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Microspese natalizie

In Italia più che di crisi economica bisognerebbe parlare di crisi socio-culturale. L’economia europea, ed in particolar modo quella italiana, è in grave difficoltà, ma gli italiani, prima di darsi da fare e cercare quindi di essere loro stessi una delle soluzioni al problema, se ne infischiano. Gridano però allo scandalo contro i privilegi parlamentari (che esistono da anni e che sarebbe giusto abolire) e contro l’acquisto di nuove armi (che compriamo da anni e sono praticamente inutili!!!).
Tra un moto di indignazione e l’altro, gli italiani però vanno nei grandi  magazzini per le grandi spese natalizie (ma non si era in tempo di crisi?). I grandi magazzini, centri commerciali ed affini, sono stracolmi di merce prodotta ed importata da mercati non europei, confezionati da manodopera straniera. I nostri acquisti rimpolpano quindi le casse di enormi multinazionali che non sentono la crisi avendo a disposizioni ingenti capitali, e hanno anche la disponibilità di sfruttare a proprio piacimento la manodopera non specializzata nei paesi del terzo mondo. In pochi secondi ci rendiamo conto di essere un popolo poco virtuoso: in tempi di crisi spendiamo senza ritegno per poi lamentarci quando finiranno le feste. Inoltre le nostre spese si tramutano in guadagni per aziende che non fanno parte del nostro territorio, che non sentiranno mai la crisi e, qual’ora la sentissero, potranno facilmente sfuggire da questa tenaglia abbassando salari o licenziando lavoratori. Nel frattempo, mentre noi compriamo un peluche prodotto in serie, il negozietto vicino casa nostra chiude i battenti, licenzia i due dipendenti che aveva e comunica ai suoi fornitori che non avrà più bisogno dei loro servizi. I fornitori, piccole-medie imprese del territorio risentono pesantemente dell’annullamento degli ordini da parte del piccolo artigiano che aveva anche un debito considerevole nei loro confronti. I fornitori quindi non avendo potuto incassare il credito che gli era dovuto e avendo minor richiesta da  parte del mercato sono costretti a licenziare una ventina di dipendenti. Questo editoriale non vuole essere una crociata contro i grandi centri commerciali, ne un’apologia in favore dell’autarchia italiana, che insieme ad ideologie sbagliate può produrre ingenti danni così come ci mostra la storia.  Attraverso queste poche righe vorrei semplicemente che la gente riflettesse un attimo prima di comprare decine di regali nel posto sbagliato. Siamo in periodo di crisi? Sosteniamo la nostra economia attraverso microspese nelle botteghe di artigiani locali. Se più persone sostengono queste botteghe, queste non falliranno e non dovranno quindi licenziare i dipendenti. Non fallendo potranno far fronte ai debiti accumulati, i fornitori recupereranno il credito su cui facevano affidamento e avranno sempre la stessa richiesta, non dovendo quindi procedere ed esuberi di personale o peggio ancora chiudere a loro volta. Questa spesa permette di far circolare il denaro nel nostro Paese di appartenenza, o al massimo nella nostra zona economica qual è l’euro. Quando ci adopereremo in questo, sarà nostro sacrosanto diritto richiedere anche l’abolizione di vergognosi vitalizi ai parlamentari. Sarà nostro diritto esigere che i soldi non vengano sprecati per l’acquisto di nuovi aerei ma investiti in sviluppo. Perché, come i nostri politici sprecano i soldi in opere mai finite, anche noi “sprechiamo” i nostri soldi sostenendo economie di multinazionali. Ognuno poi è libero di fare come meglio crede. L’importante è almeno non lamentarsi delle conseguenze che subiremo, per colpa dei nostri politici, ma anche del nostro assoluto ed  insensato menefreghismo.

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Commenti (1)

  • Giovanni

    BRAVO!!! BRAVO!!! DILLO RUBEN!!! DILLO!!! TUTTI A LAMENTARSI DELLA CRISI (CHE C’E’, COME TU HAI PUNTUALIZZATO), MA NESSUNO CHE SI DIA UNA MOSSA PER LIMITARE I DANNI!!!

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