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Quello strano cd Verde

Il pacco è piccolo, e stranamente arriva senza problemi, intatto. Lo apro. Contiene una specie di cd, verde. Roba strana per i miei soliti gusti musicali che prediligono la classica. Un faccione sulla copertina di cartone mi fissa con fermezza, immobile. Resto a guardarlo per un po’. Dopo le dovute presentazioni informali con l’individuo che mi guarda silenzioso inizio ad ascoltare i brani. Buona parte del messaggio del disco è spiegato,

Copertina cd verde
Copertina cd verde

 o almeno suggerito, sulla copertina. “I hate YOU everybody, I love YOU everybody.” Tu pensi subito: è un controsenso, forse poetico, ma pur sempre un controsenso. Poi ascolti la musica e capisci che non sono frasi discordanti ma semplicemente complementari. “Everybody” è il denominatore comune che permette di tralasciare in parte l’amore e l’odio. Tutti. Ed è in questa parola che ho trovato la mia personale chiave di lettura della musica di Elf. Tutti. Sarebbe riduttivo etichettarli in un solo genere: jazz, raggy, rock progressivo, heavy metal. Si trova un po’ di tutto, ma non come un pasticcio della domenica dove la mamma mette tutti i resti della settimana. Si trova un po’ di tutto, ma in maniera elegante, raffinata, ma soprattutto nitida. Sarebbe semplice ma anche estremamente sbagliato dare l’aggettivo “angosciante” alle loro note, perché più che angoscia, appena il disco parte nel computer, io inizio a viaggiare. L’angoscia  arriva, è vero, ma non sotto forma di peso da sostenere, ma come compagna di viaggio. Un viaggio particolare. Se chiudi gli occhi non riesci ad immaginare montagne, boschi, spiagge e belle ragazze. Si va oltre. Avviene l’apertura di una delle  porte percettive di cui Huxley parlava. La musica ti porta dovunque tu voglia andare, facendoti però vedere quello che vuoi sotto una luce diversa. Il pentagramma non è più un semplice pentagramma ma un mezzo di stenografia dell’anima. Difficile immaginare colori chiari durante l’ascolto. Le tenebre ti avvolgono, ma non fanno paura perché sono tenebre pensierose e non malvagie. I brani si susseguono. L’utilizzo delle chitarra distorte e di sonorità non familiari per chi non ascolta questo genere di musica trasmettono un senso di bisogno. Ed è forse il punto culminante di questo disco è proprio il bisogno: il musicista vuole dirci qualcosa, comunicare a tutti un loro pensiero e, forse, anche le loro paure. La voce di Samuele Palazzolo non è mai del tutto nitida, non canta nel senso comune della parola, ma racconta attraverso piccoli frammenti melodici. Non è un crescendo di emozioni, ma un continuo ed implacabile pungolamento di esse. Non c’è tregua in questo viaggio. Nessuna fermata, nessun autogrill. In quei 40 minuti scarsi non senti il bisogno di fermarti e anche la conoscenza del tempo diventa secondaria ed esso non è più calcolato in base ai secondi che si susseguono, ma alle emozioni che continuano a fluire. Un disco da ascoltare sicuramente, anche se forse lascia perplessi questo modo di esprimersi così inusuale.
Una volta finita la musica riguardi quel faccione ombroso su quella copertina verde. Elf. Io non ho visto elfi e folletti, ma ho visto tante altre cose, semplicemente ascoltando la musica e senza la necessità di prendere sostanze stupefacenti. Poi chissà, dopo aver letto questa recensione il musicista mi chiama e mi dice: “Veramente io non ho  pensato nulla di ciò che hai scritto.” Potrebbe essere così, ma io ho provato e sentito tutte queste cose. Può anche non piacere questa musica. Però ci spiega tante cose che noi non vogliamo sapere. Non si può dare un voto, sarebbe superfluo e “fuori stile”.
Bisogna ascoltarlo. E prepararsi a viaggiare.

Il cd è scaricabile al seguente link: http://www.mediafire.com/?6g6scce0ugak7hw

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Quello strano cd Verde, 4.0 out of 5 based on 4 ratings

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