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Metronomy, The English Riviera (2011)

I Metronomy sono diventati pop. Le loro canzoni contengono linee vocali e armonizzazioni di grande carattere, grazie agli innesti dei due nuovi elementi: Anna Prior (batteria e voce) e Gbenga Adelekan (basso e voce in falsetto) che completano le creazioni musicali di Joseph Mount (chitarra, piano e voce) e Oscar Cash (tastiere, sax chitarra e voce). Le linee di basso sono coinvolgenti e spesso monopolizzano la scena live, sovrastando la chitarra effettata, una stratocaster bella squillante e le tastiere incalzanti. Si potrebbe dire che ricordano vagamente i Phoenix, ma con una batterista che, per estetica e raffinatezza del tocco, aggiunge ulteriore classe alle composizioni e un bassista di colore davvero azzeccato. Dal vivo le loro canzoni servono fondamentalmente a fare ballare il pubblico.

Il disco si apre con un’intro affidata a versi di gabbiani e suoni di spiaggia della riviera inglese per poi scivolare verso il primo pezzo suonato, ‘We Broke Free’, lento dalle dolci melodie, synth di ampio respiro e batteria che alterna charleston e ride. La terza traccia è alquanto minimalista, ma è una dolce canzonetta orecchiabile in duetto di voci maschile e femminile. Piacevole, rimane in testa. La quarta traccia è il singolone che li farà balzare nei primi posti delle classifiche inglesi. 

‘The Look’ farebbe venir voglia di ballare anche a un asociale. True story. ‘She Wants’ contiene un basso ipnotico, voci in falsetto, chitarre in levare, con qualche sfumatura indie-rock. ‘The Bay’ è un pezzo bello e trascinante, abbastanza elaborato nell’arrangiamento e complementare alla linea di basso piacevolmente monotona. ‘Loving Arm’ aggiunge eleganza al generale andamento cadenzato di questa produzione. Personalmente trovo che ‘Corinne’, canzone nella quale i BPM si fanno più elevati, sia il pezzo pù interessante. Tastiere, voci e chitarre si combinano alla perfezione in un crescendo sonoro che sfocia in un trascinante assolo di chitarra. Gli ultimi due brani sono i più lunghi. ‘Some Written’ e ‘Love Underlined’. Il primo è lento e arioso, quasi consolatorio, il secondo un po’ ossessivo, con la batteria sincopata e un apprezzabile impasto vocale.

Sono favorevolmente impressionato da questo disco dei Metronomy, che a mio avviso hanno guadagnato in maturità e anche in estetica con la formazione a quattro. Dal vivo li potete ammirare mentre indossano un cerchio luminoso sul petto che si illumina durante alcuni momenti particolarmente coinvolgenti dell’esibizione. Un cenno di particolare apprezzamento alla batterista dai capelli rossi. E non dimentichiamo il simpatico negrone occhialuto: quelli il ritmo ce l’hanno nel sangue.

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