia di lesbiche incontrate per caso, fra le quali Francesco sceglie Andrea, interpretata da Francesca Neri.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui Francesco Nuti attore, regista, autore di poesie, musicista di discreto livello (se ne avete occasione comprate Le note di Cecco (2010), il disco che raccoglie le sue canzoni) e campione di biliardo è stato ed è uno dei massimi personaggi del cinema italiano di fine secolo. Vorremmo ricordarlo così. Gente senza scrupoli come la d’Urso e in generale tutti coloro che sfruttano il dolore altrui per fare ascolti dovrebbero solo vergognarsi. Parafrasando le parole di un altro grandissimo regista del cinema italiano, Nanni Moretti, concludiamo chiedendoci “Ecco, penso, ma certa gente prima di addormentarsi, non ha un momento di rimorso?”.

 


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