A scuola di disinformazione Reviewed by Momizat on . Pochi giorni fa il mio ex professore di italiano, Ettore, mi ha invitato a presentare il progetto del blog “Il Ritaglio” ad una sua classe una quarta del liceo Pochi giorni fa il mio ex professore di italiano, Ettore, mi ha invitato a presentare il progetto del blog “Il Ritaglio” ad una sua classe una quarta del liceo Rating:
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A scuola di disinformazione

Pochi giorni fa il mio ex professore di italiano, Ettore, mi ha invitato a presentare il progetto del blog “Il Ritaglio” ad una sua classe una quarta del liceo pedagogico. È stato molto interessante confrontarsi con ragazzi poco più piccoli di me su questioni di attualità. Ho riscoperto una realtà che conoscevo ma che avevo cercato di dimenticare. In questo breve tempo che ho avuto con i ragazzi ho infatti potuto capire più profondamente la finalità di questo blog, vedendo in maniera concreta che il lavoro che lo staff sta facendo è davvero prezioso, anche se spesso poco riconosciuto dalle istituzioni, ma molto apprezzato da singoli cittadini. A molti sembrerà strano, o addirittura assurdo, che io abbia capito meglio le finalità del progetto, che io stesso ho fondato e coordino, semplicemente parlando con dei ragazzi.
Durante questo colloquio sono emersi diversi aspetti di quello che è il panorama scolastico italiano: studenti ben preparati sulle “nozioni scolastiche basilari”, ma totalmente disinformati su ciò che succede in Italia e nel mondo. La colpa non è solo della loro pigrizia, ma di tutto un sistema scolastico silenzioso, che oscura, mimetizza e confonde.
A scuola non si può parlare di politica. I professori non posso commentare in maniera troppo personale i fatti di attualità, devono essere neutrali ed attenersi ai rigidi programmi dettati dal ministero. “Non è corretto parlare di politica a scuola, i ragazzi sono facilmente influenzabili”. È questa la tesi sostenuta dai nostri politici, che in realtà hanno tanta paura che si parli
troppo di loro. Nel contempo anche i professori che vorrebbe parlare, informare, spronare i ragazzi , “fregandosene” e non avendo paura di infrangere quel vergognoso muro di omertà e silenzio eretto dalle istituzioni nelle nostre scuole, non riescono, sempre “grazie” ai rigidi programmi ministeriali che non permettono “inutili” divagazioni. Questi mastodontici programmi impediscono quindi a molti professori di poter parlare liberamente per far crescere la mente dei ragazzi che, dal canto loro, preferiscono sicuramente giocare alla playstation invece che leggere articoli di giornale che spiegano il triste
andazzo del mondo odierno.
Ed è così che il sistema oscurantistico italiano, sostenuto da una minoranza quasi invisibile, ma ben potente di professori e dirigenti scolastici, non educa le nuove generazioni, ma le “rimpinza” di nozioni spesso inutili, come l’area di un cerchio, le date della guerra mondiale e i participi presenti della nostra lingua, se non contestualizzate nell’ambito socio-culturale in cui
viviamo. Il mio prof di storia a questo proposito continuava a ripeterci “Sarebbe come dire: il cane è un animale peloso a quattro zampe, dando dimostrazione di conoscere cosa è un cane, ma non rendendosi davvero conto di ciò che è.”
Avendo finito da poco il liceo, mi rendo sempre più conto che i professori italiani sono una categoria “eroica” ed al tempo stesso epica: combattono contro tutto e tutti, ma soprattutto, ed è qui che si può usare senza rimorso l’aggettivo eroico, contro chi dovrebbe aiutarli. Lottano per uno stipendio dignitoso, per avere i mezzi ottimali per insegnare con dignità, per poter
insegnare cose utili. Lottano contro delle graduatorie assurde che sono sempre più confuse, contro i ritardi burocratici che assegnano le cattedre a dicembre inoltrato, contro i continui tagli alla scuola pubblica in favore di quella privata. I primi a rimetterci sono i ragazzi che diventano sempre più indolenti e pigri inconsapevolmente, poiché vedono questi atteggiamenti nelle persone che gestiscono, da Roma, le loro scuole.
I ragazzi di oggi sono disinformati. Non sanno il significato di “quota rosa”, non conosco le rivoluzioni che stanno scuotendo il mondo, ignorano ciò che i governi fanno per sottomettere i propri cittadini. I ragazzi sono disinformati perché non leggono, e questo sicuramente dipende da loro. Ma se i ragazzi non leggono, e quindi non conosco la realtà che li circonda, la colpa è dovuta anche a questa educazione oscurantista che ricevono. Vorrei dire ai ragazzi: informatevi, informatevi, informatevi! E sostenete i vostri professori, anche se spesso sono insopportabili e noiosi, perché loro hanno le ali tarpate, ed ogni giorno lottano per darci dei mezzi di vita. Non mi sembra giusto lottare per queste cose.
Per concludere, mi sono reso quindi conto che “Il Ritaglio” è un importante mezzo a disposizione di questi ragazzi, e la forza di questo blog è costituito proprio dallo staff, composto principalmente da ragazzi di circa venti anni o poco più. Ed è a questi professori, come Elena ed Ettore, che ci sostengono facendo conoscere il nostro progetto che va il mio più sentito ringraziamento.
Così come a tutti redattori, perché di questi tempi trovare dei ragazzi che scrivono articoli senza ricevere nulla in cambio, neanche un biglietto omaggio per il cinema, è un caso più unico che raro. L’affetto dei lettori che continuano a leggere i nostri articoli ci ripaga però dei molti sacrifici. Noi andiamo avanti. Dobbiamo essere Liberi di InformarCi.

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Commenti (1)

  • Giovanni

    Bravo Ruben!!! Raramente si leggono editoriali come i tuoi!!! I problemi ci sono, ma se ci sono i problemi ci sono anche le soluzioni: in questo caso fai bene a fare un appello agli studenti affinchè abbiano a cuore la loro istruzione; solo in questo modo possono avere una COSCIENZA CRITICA!!!
    AVANTI COSI’!!!!!

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