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Maya, disastri e clima

Il 26 dicembre del 2004 uno spaventoso tsunami devastava le coste di Sumatra provocando centinaia di migliaia di vittime. In quest’ultimo lustro altri eventi catastrofici hanno provocato numerose vittime e distrutto intere città e paesi. Da ricordare i vari uragani avvenuti in America, le frane in Italia e il terremoto-tsunami giapponese che tra i tanti danni sta ancora oggi provocando pericolose fughe radioattive causate dal danneggiamento di una centrale nucleare. Il clima sta cambiando, e questo lo sappiamo tutti. Anche le nazioni stanno cercando di “attrezzarsi” in qualche modo per combattere il cambiamento climatico, firmando protocolli, intese e promesse che sappiamo bene non riusciranno mai a mantenere. Non riusciranno perché non vogliono. In Italia, ad esempio, i nostri politici non “possono” puntare ed investire molto nelle energie rinnovabili, poiché questo andrebbe contro l’interesse di molte grandi aziende nostrane. Cosa direbbero queste aziende se miliardi di investimenti potenziassero lo sviluppo di questo energie rinnovabili, togliendo così un’ampia fetta di mercato a loro stesse? Un documentario andato da poco in onda in televisione mostrava come nei paese nordici i servizi pubblici sono così ben funzionanti e rodati, che la maggior parte delle persone non possiede un’automobile di proprietà. Se proprio serve, c’è sempre la possibilità di noleggiarla attraverso il car-sharing, un servizio utile ed economico che non è mai decollato, e forse mai lo farà in Italia. Il car-sharing consiste nell’utilizzo condiviso dell’automobile, una specie di noleggio ma più vantaggioso. Più persone usano la stessa auto, dividendo le spese e non dovendo quindi avere solo su di sé tutte le magagne economiche che un’auto richiede. Quando serve è facilmente prenotabile via internet e si trova di solito a pochi passa dalla propria casa (almeno così avviene in Svezia). È proprio una signora svedese che parlando della sua esperienza ha affermato che mai ha avuto e mai possiederà una sua auto privata, poiché i costi per comprarla e mantenerla sono di gran lunga superiori rispetto agli abbonamenti dei servizi urbani e del noleggio dell’auto, nelle rare occasioni in cui serve. In Italia tutto ciò non è possibile. Chi non ha un mezzo proprio incontra parecchie difficoltà nello spostarsi. I bus ed i treni sono molto spesso in ritardo, gli scioperi sono troppo frequenti e i disservizi sono all’ordine del giorno. Inoltre i bus per muoversi dentro la propria città sono sempre meno a tal punto che non è raro vedere gente non poter salire sui mezzi pubblici a causa del poco spazio disponibile. I biglietti diventano però sempre più cari. Il potenziamento dei servizi ridurrebbe enormemente lo smog, ma danneggerebbe industrie automobilistiche come la Fiat, l’Alfa Romeo e la Lancia, e questo lo Stato non lo vuole, poiché ci guadagna molto da queste aziende. In altri Paesi la situazione è peggiore dell’Italia, poiché il rispetto dell’ambiente è pari a zero. La Cina ha deciso che firmerà alcuni protocolli per il controllo dell’inquinamento per i prossimi anni, ma finora si è sempre rifiutata di prestare attenzione alle questioni ambientali in nome “dell’irrinunciabile bisogno di crescita economica.” Una domanda: cosa stiamo facendo noi mentre i nostri governi se ne fregano? Nel nostro piccolo contribuiamo ad inquinare l’ambiente? La raccolta differenziata è ormai una realtà presente in molte città, ma l’utilizzo spropositato dell’auto è ancora un grave vizio che affligge noi italiani. La utilizziamo anche per andare a comprare il pane nel negozio che si trova a meno di 100 metri da casa nostra. Vorrei rivolgere un invito: usiamo di meno l’auto, ed impariamo il piacere , ormai dimenticato, di una passeggiata. Non facciamo i furbi con la raccolta differenziata, non pensiamo che “tutto questo non mi interessa perché tanto finché ci sono io non succederà nulla alla Terra.” Non pensiamo stupidamente, ma agiamo saggiamente. Se dovessero succedere altre catastrofi naturali sappiate che gli unici colpevoli siamo noi. E non prendiamocela con Dio, con i Maya, con le forze dell’universo o con chissà cosa. Rendiamoci conto che stiamo solo raccogliendo i frutti delle nostre azioni. Se poi non dovesse succedere nulla adesso, ricordatevi che state lasciando ai vostri figli un pianeta fatto di immondizia. Se è questa l’eredità che vogliamo lasciare, continuiamo pure: siamo sulla buona strada.

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