Berlusconi annuncia le dimissioni. E ora? I possibili scenari. Reviewed by Momizat on . Ormai lo sanno tutti, Berlusconi ha comunicato al Quirinale la propria intenzione di fare il tanto richiesto "passo indietro"; ma solo dopo il via libera al dis Ormai lo sanno tutti, Berlusconi ha comunicato al Quirinale la propria intenzione di fare il tanto richiesto "passo indietro"; ma solo dopo il via libera al dis Rating:
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Berlusconi annuncia le dimissioni. E ora? I possibili scenari.

Ormai lo sanno tutti, Berlusconi ha comunicato al Quirinale la propria intenzione di fare il tanto richiesto “passo indietro”; ma solo dopo il via libera al disegno di legge di stabilità, in programma martedì, riguardante le misure anti-crisi. Napolitano afferma l’importanza di agire in fretta perché sono “ore difficili e delicate queste”. Il Pd è disposto a fare la sua parte e il capogruppo alla Camera Dario Franceschini rassicura:  “Offriamo formalmente la disponibilità a fare in modo che la legge di stabilità ottenga il via libera entro questa settimana”, in modo da chiudere il discorso al massimo lunedì. Aggiunge poi: “Siamo pronti a stare qui anche sabato e domenica” (ci mancherebbe altro penserebbe giustamente chiunque).

BORSE E FINANZA. Le borse come reagiscono a questa situazione? Male, molto male. Piazza Affari arriva a segnare un netto -4%, il tanto menzionato spread Btp-Bund raggiunge il livello record di 574 punti (era attorno ai 300 ad agosto), con interessi al 7%. Per chi non lo sapesse, lo spread fra i Btp (titoli di stato a scadenza decennale italiani) e i Bund (equivalenti tedeschi, considerati i più affidabili in Europa) è la differenza fra questi due titoli. Più alto è questo spread e più alti saranno gli interessi che lo stato dovrà pagare ai creditori che li acquistano, in modo da incentivarne l’acquisizione per finanziare le proprie casse. In sostanza, più alto è lo spread, più l’Italia si indebita.
L’analista Jan Randolph di IHS Global Insight prospetta scenari disastrosi: l’Italia, con tassi al 7% e crescita economica pari a zero, rischia seriamente l’insolvenza, ovvero l’incapacità di ripagare gli interessi di chi ha acquistato i titoli di stato. Un po’ quello che sta accadendo alla Grecia, i cui interessi sono giunti però al 20%. E cosa comporterebbe l’insolvenza? Con un interesse sui titoli in rialzo al 7%, l’Italia nel 2012 si troverebbe a pagare 8,7 miliardi di euro in più sulla totalità del debito in scadenza, secondo i dati degli economisti di Bloomberg. La possibilità di un default non sarebbe impossibile. Oppure un intervento del Fondo Monetario Internazionale, ma anche questa sarebbe una vera bomba a orologeria: facendo prestiti all’Italia, ci sarebbero nuovi interessi da pagare e il Fmi pretenderebbe ulteriori tagli e nuove tasse per ripagare i debiti.

POLITICA: I POSSIBILI SCENARI. E dopo le dimissioni di Berlusconi? Si aprirebbero tre possibili scenari.

Governo di unità nazionale. Ipotesi che ricorderebbe vagamente il Cln degli anni 1943-45, in ben altri contesti ovviamente. Sarebbe un

Mario Monti, ex Commissario europeo per la concorrenza ed ex Commissario europeo per il mercato interno

governo dalle larghe intese, con a capo un esponente esterno alla politica o, per lo meno, non troppo osteggiato dalle varie fazioni. Per questa ipotesi spingerebbero il Pd e il Terzo polo, ma per una larga maggioranza ci vorrebbero i voti non solo dei “traditori” di ieri, ma di un nutrito gruppo del Pdl: difficile ma non impossibile. E la guida? L’idea che circola è quella di un esecutivo guidato da Mario Monti. Famoso economista nato nel 1943, preside della Bocconi di Milano e specializzato a Yale, sarebbe un volto che piace all’Europa e sotto sotto potrebbe attirare la Lega Nord, allargando l’eventuale maggioranza. Il compito di tale governo sarebbe far transitare l’Italia in questo difficile momento e cambiare la legge elettorale, oltre che risanare i conti pubblici.

Voto subito. E’ l’alternativa verso la quale spinge Berlusconi, convinto che non possa esistere una maggioranza non legittimata dal voto popolare. E’ un po’ quello che avveniva nella “Prima repubblica”, in cui si votava molto più spesso dei 5 anni teorici di una legislatura. Per questa ipotesi spinge Berlusconi, ma non tutto il Pdl.


Nuovo governo di centrodestra.  Questa ipotesi potrebbe accomunare molti big del Pdl: ovvero affidare un nuovo governo a un esponente del centrodestra, rispettando così il responso elettorale del 2008. Teoricamente, Napolitano potrebbe, dopo le consultazioni, conferire un secondo incarico a Berlusconi: spesso accadde così nella storia. Ma servirebbe un indispensabile allargamento della maggioranza parlamentare, che il premier uscente non può garantire.
Ecco quindi che il Quirinale potrebbe scegliere Angelino Alfano oppure (meno probabilmente) Gianni Letta. L’ex ministro della giustizia potrebbe ammorbidire la linea del Terzo polo coinvolgendolo nel nuovo esecutivo e fermare la fuoriuscita di pidiellini. Tuttavia la scelta di Alfano premier probabilmente non frenerà il crollo della Borsa.

Il compito in ogni caso spetta al Presidente della Repubblica dopo le consultazioni con le fazioni politiche. Ogni sua scelta sarà frutto di ragionamento e di esperienza politica. Serve far presto. Ma anche che ci sia unità nazionale.

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