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Cina, un anniversario imbarazzante per il regime.

Il 10 ottobre 1911 iniziava la rivolta nella città di Wuhang, nella Cina centrale. La conseguenza sarebbe stata il crollo dell’ultima dinastia imperiale cinese e l’instaurazione della repubblica. Ogni anno, l’anniversario viene ricordato sia nella Repubblica Popolare Cinese, sia nella Repubblica di Taiwan, tuttavia le celebrazioni in pompa magna del centenario, sono state vissute in modo diverso presso i due Stati.

Bisogna ricordare alcune piccole cose però. Taiwan si staccò dalla Cina comunista nel 1949 e oggi è una nazione democratica e a tutt’oggi rivendica di essere la vera Cina, continuazione di quella Cina repubblicana nata dalla rivoluzione del 1911, nata con sentimenti e obiettivi di democrazia e libertà. Nella capitale Taipei, questo anniversario è stato festeggiato con un parata militare, con tanto di performance dell’aviazione militare.

Nella Cina comunista invece non si è badato a spese per festeggiare la nascita della repubblica, tuttavia si è notata una certa ambiguità. Il partito comunista al potere è ancora impegnato a soffocare le istanze democratiche e di libertà presenti nel paese, che invece sono state realizzate a Taiwan; a fine settembre è uscito un film con Jackie Chan promosso dalle autorità riguardante la rivoluzione dal titolo 1911, ma l’affluenza al botteghino è stata modesta: il film non narra gli avvenimenti con storicità; inoltre una popolare serie TV che trattava la vicenda, L’avanzata verso la Repubblica, fu cancellata nel 2003 perché in una scena si vede Sun Yat-sen (leader della rivolta) che si rivolge ai politici lamentando che “solo i potenti hanno la libertà”: il rimando alla Cina attuale era troppo evidente. E ancora, nel novembre 2010 un quotidiano dell’Hunan, il Xiaoxiang Morning Herald, si mise nei guai pubblicando un supplemento sulla rivoluzione. Si accennava infatti che le istanze democratiche del 1911 non potevano essere represse per sempre.

Inoltre le autorità comuniste negli ultimi mesi hanno aumentato l’attenzione (e la repressione) anche per le notizie che giungono riguardanti le rivolte nel mondo arabo. Ad aprile è stato cancellato un convegno organizzato dagli studenti di alcune università di Pechino che avrebbe trattato la rivoluzione del 1911. Si sarebbe parlato della democrazia, ispiratrice della rivolta. Poche settimane fa, è stata annullata la prima teatrale a Pechino di un’opera dal titolo Il dottor Sun Yat-sen di una compagnia teatrale di Hong Kong, con la scusa (poco credibile) di problemi logistici. L’opera avrebbe parlato della vita amorosa di Sun Yat-sen che il governo aveva definito fuori luogo.

Insomma, il partito giustifica la rivoluzione del 1911, ma si trova in profondo imbarazzo. Un film uscito a inizio 2011 per il novantesimo anniversario del Partito ha scatenato sui blog cinesi molti commenti a proposito dell’idea di ribellarsi a un cattivo governo. Idea interessante.

 

Fonte: Internazionale, 14-20 ottobre, anno 18, n.919. Tratto da The Economist.

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