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La società distopica: Brazil, di Terry Gilliam (1985), terza e ultima parte

In quasi tutti i film di Terry Gilliam il protagonista è un uomo fuori dal tempo e dal mondo che lo circonda, più vicino alla dimensione spirituale che non a quella materiale (vedi La leggenda del Re pescatore) e che di conseguenza vive la sua vita “incarnata” con grandissimo disagio, sognando situazioni parallele nelle quali si possa librare in volo, affrancato da ogni costrizione.

Brazil è l’epopea di un uomo che sogna sempre un mondo diverso, fatto di amore, libertà e spazi aperti in contrasto con una vita di carne fusa al metallo e all’elettronica, in cui tutto è meccanizzato e sotto controllo per impedire allo spirito di avvicinarsi alla propria reale dimensione. L’antieroe, protagonista della narrazione, ha la peggio: per aver sognato, predicato e combattuto per realizzare il proprio sogno, viene ucciso. Ma è proprio con la morte che, paradossalmente, si realizza perchè “resuscita” alla dimensione che ha sempre incontrato nei suoi sogni, si libera del fardello di un corpo soggetto alla catene del mondo circostante e finalmente acquisisce le ali per trascendere alla vita vera, la vita sognata. Di qui il sorriso serafico con cui si conclude la sua vita terrena. Ogni singolo dettaglio del film non fa che rimandare a questa sensazione, con un’ironia che spazia dal cinico al grottesco quando si tratta di evidenziare le brutture della vita terrena, al sarcasmo forse autoconsapevole quando invece si tratta di mostrare la dimensione del sogno nel quale la musica e il titolo trovano la loro collocazione ideale e ci ricordano con graffiante lucidità che tutto ciò potrebbe essere reale.

Un esempio moderno di questa condizione lo si trova proprio nel Brasile, la terra dove gli uomini si librano in danze leggere incuranti di tutto ciò che li circonda, per poi ripiombare nella miseria più nera della carne, del metallo e della terra. Brazil è la storia di un’anima che lotta per liberarsi dalla propria condizione di prigionia e trova questa libertà non in una società, una politica, un governo o un mondo migliore, ma semplicemente in un mondo superiore in cui per definizione non ci siano confini, costrizioni, legacci, paure. Il tutto ci viene raccontato con quel misto di malinconia e di festosa allegria che è proprio il simbolo della terra brasiliana, dove anime piene della propria reale essenza spesso si elevano, danzano e volano sopra un mondo di miseria e orrore in cui sono destinate a precipitare ben presto. Ma per quei pochi, brevissimi momenti, sono libere di essere sè stesse.

Brazil è dunque un film denso di orrore e delicatezza allo stesso tempo, poetico e terribilmente realista, con delle oasi oniriche e comiche che controbilanciano la pesantezza della situazione e un sottofondo grottesco che permea gran parte dell’opera. C’è molto da imparare dalla visione di una simile pellicola: la società distopica non è un futuro remoto, ma un presente imminente, concreto e possibile.

Paese: Gran Bretagna

Anno: 1985

Durata: 131 min

Colore

Genere: fantascienza, grottesco, commedia nera, drammatico

Regia: Terry Gilliam

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Rating: 5.0/5 (1 vote cast)

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