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Quote rosa, arancioni e verdi

In questa settimana, dopo la nomina di tre ministri donna da parte del nuovo premier Monti, ho avuto l’occasione di pensare e discutere con più persone in merito alle quote rosa di cui tanto si parla in Italia e nel mondo.
Per chi non lo sapesse, le quote rosa sono quote minime obbligatorie di presenza femminile all’interno degli organi politici istituzionali elettivi e non, in “posizioni di potere” o di grande rilievo. Sono usate soprattutto in quei Paesi ancora fortemente sessisti, dove gli uomini non permettono alle donne di entrare in politica o in ambiti societari.
In Italia questo dibattito va avanti da tempo e il parlamento ha approvato la legge sulle quote rosa nei consigli di amministrazione delle aziende quotate. Nel 2010 i membri degli organi sociali delle aziende quotate erano 4.346, il 92,4 per cento era costituito da uomini. Anche se la situazione migliora (le quote rosa sono aumentate dal 2009 al 2010, dal 6,9 al 7,6 per cento), metà dei vertici delle aziende quotate è composta in Italia da soli uomini.
I primi ad introdurre le quote rosa obbligatorie sono stati i  norvegesi. Dal 2006 le aziende quotate a Oslo sono obbligate a garantire l’ingresso delle donne nei consigli. L’obiettivo era il 40 per cento entro il 2008, ma questo dato, anche se di poco, è statosuperato. Nel 2010 il governo norvegese ha presentato infatti i risultati della legge: le donne ricoprono oggi il 41 per cento delle posizioni ai vertici.
Nel mondo l’87,8 per cento dei posti agli apici delle 200 maggiori società al mondo è occupato da uomini (dati del 2009, resi pubblici da un centro di ricerca che ha preso in esame la famosa lista «Fortune» delle aziende più importanti del mondo). In un quarto di esse neanche una donna è nei board. L’Asia detiene il record negativo: ben il  64,4 per cento dei vertici è composto di soli uomini.
Dopo questa breve carrellata di dati, mi rendo conto che il mondo in cui viviamo oggi, è fortemente malato di “maschilinità”. Non di maschilismo, perché la “maschilinità”, è un misto tra il “maschilismo” moderno e la meschinità atemporale che ormai da secoli affligge i nostri animi.
Una legge che “impone” l’assunzione di donne è il simbolo di una società che non ha trovato ancora i suoi giusti equilibri. Essendo fortemente contrario a questo tipo di leggi, credo al tempo stesso che, in questo momento storico-culturale, esse siano l’unico modo per dare spazio, e di conseguenza un futuro, a milioni di donne che sperano di avere una carriera e un lavoro corrispondente alla loro qualifica.

Emma Marcegaglia

Emma Marcegaglia

Sono contrario alle quote rosa poiché esse sono una spada di Damocle per le donne: in questo modo sono infatti considerate “una categoria inferiore” da salvaguardare, una specie  a rischio da proteggere, mentre dovrebbero essere una colonna portante della società. Le donne vengono così riconosciute dalle leggi una categoria “sottosviluppata”. Inoltre, insieme alle quote rosa, dovrebbero esserci anche le quote verdi per i giovani, sempre più schiavizzati e sfruttati, le quote arancioni per gli
immigrati. Perché quindi proteggere solo una categoria, trascurandone molte altre? In base a cosa quindi si sceglie quali categoria proteggere e quali no?
Queste quote sono poi un vero e proprio discriminante intellettivo per le donne, poiché loro stesse non sapranno mai con certezza se sono state assunte grazie alle loro capacità, oppure solo perché servivano per raggiungere il numero minimo di donne previsto dalla legge per evitare multe e problemi legali alla società che le ha assunte.Il dibattito rimarrà aperto ancora  a lungo, e sicuramente non troverà una fine, almeno finché noi uomini, intesi come sesso maschile, non capiremo che le donne sono importanti per la società, e finché non saranno le donne stesse a rifiutare questo tipo di aiuto nocivo per la loro immagine che però, ripeto ancora una volta per non essere accusato di “maschilinità”, è uno dei pochi modo per poter ambire a cariche importanti. Con la speranza che i posteri possano comprendere meglio il ruolo della donna nella nostra società, posso anche affermare con estremo sollievo che donne come la Gelmini, la Carfagna e la Brambilla sono adesso a casa. Questo è un bene, perché sicuramente di donne migliori di loro ce ne sono tantissime: speriamo solo di vederle presto al nostro governo. Credo poi che ben presto ci sarà anche un presidente del consiglio donna. Di sicuro, quando accadrà, l’Italia ci guadagnerà tanto in prestigio, educazione e buon gusto. E non ditemi che è poco.

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Commenti (3)

  • Francesco Tegani

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  • alieno atomico

    Sono d’accordo sul discorso di fondo, inteso nel fare presente alle donne che alcuni riconoscimenti in realtà sono un modo per tenerle buone e dare loro un contentino.
    Tuttavia questo discorso si applica più al detto: “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna” piuttosto che alla questione delle quote rosa.
    Infatti il detto in questione è subdolo perché fa credere alle donne di essere importanti, ma in realtà ecco cosa sottointende: “Voi donne non dovete cercare di emergere in prima persona, ma perché il vostro valore sia riconosciuto è sufficiente che vi dedichiate a rendere grandi gli uomini che stanno al vostro fianco”.
    Tra l’altro la cosa peggiore di questo detto è che, oltre ad essere subdolo e manipolatorio, è anche dannatamente falso. Ad esempio non credo che Einstein o Newton o Galileo avrebbero potuto fare peggio o meglio rispetto a quello che hanno fatto se avessero avuto al loro fianco donne migliori o peggiori di quelle che invece hanno avuto. Voglio dire che i risultati che un uomo ottiene nel lavoro non hanno un rapporto diretto con la loro vita sentimentale, e non è affatto detto che una vita sentimentale stabile con una splendida donna al proprio fianco faccia rendere di più.
    Ora passo alla questione delle quote rose. Tu l’hai intesa come affermazione: “Le donne hanno il diritto di occupare anche posti importanti, e questo gli va riconosciuto a prescindere dal loro merito”.
    Invece il vero significato delle quote rosa non ha per niente a che fare con le donne, ma è una vera e propria accusa al mondo maschile. Infatti il modo corretto di interpretarlo è il seguente: “Noi maschi siano così bravi a impedire alle donne di emergere a seconda del loro merito, che se non ci autoobblighiamo a metterne alcune nei posti importanti, non ci arriverebbero mai”.
    In questo senso l’esistenza delle quote rosa non va letta come una umiliazione alle donne, ma come una umiliazione degli uomini.

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