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Ai magistrati senza scorta, ai magistrati eroi

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Alzi la mano chi tra voi lettori sa che Gheddafi è morto.
Siete tantissimi, ho perso il conto di quante braccia si sono levate al cielo.
Bene! Ora alzi la mano chi tra voi sa chi è Catello Maresca.
Pochissimi, quasi nessuno.
In questi giorni il cadavere ed il sangue del rais sono entrati nelle nostre case ogni giorno e ad ogni ora, a portata di clic e di telecomando. Quasi nessun notiziario però ha parlato di Catello.
Perché? Semplice. Lui è un uomo onesto, un eroe silenzioso, un italiano che ci rende orgogliosi di essere nati in questo Paese.
Non ha ucciso nessuno, non è un uomo violento, non ha dato scandalo. È quindi considerabile un uomo poco interessante dal punto di vista mediatico.
Purtroppo non ho mai conosciuto Catello di persona, ma sicuramente è un tipo tosto, di quelli che sanno farsi stimare per quello che sono e che fanno.
Le poche informazioni che ho appreso su di lui le ho lette sull’Espresso.
Catello ha una famiglia, lavora come magistrato, ha in atto un grande processo contro il boss Setola e l’ala stragista dei Casalesi e dalle sei di pomeriggio in poi e la domenica non ha una scorta perché non ci sono soldi per pagare gli straordinari ai “suoi angeli protettori”.
Tutto questo perché lo scorso 27 luglio il ministero della Giustizia con una circolare ha annunciato che quando una procura finisce i fondi annui a disposizione non può più spendere un euro. Ed è così che il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore non ha potuto fare altro che prenderne atto. Lo scorso 6 ottobre ha scritto un ordine di servizio a tutti i suoi sostituti dicendo che “con efficacia immediata” gli straordinari sono sospesi fino al 31 dicembre del 2011. In poche parole dopo le sei di sera e la domenica non ci sono più gli autisti per le auto di scorta.
Ed è così che un magistrato impegnato in prima linea contro la camorra è lasciato al suo destino.
Arrangiati Catello. Continua a fare il tuo lavoro, ma noi possiamo aiutarti fino ad un certo punto.
È questo il messaggio che hanno dato al magistrato e ai camorristi a pochi giorni dal maxiprocesso che vedrà impegnato Maresca contro il boss Setola. Il magistrato è stato minacciato pubblicamente dal boss, ma invece di aumentargli la scorta gliela hanno ridotta.
Pochi soldi.
Stop.
Arrangiati.
Il 26 ottobre prossimo è attesa la sentenza di primo grado nel processo contro Setola. Il magistrato deve davvero sperare che il suo impianto accusatorio sia privo di crepe e che i giudici si sbrighino a decidere in modo che possa tornare a casa il prima possibile accompagnato dalla scorta.
Ed ecco ciò che hanno prodotto i nefasti tagli fatti dal ministero della Giustizia. Nelle condizioni di Maresca ci sarebbero un’altra quindicina di magistrati.
A mio parere prima Angelino Alfano e poi Nitto Palma, ministri della giustizia, dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e capire che forse, se davvero si vuole giustizia, queste cose sono inammissibili.
Catello Maresca si è messo a disposizione dello Stato, ha messo la sua vita a disposizione dello Stato, è un eroe silenzioso e meriterebbe -se non gli onori della cronaca- almeno un minimo di rispetto e gratitudine. Potrebbe fare richiesta di trasferimento in un tranquillo paesino sperduto del Nord Italia, ma lui ha deciso di restare li, nelle zone più calde per svolgere un lavoro che non gli da nulla in cambio. Neanche un minimo di sicurezza.
Forse Catello, mi rivolgo così a te in segno di amicizia e riconoscenza, non leggerai mai queste righe, forse non verrai mai a conoscenza di queste tante persone che ti stimano e ti sostengono.
Però questo editoriale lo volevo dedicare a te, e a tutti quei magistrati che ogni giorno rischiano la vita per dare a me che sono giovane e a tutti gli italiani una Italia migliore.
Ti dedico questo editoriale Catello, che forse non sarà utile come un scorta, però almeno è un piccolo gesto di gratitudine che potrebbe renderti felice.

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