The Truman Show, di Andrew Niccol (1998) Reviewed by Momizat on . Paese: USA Anno: 1998 Durata: 103 min Genere: commedia, drammatico Regia: Peter Weir Soggetto e sceneggiatura: Andrew Niccol Andrew Niccol è un regista nato in Paese: USA Anno: 1998 Durata: 103 min Genere: commedia, drammatico Regia: Peter Weir Soggetto e sceneggiatura: Andrew Niccol Andrew Niccol è un regista nato in Rating:
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The Truman Show, di Andrew Niccol (1998)

Paese: USA
Anno: 1998
Durata: 103 min
Genere: commedia, drammatico
Regia: Peter Weir
Soggetto e sceneggiatura: Andrew Niccol


Andrew Niccol
è un regista nato in Nuova Zeldanda e conosciuto nel mondo per la sceneggiatura del celebre lungometraggio “The Truman Show” uscito nel 1998 e interpretato dal versatile Jim Carrey che si ritrova a essere protagonista, a sua insaputa, di un reality televisivo incentrato sulla sua esistenza che va in onda 24 ore su 24.

Il narratore interno del film è colui che interpreta il ruolo del regista e che gestisce e organizza le riprese della vita di Truman da quando è nato fino al momento in cui la narrazione ha inizio e cioè nel giorno 10909 della vita del protagonista. Il narratore spiega, in un’intervista che rompe l’illusione scenica già all’inizio del film, gli aspetti concreti e pratici della gestione del colossale reality show: “All’inizio c’era una sola telecamera, nell’utero della madre. Ora, dopo quasi 30 anni di trasmissione ininterrotta, si tocca quota 5.000. Ci sono telecamere infilate ovunque: nel temperamatite, dietro il frontalino dell’autoradio, nel bidone della spazzatura del vicino di casa… Dappertutto, in modo da non perdere neanche un momento della vita di Truman (tranne quelli spinti, si vede solo il vento nelle tende). Il set in cui Truman “vive” è, dopo la Grande Muraglia, la seconda opera dell’uomo visibile dallo spazio (in realtà la Grande Muraglia non si vede, dallo spazio, ma non ha importanza). È stato costruito esattamente dietro le colline di Hollywood, ed è in grado di simulare perfettamente ogni momento della giornata ed ogni situazione climatica. Il sogno di ogni produttore cinematografico.”

La cittadina fittizia in cui sono ambientate le vicende, Seahaven, si trova su di un’isola, espediente trovato dalla produzione per impedire a Truman di andarsene insieme al trauma infantile, procuratogli volontariamente e per finta, di aver perso il padre durante una gita in barca, cosa che gli provoca terrore all’idea di imbarcarsi nuovamente. Solo che, per quanto ci si possa stare attenti, gli incidenti accadono sempre, specialmente su un set televisivo. Può capitare che un riflettore cada, che una comparsa combini guai, oppure che un mitomane voglia salutare la mamma in diretta TV.. e cosa succederebbe se Truman aprisse la porta sbagliata e vedesse un set televisivo con degli attori in pausa, al posto dell’ufficio aziendale che si aspettava? Nel film succede questo e tutta una serie di eventi che minano progressivamente le certezze del protagonista fino ad illuminarlo, nel finale, sulla verità.

In uno show come questo, che si presta a critiche e attacchi da parte di chiunque per il basso contenuto morale dell’idea portante, può anche capitare che si infiltri qualcuno che vuole avvisare Truman di ciò che sta succedendo veramente (la ragazza di cui si innamora e della quale cerca segretamente di ricostruire il volto utilizzando dei ritagli di giornale sovrapposti). Per uno come lui, che quando alle elementari la maestra chiedeva “cosa vuoi fare da grande?” rispondeva “l’esploratore”, è estremamente frustrante essere confinato su quella squallida isoletta, anche se il (finto) giornale locale la definisce “il posto più bello del mondo”. Quell’amore giovanile lo porta a voler emigrare alle isole Fidji e sarebbe pronto a mollare tutto per farlo, ma in un modo o nell’altro non ci riesce mai. Il regista riesce sempre a impedirglielo. Ma la nuvoletta fantozziana che fa piovere solo su di lui, le persone che passano continuamente davanti a casa sua per poi girare l’angolo e tornare indietro lo spingono ad architettare la fuga, perché persino lui capisce che non sono esattamente cose normali.

Tutte queste macchinazioni e falsificazioni possono ricondurre all’universo creato da Orwell nel suo romanzo 1984, e anche se in chiave umoristica e moralistica, vogliono fare da specchio alla realtà televisiva attuale che vuole vendere al pubblico finzioni costruite a tavolino per soddisfare l’esigenza voyeristica delle masse e per esorcizzare in loro l’ansia e l’inquietudine che la società consumistica, propagandistica e inafferrabile per la velocità con cui si evolve, suscita nelle persone. Così come in Brazil di Terry Gilliam, anche se in tono più scherzoso e leggero, il protagonista si costruisce una possibilità di fuga, che nel film di Gilliam è onirica, mentre in The Truman Show è fisica, e si compie con la traversata finale in barca fino al “limite del mondo”, un muro azzurro che rappresenta la volta celeste su cui va a sbattere l’imbarcazione di Truman, e dal quale egli esce attraverso una porticina apparentemente invisibile. Una fuga dalla prigione dorata e una ricerca del proprio io nella quale Truman si serve di tutta una una serie di espedienti, segreti per il protagonista ma in verità costantemente sotto gli occhi di tutti, che alla fine faranno il tifo per lui. Questi espedienti verranno utilizzati per organizzare la progressiva separazione con il mondo finto e realizzare il percorso di conoscenza di sé che lo porterà a fare luce sulla propria condizione esistenziale.

Voto: 8 su 10

Attori:
Jim Carrey: Truman Burbank
Laura Linney: Hanna Gill/Meryl Burbank
Noah Emmerich: Marlon
Ed Harris: Christof
Natascha McElhone: Lauren/Sylvia
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Rating: 5.0/5 (3 votes cast)

The Truman Show, di Andrew Niccol (1998), 5.0 out of 5 based on 3 ratings

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