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Il numero “10”

torri gemelle

Le torri gemelle l'11 settembre 2001

Il numero “10” nel calcio evoca le epocali cavalcate di Maradona, i dribbling di Pelè, le grandi punizioni del codino Baggio! A scuola un voto in doppia cifra  può provocare urla udibili anche a kilometri di distanza!

Ma quest’anno, sono proprio “10” gli anni trascorsi dal terribile attentato che l’11 settembre del 2001 uccise circa 3000 persone, distrusse le torri gemelle di New York, una parte del pentagono a Washington e disintegrò quattro aerei di linea. E così che il “10” del fuoriclasse diventa un “10” pensoso e penoso, perché gli anni passati sono tanti, ma la situazione è identica. Decine gli attentati sanguinari tra cui quelli di Madrid 11 marzo 2004, 191 morti, Londra 7 luglio 2005, 52 morti, Sharm el-Sheikh 23 luglio 2005, 90 morti. Ci avevano promesso un mondo più sicuro, ma così non è stato e forse non lo sarà mai finché estremisti islamici, cristiani, atei, buddisti o di altre religioni continueranno ad imporre le loro idee con la violenza. L’America e i suoi alleati hanno dichiarato guerra al terrorismo invadendo l’Afghanistan  ed in seguito l’Iraq: volevano sconfiggere questo nemico invisibile ma tangibile ad ogni scoppio di bomba. Purtroppo gli alleati hanno sbagliato sin dal principio credendo che in  guerra ci può essere un vinto ed un vincitore,  uno schiavo e un padrone. I fatti gli hanno dato torto. Le vittime dei soldati americani hanno già da anni superato le vittime che gli stessi attentati terroristici fecero in quel lontano 11 settembre di dieci anni fa. È umano sbagliare, ma atrocemente diabolico perseverare nel proprio errore, combattendo una guerra di soli vinti ed afflitti. Proprio nel “deciversario” dell’attentato Osama Bin Laden è stato ucciso: l’America credeva di aver vinto e di essersi liberata del suo peggior nemico, scoprendo solo dopo pochi giorni che l’unica cosa che aveva ottenuto era stato mostrare al mondo intero la sua insita e malcelata inciviltà nel festeggiare per le strade la morte di un uomo.

Si dice che il ricordo sia importante, ed è vero, ma un ricordo senza soluzione è fine a se stesso, inutile. Dieci anni sono passati, e migliaia di altre persone sono morte a causa degli attentati ma soprattutto di quelle guerre sanguinarie che coloro che sono stati vittime degli attentati hanno intrapreso. Osama Bin Laden è morto, ma l’odio e l’intolleranza rimangono.

10 anni, più di un decimo di un’intera vita.

10 anni per imparare quasi nulla.

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