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Quando i sogni vengono sottopagati

La settimana scorsa un ragazzo di appena venti anni è morto mentre lavorava come operaio, per soli  cinque euro l’ora. Il suo nome, Francesco Pinna, è stato ricordato solo perché è morto mentre montava il palco del famoso cantante Jovanotti. Pochi mesi fa abbiamo assistito a scene di
commozione generale per la morte di un famoso sportivo, osannato come eroe e martire. Non voglio fare polemica su questo, perché comunque Marco era un ragazzo amato da tutti i tifosi e i non tifosi del motociclismo. Ma bisogna ammettere con sincerità che Francesco, invece, non sarà ricordato a lungo, perché era “uno dei tanti”. Sarà dimenticato presto, e questo, sinceramente, mi dispiace, perché anche io ho quasi vent’anni come Flui, e immagino che anche lui avesse tanti sogni, così come li ho io. I suoi sogni sono stati pagati appena cinque euro l’ora. Troppo pochi per un ragazzo di vent’anni, troppo pochi per qualsiasi persona che sogna ancora un futuro dignitoso. La sua morte rappresenta un fallimento per L’Italia e gli italiani,  perché è inconcepibile che nel 2011  succedano ancora queste cose. Gli errori, le fatalità, gli incidenti possono sempre capitare, ma nel nostro Paese più che una dolorosa eccezione, questi eventi sono una ben rodata regola giornaliera. Parole, promesse e niente più da parte delle istituzioni. Durante l’alluvione di Genova un vigile del fuoco ha perso la vita. Ho visto solo una sua foto su facebook, da un mio contatto, Alberto Magnani. In questa foto la sua bara era circondata da pochi cari. La chiesa mezza vuota, lo stato assente. Al suo posto c’erano però l’ingiustizia di una morte beffarda e la vergogna di un silenzio assordante da parte di chi doveva dare la notizia. Ma anche lui, “era uno dei tanti”, mica un grande eroe da ricordare per sempre. È stato già dimenticato da tutti. “È morto facendo il suo lavoro” mi hanno detto. Ci tengo molto a precisare che è morto facendo il suo lavoro “ampiamente sottopagato”. Ancora in questi ultimi mesi un’operaia è morta. Lavorava in nero, ma la sua regolarizzazione è avvenuta poco meno di una mezz’ora dopo il suo decesso: bisognava in qualche modo spiegare la presenza di un morto in azienda. La notizia di questa tragedia è stata inserita tra mille altre notizie di cronaca, sport, gossip. Sicuramente pochi se la ricorderanno. Non era importante. Queste dimenticanze verso alcuni individui e improvvise “divinizzazioni” verso altri sono il simbolo di una crisi culturale che da tempo investe il nostro Paese ed il nostro globo. Pochi ideali, poche idee concrete, tanta stupida massificazione mediatica. È importante ciò a cui è dedicato uno speciale di “Pomeriggio 5” o “Italia sul 2”. È importante tutto ciò che viene ripetuto forsennatamente dai telegiornali. È importante ciò che i nostri politici e i mass media decidono  essere importante. È mia abitudine dedicare gli editoriali a qualcuno, e questo lo volevo dedicare a tutte le vittime del lavoro, alle morti silenziose e “poco importanti” per lo Stato, ai familiari di questi morti. Volevo anche spronare tutti i lettori a spegnere la televisione. Boicottate i telegiornali ed informatevi su internet che per  il momento non soffre ancora di una grande censura, al contrario dei nostrani mezzi di informazione. Per favore: informatevi e non dimenticate i veri eroi. L’Italia è un Paese stupendo, ma tocca a tutti noi farlo crescere sempre di più. Alcuni lettori potranno anche commentare questo articolo con un semplice “banale”, “non ha detto nulla di nuovo”, “sempre le solite cose scritte con altre parole.” Questo può essere vero. Ma è molto preoccupante che determinate cose, così banali e così tanto dibattute non cambino mai. Forse qualcuno non vuole farle cambiare. Forse non ci interessa nulla degli altri. Come semplici bestie, violente ed irrazionali. Ciao Francesco. Mi dispiace che tu non sei più tra noi, e che i tuoi sogni erano così tanto sottopagati da non esere solo sogni ma solo una triste realtà.

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