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Ho conosciuto Giovanni Allevi!!!

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.. ed ero pure vicino alla sua claque di arancione sciarpata.. eh sì, tre file (ovviamente le prime) di fan di età compresa tra i 12 e i 15, e poi tra i 45 e i 60. Niente vie di mezzo.

 

Allevi è alto. Me lo immaginavo più basso, invece è alto.

 

Allevi è simpatico fuori del palco, è normale.. parla, non ride troppo, anche timido a suo modo.. sul palco è un cartone animato che qualcun altro ha disegnato.. dice quello che altri gli hanno detto di dire e ormai lui stesso ci crede.. si muove come un cartone animato e ovviamente come quasi tutti i cartoni animati fa ridere quasi tutto il pubblico.. quasi.

 

Allevi la sa la musica. Oggi ha pure parlato di Scarlatti e della sua sonata bi-partita e soprattutto BI-tematica: AB AB. E ci ha suonato un suo pezzo asserendo che la Forma ricalcava la sonata scarlattiana, bi-partita e soprattutto BI-tematica. Suona. E’ un pezzo un po’ jazz, con ascendenze Michael Jacksoniane (peccato che Scarlatti non abbia conosciuto Michael Jackson, dice.. vero.). Do maggiore-minore (beh, è jazz..). A.. A un tono sopra.. questo pare un B.. A di nuovo, senza dubbio, è uguale.. questo è nuovo però, sarà un C.. A di nuovo, non c’è dubbio.. questa è una coda di sicuro, e infatti finisce. ABACA+coda: sonata scarlattiana bi-partita e soprattutto BI-tematica. Uhm.. no. Rondo quinario, come Boccherini, Clementi, Mozart e Beethoven a volte.

 

Allevi suona il pianoforte. Gli piace lo Steinway del Conservatorio ma è difficile da suonare, squilla troppo anche se Cavada l’accordatore ha fatto i miracoli (e si pure fatto una foto con lui in Arte scenica). Ah, pure Sergio ha fatto la foto.. Allevi suona il pianoforte. Ma perché suoni? Non senti che i bassi sono dei colpi di bazooka, e nei medio-alti mancano note? Ahi, le dita non vanno.. Magari potevi provare il piano prima e magari studiare un pochino di tecnica tra un programma tv e l’altro.. Allevi suona il pianoforte e i fan vanno in visibilio. Solo i fan però.

 

Allevi dice una cosa interessante. Ha definito la musica classica contemporanea. Beh, non ha mica torto. Cita pure il celeberrimo poeta tedesco romantico Göt e l’ancora più noto filosofo tardoromantico Nič. La musica classica contemporanea è quella che rappresenta il presente: cosa può essere più contemporaneo della musica composta oggi e che adotta le Forme classiche? Non fa una piega, è un sillogismo.

a. forma classica = musica classica

b. musica del presente = musica contemporanea

a+b. musica classica contemporanea

 

Allevi è alto, caspita.. non me l’aspettavo. Avevo messo il microfono troppo basso.

 

Allevi compositore è un minestrone, ma non quello buono della mia quasi suocera.. piuttosto è quello dei cowboy, quelli che poi si facevano il caffè davanti al falò con i calzini usati durante il giorno e mai lavati (se non facendo il caffè). C’è tutto dentro: barocco kitsch, melodico alla Gigi D’Alessio, neoclassico, neomelodico, un po’ di jazz zoppicante, qualcosa di minimalista ma poco e soprattutto tanta confusione. Ecco perché l’album si chiamava “No concept”! Che scemo che sono, era una chiara dichiarazione estetica! Allevi compositore è un minestrone che piace a chi mangia solo ed esclusivamente al fast-food: qualsiasi cosa è meglio del panino di zio MacD. Chi ha provato almeno una volta nella vita il minestrone della mia o della sua quasi suocera non ascolterà più Allevi.

 

Allevi.. ma sì, alla fine sei simpatico e ti invidio: hai fatto i soldi vendendo fumo (visto che anch’io uso i doppi sensi come hai fatto tu oggi?).

 

Io non ce l’ho con Allevi. Il problema non è lui, è il suo pubblico.

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Commenti (25)

  • Elisabetta

    Io ho 22 anni ed ero all’incontro con le mie amiche di università. Forse non ci hai visto?

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  • Gab

    “Non ce l’ho con te, ce l’ho con quello accanto a te che non te butta de sotto”.

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  • Elisabetta

    Hai mai pensato di essere invidioso di Allevi?

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  • Sofia

    “Allevi è simpatico fuori del palco, è normale”. Forse è la frase che più mi ha colpito. In fondo mi dispiace per Allevi, secondo me lui di musica ne sa (altrimenti bisognerebbe riconsiderare la qualità dell’insegnamento nei conservatori di musica italiani, o no?), ma è un uomo sfruttato dagli agenti, che ha iniziato col creare “il personaggio” per attirare l’attenzione mediatica, ma poi non è più riuscito ad uscirne. Il suo sogno però non sarebbe niente male! Ridare alla musica classica la popolarità e l’apprezzamento di molti, troppi anni fa…un sogno che si è schiantato contro le dure leggi del marketing alle quali il signor Allevi ha ceduto. Ma è necessario attaccarlo così ferocemente e disprezzarlo? Innanzitutto dovremmo domandarci: cosa faccio IO per diffondere l’amore per la mia passione (la musica classica)? Questo è abbastanza? Ecco perchè non bisogna disprezzare quest’uomo, semmai provare dispiacere perchè il suo sogno non si è realizzato in maniera qualitativamente ottima, con il risultato che l’amore per la musica classica, specie tra il mondo giovanile, è ancora un traguardo lontano.

    Una studentessa del conservatorio di Verona.

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  • Federico

    Gentile Elisabetta, mi spiace di non avere visto lei e le sue amiche comunque la sostanza non cambia. La claque minorenne-genitoriale con la sciarpa in prima fila, urlante e quasi isterica ad ogni parola del Maestro è una trovata risibile, degna del peggior merchandising. Ce n’era bisogno di trasformare l’evento in un bieco siparietto come in effetti è stato, con tanto di critico musicale, a volte assai duro sull’Arena eni confronti di ben altre esibizioni, e stavolta invece ligio all’inutile compitino (4 domande probabilmente concordate) affidatogli?

    Se ha letto bene le mie considerazioni, dorebbe aver capito che non ce l’ho con l’Allevi compositore ma con l’Allevi pianista (confermo la sua pietosa esibizione, magari riusciamo pure a trovare una registrazione live) e soprattutto con l’Allevi che si erge a Vate della cultura musicale: probabilmente non molti se ne sono accorti ma le castronerie tecniche che ha sparato sono paragonabili al descrivere come sonetto una poesia di Ungaretti. Purtroppo la cultura musicale in Italia non consente alla maggior parte del pubblico di capire ciò che non è una sfumatura ma la sostanza. Quando parla di musica classica contemporanea dice stupidaggini dal punto di vista etimologico, quando parla di Forma idem, quando racconta la sua vita pre-fama pure. Allora finiamola di raccontarci balle e diciamo la verità.
    Allevi è un Clayderman post-litteram italiano, sorretto da una bravissima moglie-manager (legata a qualche azienda importante se non erro, se no mi scuso), che ha colmato un vuoto musicale di livello medio-basso. Anche i film di Boldi e di De Sica hanno avuto e hanno grande successo: questo significa essere invidiosi o definirli Arte?
    Il pubblico poi ha diritto di scegliere e osannare chi vuole, ci mancherebbe, purché non si stravolga la Verità.
    Quando sono a cena con amici competenti in altri campi, di certo non parlo di Ingegneria o Medicina con competenza per cui il mio parere è sempre un semplice parere conscio del mio limite. Perché invece quando si parla di Musica tutti sono competenti e in grado di giudicare tecnicamente un fenomeno? Allevi pianista è mediocre (non studia più, semplice..), Allevi compositore è quello che ho definito nell’articolo (sfido chiunque a dimostrare il contrario), Allevi sul palco è un grandissimo comunicatore con il limite di essere una macchietta scambiata per artista, Allevi venditore è un modello da imitare.
    Con il massimo rispetto, Federico.

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    • franca

      A distanza di qualche anno, direbbe di nuovo le stesse cose su Allevi pianista?
      Io come la maggior parte del suo pubblico, non sono molto preparata musicalmente, ma allevi mi da una cosa importante: l’emozione! e ascoltare la sua musica mi piace.
      Ma tutti questi giapponesi che lo vogliolo nei loro teati allora non capiscono niente!!!!
      Quanto però lei dice “venditore di fumo” a uno che ha studiato tanto, non pensa di esagerare?

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  • Federico

    Sono abbastanza d’accordo su quanto dice Sofia. I musicisti “classici” non hanno fatto e non fanno molto per avvicinarsi al mondo attuale (è pur vero che vi sono anche poche possibilità visto che la diffusione musicale e più in genere culturale passa per i grandi media: poco pubblico, poco audience, poco interesse a mostrarla. Non hanno chiuso anche Passepartout?), anzi spesso si arroccano in nome di una Cultura più elevata. Il mio attacco “feroce” (feroce? mi sembra molto annacquato per la verità..) è in realtà uno stimolo a considerare il fenomeno in modo meno naïve: un personaggio mediatico costruito ad hoc in ogni sua sfumatura (dall’abito alla voce, dai gesti ai discorsi). Non sarebbe male che finalmente, e la proposta la giro alla redazione de “Il ritaglio”, si discutesse in modo serio e oggettivo, ognuno con la sua opinione rispettabile, del ruolo, della fruizione, dei personaggi, dei contenuti, dei motivi, ecc.. della musica attuale. Io nel mio piccolo un corso di “Composizione per la Popular music” lo faccio, e cito pure Allevi ogni tanto.

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  • Elisabetta

    Quali sarebbero le castronerie che afferma Allevi sulla Musica Classica Contemporanea e sulla forma? Immagino avrà letto attentamente il suo testo per esprimere un giudizio così deciso. Le ricordo che questo “personaggio naive” a differenza di Clydermann è diplomato in composizione col massimo dei voti ed è laureato con Lode in Filosofia.
    Sono curiosa.

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    • Ruben Mattia Santorsa

      Sinceramente signora Elisabetta credo che i voti e i “pezzi di carta” non contano. Il pianista Pollini, che sicuramente lei conoscerà, è uscito con un voto abbastanza modesto dal conservatorio e poi ha vinto lo Chopin competition, il più importante concorso di pianoforte al mondo. Aveva 18 anni…
      Federico, dal canto suo parla con una certa cognizione di causa avendo ben 4 diplomi (e si fidi che già farne un paio è davvero difficile) anche lui in pianoforte e composizione. Allevi si sarà anche diplomato con il massimo dei voti, ma perché non si confronta mai con il repertorio classico? Un bel concerto di Ravel o magari una sonata di Beethoven può anche farla… Saremo lieti di ascoltarlo :)

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  • Elisabetta

    Perchè Allevi è un compositore, scrive musica sinfonica. Che sappia suonare il repertorio è indifferente. E’ come chiedere a Puccini di cantare un’aria di Verdi.
    Mi rivolgevo così a Federico perchè ha affermato che le idee di Allevi sulla forma sono castronerie. Non lo sono affatto e vorrei che contestualizzasse il suo giudizio.

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    • Federico

      Va bene, non ci si capisce. Si continua a far notare la mia avversione verso Allevi compositore: ribadisco che non è così. Non voglio ripetermi, basta leggere sopra. Di Allevi musicista contesto il pianismo (il paragone con Puccini non regge: Allevi punta buona parte della sua figura sull’essere pianista-compositore. Accettando la sua poetica compositiva, resta il problema dell’imbarazzo al pianoforte. Intelligente forse Puccini a non cantare?).
      Sarò sofista ma Allevi non scrive musica sinfonica, casomai ha orchestrato (o fatto orchestrare) alcune sue pagine pianistiche: la differenza è notevole, si fidi, ma se anche non si fidasse è così. E’ il pensiero musicale differente, è la sapienza dell’uso dell’orchestra diversa. Anche Ravel ha orchestrato alcuni propri lavori pianistici (cito la “Pavane pour une infante défunte”) ma la resa orchestrale rende entrambe le versioni davvero sublimi dal punto di vista compositivo e timbrico. Non basta dare una volta al flauto e una volta all’oboe per scrivere o far scrivere musica sinfonica etimologicamente parlando. E non ho mai parlato dell’Allevi direttore d’orchestra che un mio caro amico direttore con gli attributi definisce, senza invidia visto che dirige in tutto il mondo, “alzatore di scatoloni” per la sublimità del gesto.
      Sulla Forma, beh quando cita Scarlatti direi che è sufficientemente chiaro: vuole sbalordire il pubblico con termini e sigle ai più incompensibili (bi-partito e soprattutto BI-tematico, sottolineo BI-tematico.. AB AB ecc..) salvo poi citare suoi pezzi che nulla hanno a che fare con essi. Ci manca solo che parlasse di “la minore armonica” e ci scioglieremmo tutti.
      Sull’ossimoro classica-contemporanea non sono certo io a dover spiegare: classico, e lo dice lui stesso, significa che offre un modello ai compositori. E il modello quale sarebbe? L’armonia? I-VI-II-V cioè Gino Paoli.. La forma? strofa-ritornello.. Il pianoforte oggi come strumento classico? Clayderman e Schlachs.. e allora dov’è il modello? Al massimo è contemporaneo, come lo sono Yiruma e Sakamoto (entrambi vivi e vegeti).
      Non mi soffermerei troppo sul diploma in Composizione, avendo il piacere di conoscere tutti i suoi insegnanti da quando era a Fermo a Milano conosco il suo ottimo percorso. Verissimo, il decennio è lungo e difficile (beh, lo so bene visto che l’ho fatto anch’io dai 14 ai 22 anni.. ops, 8 anni..) ma non è univoco nell’indirizzare verso una carriera compositiva: ci si diploma anche senza scrivere e sentire mai un pezzo proprio.
      La laurea in filosofia, per carità, è degna di lode ma cosa c’entra con la Musica, col comporre, con l’essere pianista?
      Dovrei parlare anche di Medicina e Ingegneria ma non mi sento a mio agio in questi campi.

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  • Elisabetta

    Leggo un odio profondo nelle tue parole, e non trovo neanche la voglia di ribattere.

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  • Elisabetta

    Però una riflessione provo a farla: non aver paura di Allevi. La sua storia rappresenta una strada che tu puoi percorrere fino in fondo in maniera personale. Potresti essere tu, domani, a suonare o dirigere la tua musica, e il tuo pubblico amerà ciò che hai scritto, anche se quella nota è sbagliata o quel gesto non è perfetto.

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    • Federico

      Ultimo intervento in questo post, almeno in risposta a Elisabetta.
      L’odio lo vedi solo tu, mi spiace per te: la mia, e forse ciò ti stupirà, è solo una spassionata ed onesta opinione tecnica che ovviamente dai fan viene letta come un attacco demoniaco.
      Chiudo dicendo che mi fa paura leggere “non aver paura di Allevi ecc..”, sembrano le parole di un’adepta. Sono felice di essere “libero” da certi condizionamenti. Buona fortuna nella vita e arrivederci a un altro post nel caso.

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  • Elisabetta

    La tua è una finta “spassionata ed onesta opinione tecnica”, ma si capisce chiaramente che Allevi ti sta sulle palle. Vogliamo parlare del suo pianismo? Si, parliamone. Parliamo del pianismo di uno che ha venduto quasi un milione di dischi di pianoforte solo e che da quattordici anni fa tournèe in tutto il mondo riempiendo i teatri solo col pianoforte. Tu cosa sei stato in grado di fare? Tu chi sei per giudicare?

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  • Federico

    Elisabetta, tieniti pure la tua idea e il tuo idolo, a me non date fastidio né state sulle palle entrambi…
    Però “in tutto il mondo”, spero concorderai, è un eufemismo. Allevi all’estero non lo conosce nessuno. E’ andato a New York al ridotto della Carnegie Hall col suo manager che ha comprato e regalato tutti i biglietti ( http://www.i-italy.org/11474/giovanni-allevi-al-carnegie-hall-successo-o-bufala ), è andato in Cina con l’Expo italiano (non proprio su invito acclamato direi), in Europa, in America, in SudAmerica è un nome ignoto mentre conoscono benissimo Al Bano e Celentano.
    Allevi in Italia è noto soprattutto per:
    1. la pubblicità della Fiat (di Giovanni come attore è più espressivo Rana) ma non punterei sulla musica di una pubblicità per definire grande un artista
    2. l’aver diretto al Senato delle sue musiche (chiaro segno della cultura musicale di chi ci governa)
    3. l’aver diretto l’orchestra Rai nella registrazione dell’inno d’Italia (il celeberrimo salto di sesta maggiore ascendente che apre nuovi orizzonti di sicuro non l’avrebbero evidenziato Abbado o Muti)
    4. l’aver imperversato in tv con servili giornalisti che lo lisciavano pur di cavalcare l’onda
    5. la diatriba a distanza con Ughi
    6. il pianismo approssimativo (non voglio elencare le centinaia di video su youtube in cui da prova di mediocrità tecnica ed espressiva).
    Chi sono io?
    Uno che ha la stessa età e gli stessi titoli (no, ne ho uno in più forse senza contare i concorsi vinti) che ha scelto di fare altro nella vita, sempre in ambito musicale.
    Adesso davvero chiudo con questa polemica a due, inutile e dannosa. Meglio una birra al bar dove magari si potrà discutere di persona ciascuno mantenendo la propria posizione.

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  • Alissa Mailli

    Bo.. dal momento che anch’io ne so di storia della musica (Scarlatti e la sua sonata non sono indicativi di una conoscenza fenomenale della materia, lo sanno un pò tutti)mi farò pagare pure io per spacciarmi da grande musicista/esperto.

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  • Elisabetta

    Alissa, sono convinta che non basti dichiararsi esperti di musica per ottenere un seguito di pubblico, ma devi realmente dare qualcosa. Il discorso di Allevi sulla sonata di Scarlatti, e su come la stessa forma possa essere oggi utilizzata con una ritmica contemporanea è illuminante.
    Lo stesso discorso vale per la forma tripartita bitematica della sua Sonata in Mi bemolle maggiore (pubblicata nello spartito di Alien) e per tutte le altre forme classiche che Allevi continuamente utlizza.
    Stendo un velo pietoso sulle risposte di Federico, soprattutto il discorso per cui è indifferente che Allevi sia laureato in Filosofia. E’ un titolo di studio che lo rende credibile. Grazie alla sua preparazione intellettuale può permettersi di pubblicare un saggio di Estetica come Classico Ribelle.
    Questo episodio getta una luce sulla mancata educazione umanistica e letteraria dei musicisti.

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  • Federico

    “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” (Mt 7,3)

    Ulalà, parliamo della (frequente) mancata educazione musicale degli umanisti e dei letterati? Credo se ne potrebbero vedere-leggere delle belle, e la cosa più oggettiva è che molti dell’una e dell’altra parte sono consci di ciò. Troppo facile scaricare le colpe a noi poveri musicisti con la terza media conseguita a calci nel sedere (non è il mio caso e nemmeno quello della maggior parte dei giovani-medio giovani musicisti). Ah, se verifica, uso quasi sempre il congiuntivo correttamente.

    Il velo pietoso sarebbe da stendere su chi, ignorando di cosa si parla, cita a sproposito termini del tutto impropri. Su 555 sonate scarlattiane, forse una decina sono ascrivibili al bitematismo (la maggior parte, e parlo almeno del 95% è monotematica con vari elementi secondari) e comunque il discorso è molto più complesso di quello che propone il Maestro. Provi la gentile Elisabetta a scrivere “sonata scarlattiana monotematica” in google e vedrà apparire la Vergine di Lourdes..

    Che “Classico ribelle” sia un saggio di estetica è perlomeno un eufemismo. Le consiglio, vista che si diletta in letture impegnate, il pamphlet di Alessandro Trocino (giornalista del Corriere della Sera, non del Giornalino parrocchiale) “Popstar della cultura – La resistibile ascesa di Giovanni Allevi, Andrea Camilleri, Mauro Corona, Beppe Grillo, Carlo Petrini e Roberto Saviano” che mica smonta tutti i suddetti ma li analizza in modo abbastanza oggettivo e provi a dire chi risulta essere il meno irresistibile.

    Sulla laurea in filosofia, evidentemente “non mi sono spiegato”. Io non nego la sua credibilità culturale (messa a dura prova però quando giustifica le proprie posizioni artistiche) quanto il nesso tra Allevi filosofo e Allevi musicista: se il primo può, nel caso, essere paragonato a un ristorante di medio livello, il secondo per produzione e livello culturale del prodotto è poco meno di un fast-food. Forse la tesi sul nulla è stata una scelta azzeccata..

    Termino, perché ormai siamo alla noia, ripetendo che ciascuno è libero di ascoltare ciò che vuole e gli piace, di difendere i propri idoli come meglio sa (e può), ma che l’oggettività è sinonimo di competenza. Ah, ieri sera a cena mi sono lanciato nell’asserire che la nafazolina è un vasocostrittore (l’avevo letto in internet!!!).

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  • Giovani Allievi

    “..e questo sia suggell ch’ogn’uomo sganni ”
    (Dante, Inferno XIX)

    Inizio dalla definizione di musica classica contemporanea: non ho capito se l’apprezzamento verso la definizione di Allevi fosse ironico oppure serio. Ad ogni modo partiamo dall’etimologia e dall’uso comune del termine classico per dire, da un lato, che questo termine deriva dal latino classicus, da classis, con riferimento alla classe di antichi romani di cui facevano parte quelli più facoltosi e ricchi. Il termine fu usato in seguito per indicare qualcosa di distinto e degno di esempio, per poi definire un modello prestigioso (ho copiato e incollato da wikipedia, per comodità ); in secondo luogo, ricordiamoci che detto termine si riferisce propriamente a un preciso periodo della Storia della Musica ossia il cosiddetto classicismo viennese, per cui ogni altra accezione in senso strettamente musicale è un po’ vaga. Se invece restiamo sul primo significato, a questo punto chi ha deciso cosa sia “distinto e degno di esempio”, in campo musicale? A mio avviso la questione è molto semplice, ossia: sono distinte e degne di esempio opere che brillino per grande attrait estetico (=bellezza pazzesca della melodia o della timbrica/strumentazione etc., impatto) ovvero opere che si distinguano per una notevole elaborazione formale, ovvero infine opere che si distinguano per entrambe le caratteristiche. E’ insensato parlare di forme classiche riprese da un linguaggio “contemporaneo” in quanto ogni discorso sulla forma è sempre relativo e, di fatto, esistono tante forme quanti sono i brani musicali, il resto sono soprattutto schematizzazioni a posteriori. Quel che importa non è che ci sia questa o quella forma, ma che ci sia “una forma” (anche a forma di pera, ad esempio, o di banana o di ananas, perché no?).
    Sul pianismo non mi soffermo più di tanto perché mi stressa talmente tanto l’attuale mondo concertistico della “colta”, dove se uno sbaglia una nota è in odore di fucilazione, che mi viene un senso di umana pietà e com-passione al solo udire che un suonatore di piano possa un po’ pastrocchiare o avere “i diti” un po’ arrugginiti.. Per cui preferisco su questo tema stare in un angolo e non mettermi a discutere né coi sostenitori né con i detrattori, perché la questione mi impressiona troppo. :-)
    Se c’è qualcosa da ridire in tutto ciò a mio avviso è soprattutto una, ossia che forse un suonatore e compositore di piano contemporaneo potrebbe risparmiarsi tanti discorsi sulle forme musicali e sull’analisi a vari livelli dei suoi pezzi, e limitarsi a suonare e basta (e questo penso anche per altri generi e ambiti musicali): l’essere è, il non essere non è.. Quel che c’è sarà evidente per sé, quel che non c’è non lo sarà neanche se perdi un’ora per spiegarlo.
    Concludendo, questo vale anche per Allevi stesso e ogni discorso di apprezzamento o critica che gli si possa fare.. Sarà banale, ma nella vita in fondo è tutto un “de gustibus”, anch’io magari potrei pensare di essere un elemento “classico”, ma proprio nel senso di “distinto e degno di esempio”, preferibile, che funge pure da modello.. Tuttavia non tutti possono pensarla alla stessa maniera, ma di fatto che io abbia grandi estimatori o che mi si preferisca qualcun altro, non cambia nulla della mia sostanza.. Se fossi una fetecchia e un bluff, quello resterei, come viceversa se fossi un diamante.. Probabilmente non sono né l’uno né l’altro come la maggior parte delle persone e delle cose (a prescindere dalla mia propria opinione sull’essere un diamante, ovviamente :-) ), ma riconosco a ciascuno il diritto di considerarmi l’una o l’altra cosa, oppure una via di mezzo se preferiscono. Sul minestrone invece, sarebbe interessante dissertare: trattasi di minestrone di verdura? In pezzi o in crema? Con pasta o senza? etc. Questo argomento ha davvero suscitato il mio interesse, perfino più di Allevi. Comunque, passando di qua per tornare ai gusti, io ad esempio ho sempre preferito la pastasciutta, tanto che nella mia prima infanzia feci carte false per ottenerla a dispetto dell’odiato minestrone, salvo poi tornare ad apprezzarlo moderatamente nell’età adulta. Anche i nostri stessi gusti cambiano, è pazzesco.. Io ho sentito Allevi una volta e rispetto a come me lo immaginavo mi è abbastanza piaciuto, poi non l’ho più sentito né ascoltato perché non mi interessava per nulla, infine ho letto alcune partiture e le ho trovate a tratti “abbastanza carine” (con scelte di accompagnamento alla mano sinistra che io sovente cambiavo perché non mi suonavano bene a livello “contrappuntistico”), e a tratti “imbarazzanti”. Tutto lì. Ma quest’ultimo cenno non ha nulla a che vedere col fatto che a uno “piaccia” o no Allevi, appunto quest’ultimo e solo quest’ultimo era un discorso tecnico.

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  • Giovani Allievi

    Ah, forse dovevo aggiungere un paio di cose a mo’ di chiosa: riguardo al discorso sulla forma/forme non intendevo minimizzare la gaffe che è stata riferita, di Allevi, ma sottolineare che alla fine non è neanche la forma “in sè”, che determina il valore dell’opera musicale (e che tra l’altro quanto a forma/forme è stato sperimentato ormai di tutto, per cui fa quasi tenerezza sentir parlare di forme bipartite o che –che poi che gliene frega alla gente di queste infos? :-) ); riguardo al discorso sul fatto che non ho più ascoltato Allevi perché “non mi interessava” intendevo dire, invece, che per la sua musica (sempre dal mio punto di vista, ovviamente) userei il seguente aggettivo, ossia “anodina” (nel senso di “indolore” ..) , in altre parole “acqua fresca”. Non è neanche argomento su cui dibattere a mio avvisto, questo dico. E’ musica.. Innocua, insomma. Infatti, il vero “quid” dei dibattiti è, come affermavo, la veste con cui viene presentata questa musica appunto innocua e che non ha nessuna portata rivoluzionaria, né reazionaria. Non fa del male a nessuno, a nessuno giova. E’ lì, come tante cose. E nel dire “abbastanza carina” (a tratti) intendevo proprio questo, che se uno ha un livello di “impegno all’ascolto” piuttosto “easy”, l’ascoltare una musica “carina e piacevole” può essere l’ideale. Quindi in questo senso ha una sua ragion d’essere. L’importante è non confondere tutto ciò con presunte portate epocali o rivoluzionarie della cosa. A me, per esempio, ha fatto molto più effetto il discorso sul minestrone, come accennavo anche prima. :-) Ma questo dimostra anche che ognuno ha i propri livelli di “impressionabilità” :-)

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  • Giovani Allievi

    :-) Immaginavo che non sarebbe piaciuto.. Lo stile “medio” non è più di moda, purtroppo
    :-) Ad ogni modo erano scritti entrambi molto bene (questo per dire che la “forma” invece alla fine conta, e smentire le mie stesse affermazioni :-) Volete che dica che molto di ciò che fa Allevi è nulla più che un mediocre piano-bar, e che alcuni punti delle sue partiture sono come alcuni degli esercizi (meno riusciti) del Beyer? Ecco, lo dico. (E lo penso, anche :-) Contenti? :-)

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    • Ruben Mattia Santorsa

      Signor Giovanni Allievi non capisco il suo commento mi scusi :) Cosa non ci è piaciuto? I suoi commenti sono stati entrambi pubblicati in maniera integrale senza nessuna modifica! :) Ho forse capito male? Anche questo commento è stato pubblicato senza modifiche :)

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      • Giovani Allievi

        Ho appena lasciato un altro commento, forse ho capito male il funzionamento del sito? Mi riferisco al punto in cui c’è scritto “Rating” e poi i “votes”: non si riferiscono forse a delle opinioni positive (+1, +2..) ovvero negative (-1, -2..) sul commento? Se ho capito male questa dinamica attendo eventuali chiarimenti, molte grazie

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  • Giovani Allievi

    Io penso che quando la gente si mette a litigare non è mai un fatto positivo, se poi si litiga per un pianista e per musica di questo genere gli si sta dando fin troppa importanza. Era anche questo il senso degli ultimi articoli, quello di stemperare e ironizzare un po’, perchè anche la “demonizzazione” altrimenti può rischiare di creare dei miti là dove proprio non ce ne sono, come nel caso di Allevi. Chi non li ha graditi forse non ha colto questa intenzione, comunque. Del resto anche in televisione siamo ormai abituati a persone che si scannano verbalmente (e non, a volte :-) per motivi spesso pretestuosi, e tutti mostrano un tale accanimento nel sostenere le proprie posizioni.. Chi se ne sottrae usando ironia è spesso visto come una persona o strafottente, o qualunquista, o qualcuno che vuole sminuire l’importanza delle questioni, mentre non sempre è così. Talora è solamente un modo per riportare le questioni a una dimensione più misurata, ed evitare appunto eventuali mitizzazioni “e contrario”. Ad ogni modo ho votato anch’io contro i miei stessi articoli, tanto per dire quanto mi importava di quel che ho scritto.. Se avessi voluto esprimere dei concetti molto chiari con serietà avrei usato qualche argomentazione in più, o avrei approfondito ad esempio il discorso sulla forma che invece ho lasciato lì senza spiegare nè concludere (cosa che non ho intenzione di fare neanche ora, ma che farò se qualcuno lo dovesse richiedere). Spero di raccogliere, infine, almeno un “meno dieci”, quanto a commenti negativi. :-) Conto su di voi dunque, votatemi :-) Saluto caramente tutti coloro che hanno partecipato a questa discussione

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