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Giovanni Pascoli: una voce dall’anima

Vi è mai capitato di passeggiare con gli amici e sentire tutto d’un tratto un profumo che vi facesse ricordare qualche circostanza passata, magari con un misto di nostalgia e commozione? E chissà quante volte avrete alzato il volume della musica in macchina per ascoltare quella canzone che vi ricordava le vacanze dell’estate appena trascorsa, o magari di quando eravate bambini! Eppure sono convinto che in pochi avete provato a raccontare queste esperienze in forma scritta: magari perché mancava la voglia, o il tempo o forse solo un’idea da cui partire per scrivere. Invece Giovanni Pascoli ha scelto di farlo e per lui è divenuto un mestiere. Era nato a San Mauro di Romagna nel 1855. Immaginatelo pochi anni dopo, appena ventiduenne, chiuso nella povera casa di campagna: la campagna romagnola con i suoi corsi d’acqua, le vaste distese di piantagioni verdi e le file di pioppi d’argine ai fiumi. Quel giorno piove e Giovanni non ha televisori, apparecchi acustici, forse nemmeno tanti libri da leggere -per le modeste condizioni della famiglia- e così non gli rimane altro da fare che mettersi alla finestra, guardare fuori e rappresentare ciò che vede con gli strumenti della parola: è in questa circostanza che nasce Rio Salto, intimo sonetto dedicato a quel fiume che passava vicino alla sua casa. Fin qua il fatto è ben poca cosa: potreste dire che chiunque è in grado di mettersi alla finestra a descrivere un paesaggio, magari memori di quei terribili compiti per casa che le maestre delle scuole elementari ancora oggi danno ai giovani studenti. Ma Pascoli non vuole fare questo o almeno sceglie di non farlo: vuole essere l’artefice, il creatore di quello che vede, non si accontenta di guardare e descrivere. Così cambia tutto: il suono delle gocce di pioggia che cadono dalla grondaia diventa il rumore delle armature di soldati a cavallo che marciano lungo il fiume (i palafreni andanti) e gli stessi pioppi si impersonano in nobili cavalieri ordinati in fila indiana. Infondo Pascoli non è troppo distante da quei bambini che, giocando insieme, trasformano con l’immaginazione un semplice pezzo di legno in un soldato, una sedia in una macchina, un albero in una torre antica. Forse anche lui ricordava questi giochi della gioventù e li rivede ora nel paesaggio: e magari a questi giochi mescola il ricordo della lettura dei grandi poemi cavallereschi (Orlando furioso) nel liceo concluso da poco. Dobbiamo tener presente che mentre Pascoli scrive Rio Salto un gruppo di giovani pittori francesi inaugura la stagione pittorica dell’Impressionismo: la tela non è più lo spazio di una rappresentazione oggettiva della realtà ma sono le impressioni soggettive dell’artista la vera opera d’arte. Potremmo quasi azzardarci a definire quello di Pascoli un “impressionismo poetico”. Poi improvvisamente il vento si calma e la realtà prende il posto della fantasia: tornano le gocce d’acqua, tornano i pioppi ed torna il fiume, che lentamente porta via con se l’immaginazione del poeta. La coscienza della vera realtà è resa dal poeta con quel malinconico “lo so” iniziale: par quasi che Pascoli ci chieda di portare pazienza e di accettare questa sua debolezza artistica che infondo racchiude la grandezza e la bellezza della sua produzione artistica, perlomeno quella giovanile. Ed il tono di questa richiesta sembra essere, come dicevo prima, malinconico: maschera il desiderio profondo e nostalgico della realtà immaginata e contemporaneamente la consapevolezza, sempre presente, della realtà vera; è una romantica tensione verso una meta che non può essere raggiunta proprio perché non esiste e che, nonostante ciò, è in grado di dare ispirazione artistica. Inoltre Pascoli definisce i pioppi “amici”. Potrebbe aver usato questo termine perché i pioppi facevano parte dell’ambiente in cui era nato e che conosceva con precisione quasi scientifica fin da bambino. Ma credo che in questo appellativo Pascoli voglia inserire anche una traccia di gratitudine: del resto i pioppi sono gli artefici di questa visione; sono ciò che ha permesso alla fantasia del poeta di creare, di immaginare, di produrre arte ispirata. Non è troppo strano allora che egli voglia ringraziarli: agisce come i nostri artisti contemporanei che ringraziano le proprie “muse ispiratrici”, magari con una canzone o con un dipinto. Infine potremmo chiederci se Pascoli fosse consapevole di questa sua immaginazione attiva e creatrice: egli ne era ben consapevole e la paragona ad un “fanciullino”, l’emblema del moto interiore, innocente, irrazionale che sta nell’interiorità di ciascun uomo. È il fanciullino a trasmettere le immagini e le visioni davanti ad un paesaggio naturale come Rio Salto; è il fanciullino ad associare a suoni ed immagini i ricordi del passato: un passato doloroso per Pascoli che aveva perso il padre -vittima di un assassinio- a solo quindici anni. Il ricordo del padre, la sua assenza, il disorientamento del giovanissimo Giovanni davanti ad un mondo così grande ed ancora oscuro (nella poesia X Agosto lo definisce “atomo opaco del male”) , il nido famigliare spezzato dopo la morte del capofamiglia e la morbosa ossessione nel tentativo di ricostruirlo con le sorelle e la madre: queste sono le principali tracce della sua produzione poetica. Noi, lettori post-moderni di letteratura in versi e in prosa, famelici ascoltatori di brani e melodie musicali, abbiamo verso Pascoli un debito rilevante: fu lui il primo a rompere con la tradizionale struttura poetica arricchendola di uno stile “parlato” (“Lavandare”), di esclamazioni (“La mia sera”) e domande improvvise (“Il brivido”), di incisi brevi fra parentesi, di suoni inventati che facessero l’eco al canto degli animali (“L’assiuolo”): la poesia si riscalda di umanità e spirito, ne fa il verso, ne descrive il moto interiore, ne fa da portavoce. Pasolini definirà la poetica di Pascoli “sperimentalismo antitradizionalistico” e perfino l’eccentrico D’Annunzio ebbe la voglia di chiedergli un giorno “insegnami qualche segreto”. Questo è Giovanni Pascoli; così funziona la sua fantasia, così scorre la sua immaginazione; questo è il suo fanciullino. Ora tocca a voi chiedervi come operi il vostro…..

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