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Scoperte le più antiche pitture etrusche a Tarquinia nell’area della Doganaccia nella necropoli dei Lucumoni

Durante la terza campagna di scavo effettuata ad agosto dall’Università di Torino, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale e diretta dal Prof. Alessandro Mandolesi, etruscologo, in un settore principesco della necropoli del sito etrusco di Tarquinia, è stata ritrovata l’anticamera di una grandiosa tomba a tumulo che conserva al suo interno i resti di un raro intonaco alabastrino del settimo secolo a.C., decorato probabilmente con le più antiche pitture etrusche, scoperte fino ad oggi presso il sito. Gli scavi hanno riportato alla luce un grandioso ingresso costituito da una gradinata a cielo aperto relativo al tumulo della Regina che, insieme a quello del Re, rappresentano una monumentale coppia di sepolcri che caratterizzano la necropoli etrusca in area detta della Doganaccia . La stanza è rivestita di un intonaco bianco realizzato con gesso alabastrino, secondo una tecnica conosciuta nel Vicino Oriente e costituisce un particolare esempio di rivestimento murario, sino ad ora sconosciuto in Etruria, forse realizzato da artigiani provenienti dal Levante mediterraneo: infatti, come il tumulo del Re, anche quello della Regina si ispira a una modalità di tombe reali omeriche conosciute a Cipro ed è probabile che all’origine di questa tipologia di tomba a tumulo ci siano maestranze del Mediterraneo orientali, giunti a Tarquinia all’inizio del VII secolo a.C. I dipinti sono peraltro stati realizzati in un ambiente aperto che precede la camera funeraria, e quindi accessibile e destinato alle cerimonie sacre. Per un caso fortunato ho avuto modo di conoscere e parlare con l’archeologo Prof. Mandolesi e il suo gruppo di lavoro appassionato e dall’entusiasmo coinvolgente. Accompagnati dall’etruscologo prof. emerito Giovannangelo Camporeale dell’Università di Firenze, insieme ad alcuni studenti dei Licei veronesi, abbiamo visitato il sito del tumulo del Re e della Regina. Il Prof. Mandolesi ci ha comunicato che il tumulo della Regina era stato richiuso il giorno prima e sigillato perché non c’era la possibilità di continuare il lavoro, nonostante l’importanza della scoperta. E’emersa in tutta la sua drammaticità la situazione dell’archeologia in Italia e degli archeologi costretti a fermare i lavori per mancanza di fondi, sempre precari e con futuro incerto. Il passato quando emerge ci emoziona e ci stupisce ma occorre soprattutto continuità nella ricerca e un sostegno economico costante. Come si legge sul Blog tenuto dall’archeologa Teodora: “l’Italia sarà in grado di distruggere con le sue stesse mani tutto il patrimonio artistico che possiede senza dare importanza a una disciplina come l’Archeologia .

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