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Che pazzo mondo

Troy Davis

Troy Davis

Ascoltando “Mad World”, cantata da Gary Jules, non posso che pensare e sussurrare amaramente nella mia mente mentre cammino per strade trafficate  “che pazzo mondo”.
Penso così perché non saprei dare un altro aggettivo a un mondo dove la  morte viene punita con altra morte e tutto ciò è legale e porta sollievo nelle persone.
E’ un mondo pazzo, perché se così non fosse, ci sarebbe da preoccuparsi di più che di questa pazzia che ogni giorno sento intorno a me. Come può un uomo trovare conforto e giustizia nell’uccisione di un altro uomo?
Troy Davis è stato giustiziato.
Che cosa può esserci di più pazzo, malato e malsano nel giustiziare una persona? E poi, come si può usare la parola “giustiziare”, che dentro di essa racchiude un’idea di equità e giustizia, quando si uccide una persona? Perché la pena di morte non è altro che un omicidio mal camuffato.
Però è così…. Troy Davis è stato giustiziato.
Alle 23.08 locali, le 5.08 di giovedì in Italia, il sogno di avere una giusta giustizia invece che una ingiusta giustizia nella dittatoriale democrazia del Nuovo mondo si è infranto in una siringa letale entrata nelle carni del condannato. Anche se poi non si sa cosa abbia di Nuovo un mondo dove chi ammazza viene ammazzato.
Pazzo mondo.
“Non sono stato io”, le sue ultime parole rivolte ai giornalisti della stampa locale presenti nella camera della morte. “Non avevo una pistola quella notte. Dovete trovare la verità”, ha detto rivolto ai familiari dell’agente ucciso, Mark McPhail. Verso i suoi secondini che lo legavano alla barella ha avuto un ultimo atto di compassione: “A chi sta per prendermi la vita dico: Dio abbia pietà, e benedica le vostre anime”

E così Troy Davis è stato giustiziato, e il bisogno dell’uomo di avere giustizia è sfociato nella sadica vendetta, grazie alla pena di morte, la più atroce delle leggi  nella più grande democrazia del mondo.
Troy era nel braccio della morte dal 1991, accusato per l’omicidio dell’agente di polizia Mark Allen Macphail nonostante sussistessero forti dubbi sulla sua colpevolezza. Il processo è basato fondamentalmente sulle dichiarazioni di nove testimoni. Sette di questi hanno in seguito ritrattato denunciando, in diversi casi, di aver subito forti pressioni da parte della polizia. L’arma del delitto non è mai stata ritrovata e il test del dna non ha dato risposte. Ma tutto questo non è bastato a placare la voglia umana di assomigliare a Dio. L’uomo vuole decidere sulla vita altrui, non rendendosi conto che se vivesse la propria in maniera corretta, vivremmo tutti in un mondo grandioso. Gli appelli di Amnesty International e delle associazioni per i diritti umanitari sono stati inutili. Non sono però queste associazioni ad aver fallito, ma tutti noi, tutti gli esseri umani dotati di raziocinio e coscienza, e quest’ultima è sempre più rara.
Dio potrebbe perdonare tutto questo se solo noi glielo chiedessimo, ma questo non avviene perché l’uomo vuole essere Dio, vuole assomigliargli.
E intanto ci uccidiamo a vicenda come animali, senza una legge, senza un minimo di dignità, oppure con una legge così barbara da ricordare le antiche tribù, i valorosi ma sanguinari unni, i feroci guerrieri ungari.
Siamo soltanto uomini, nulla più.
Troy Davis è stato giustiziato.
Che mondo pazzo.

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