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La Sera di Rainer Maria Rilke

 

Ad ottantacinque anni dalla sua scomparsa, proprio il 29 dicembre, vorrei ricordare un poeta austriaco che per la sua poesia, per i temi e per il  pensiero ha meritato un ruolo di primo piano nella letteratura tedesca ed europea: Rainer Maria Rilke. Tuttavia credo anche che ingabbiare questo elogio nelle solite frasi accademiche (su di un sito leggo “egli è considerato il maggior poeta di lingua tedesca del Novecento”) ci allontani da lui. Per questo motivo vorrei parlarne descrivendolo a partire dai suoi stessi versi e dalle impressioni che questi producono in noi, lettori attenti e famelici di sempre nuove suggestioni. Fra l’altro, la poesia che ho scelto pare ritagliata su misura al periodo invernale in cui ci troviamo, un momento di unione e di condivisione per le persone sotto le fredde luci natalizie: si intitola “Viene da lontano la Sera” e ne riporto qui di seguito i versi.

                                                                 Viene da lontano la Sera, camminando

   per la pineta silenziosa, innevata.

Poi preme contro tutte le finestre

le sue guance gelide; ed in silenzio origlia.

Si fa silenzio, allora, in ogni casa.

Siedono i vecchi, meditando. I bimbi

non si attentano ancora ai loro giochi.

Cade di mano alle giovani il fuso.

 La Sera ascolta, trepida, per i vetri;

tutti -all’interno- ascoltano la Sera.

Se volessimo ricostruire lo scenario in cui si svolge l’azione potremmo immaginare il poeta seduto al camino in una casa coperta di neve, mentre fuori lentamente cala la notte. Egli vuole osservare e descrivere l’effetto che questo momento della giornata provoca sulle gente, dal vecchio al bambino. Già nella scelta del luogo scopriamo che Rilke è un poeta di raffinata e morbida dolcezza: egli disegna con le parole un paesaggio invernale innevato, tipico di quei paesi nordici che visitò durante la sua vita e che devono aver lasciato un segno indelebile nella sua mente e nel suo cuore. Tutto sommato ancora oggi, dopo ottantacinque anni da Rilke, i bambini sognano paesaggi innevati come un luogo di divertimento e spensieratezza in cui si lasciano da parte gli affanni e le fatiche. In questa serenità c’è posto per lo stare insieme in famiglia: nella casa sono radunati vecchi e bambini e, guarda caso, non compaiono lavoratori impegnati e indaffarati nelle loro attività. Inoltre questa comunità domestica permette a Rilke di enfatizzare le azioni della Sera: non è più un bambino solo ad accorgersi di lei, ma una intera famiglia in un sentimento corale.

La Sera è ritratta come una signora che avanza lentamente nel villaggio e, silenziosamente, cammina verso le finestre ad ascoltare le conversazioni, furtiva e misteriosa come fosse un ladro: Rilke sceglie di creare per lei una vera personalità fatta di curiosità, lentezza, segretezza. Se avesse scritto queste stesse parole nell’Europa meridionale senza menzionare il termine “sera” avrebbero potuto facilmente scambiarla per la befana che, silenziosa, passa davanti ad ogni porta. Ma la personalità della Sera fa sì che anche le persone nelle case la trattino come una persona umana: tutto si ferma e tutti si mettono in ascolto, percependo che qualcuno all’aperto li sta ascoltando e preme per entrare. Trovo che l’immagine finale sia allo stesso tempo chiara e poeticissima: la Sera ascolta curiosa la gente e la gente, sentendosi osservata e desiderata, ascolta ciò che fa la Sera. Anche lei condivide qualcosa con le persone, anche lei partecipa di un nucleo famigliare riunito attorno al fuoco proprio perché è lei stessa ad avercelo unito. Anche la misteriosa Sera è parte della comunità.

Il sentimento della gente che traspare da queste parole è la quiete ed il riposo: siamo distanti anni luce (seppur gli anni effettivi non siano neanche poi tanti) da quel dinamismo fortissimo dei personaggi del “Sabato del villaggio” leopardiano. Là si avvicina la sera e tutto s’ accelera: la giovane torna dalla campagna con fiori, le vecchie si ritrovano a far filò e a raccontare storie, l’artigiano è indaffarato a concludere entro notte le sue commissioni. Qua avviene il contrario: il lento calare della Sera è come un freno che rallenta tutte le attività fino alla quiete ed al silenzio. In Leopardi respiriamo i profumi, sentiamo i rumori e vediamo nella nostra mente i colori della scena; in Rilke traspare solo il bianco della neve, il freddo delle guance della Sera contro la finestra ed un silenzio carico di attesa e di ascolto.

Infine vorrei spendere una parola sul secondo protagonista della scena: la gente rinchiusa nelle case. L’atteggiamento di queste persone è a metà strada tra due sentimenti contrari. Da un lato percepiscono lentamente l’arrivo della Sera e la temono; ne temono il freddo che le temperature invernali dei paesi nordici sanno portare. Dall’altro lato la riconoscono come una vecchia amica che li accompagna sempre; ne ascoltano l’arrivo e, seppur in silenzio, sanno cogliere questa sua ansia di partecipare al raduno famigliare. Infondo sanno che la Sera invernale è solo passeggera e che presto tornerà la bella stagione. Rilke stesso ha questa convinzione e la sintetizza nelle sue “Lettere ad un giovane poeta”, dicendo che il buon poeta è come un albero che “resiste fiducioso ai grandi venti della primavera, senza temere che l’estate non possa venire”.

Quindi lasciatemi parafrasare Rilke nell’augurarvi buone feste di Natale e buon anno nuovo: anche davanti alle difficoltà che ci aspettano individualmente e collettivamente ricordiamo sempre che esiste un “dopo” ed impegniamoci a renderlo il migliore possibile. Auguri…

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Commenti (2)

  • marmar

    Rilke, questo poeta errabondo, ha finalmente trovato una casa: il WEB con le sue rotte astrali.
    Cinquant’anni fa lo incontravo nelle biblioteche; ora è lui che entra nella mia stanza, quasi quotidianamente, ed è sempre il benvenuto ed ha parole con significati sempre nuovi, anche se già cento volte ascoltate.
    “La sera”, una poesia che fa trattenere il respiro perché qualcosa si è percepito, o almeno sembra; poi tutto riprende a scorrere come prima; proprio ciò che accade in questi giorni di festa quando si abbia la ventura di alzare per un attimo lo sguardo sopra la corrente di colori e di voci.
    In gioventù mi provai a riprendere il metro di questo adagio: mi affascinavano tema e ritmo; ne sortirono questi versi:

    La sera da lontano viene,
    leggera, fra innevati abeti,
    e poi, origliando, preme
    le sue vernali guance ai vetri.

    Le case spengono i rumori;
    il vecchio medita le età;
    la madre s’ammanta di maestà;
    i bimbi lasciano a metà
    i giochi e l’arcolaio ristà.
    La sera spia l’intimità
    e intimità spia il mondo fuori.

    Ora, avanti negli anni, ma sempre succube della poesia di Rilke, ho tentato di fare mia quella piccola cosa bella che è “La vita di Maria”, quindici poesie scritte esattamente cento anni fa a Duino; sono uscite in questi giorni, proprio come un augurio natalizio, grazie alla Casa editrice “Il Cerchio”.
    Il 2012 si apre dunque nel segno di Rilke, un segno che sa guardare con tanto accorato amore a questa inquieta terra.
    Grazie a chi ce lo addita.
    marmar

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  • Luca Burzelli

    Grazie del commento..Partire nel segno di Rilke, onore ed onere, è un presagio favorevole, oserei dire, in un momento come questo in cui si sente disperatamente il bisogno di arte vera.

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