La rabbia e la speranza di piazza Tahrir Reviewed by Momizat on . L'Egitto torna in piazza, non solo al Cairo, ma anche ad Alessandria, Port Said, Damietta, Zagazig. Sono passati nove mesi dalla rivoluzione egiziana di Febbari L'Egitto torna in piazza, non solo al Cairo, ma anche ad Alessandria, Port Said, Damietta, Zagazig. Sono passati nove mesi dalla rivoluzione egiziana di Febbari Rating:
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La rabbia e la speranza di piazza Tahrir

L’Egitto torna in piazza, non solo al Cairo, ma anche ad Alessandria, Port Said, Damietta, Zagazig. Sono passati nove mesi dalla rivoluzione egiziana di Febbario che ha visto le dimissioni di Mubarak, gli egiziani non si accontentano della caduta del sovrano, ora vogliono eliminare la sua corte, i suoi militari. Dopo 40 morti e 4 giorni di vera e propria guerriglia urbana, con militari e polizia che caricano la folla di manifestanti, è giunta la voce che Mohammed Hussein Tantawi, a capo della Giunta militare di transizione, si sia dimesso. La piazza non si svuota anzi, è prevista un’affluenza sempre maggiore, gli egiziani hanno capito che le dimissioni del feldmaresciallo fedele a Mubarak sono solo un’apparenza di cambiamento, i militari, dopo aver supportato la rivolta di febbraio, vogliono il potere e non sono decisi a lasciarlo. 

La popolazione è scesa in piazza perchè gli ideali della rivoluzione Araba si sono rivelati, dopo nove mesi, solo illusioni, la disoccupazione giovanile è aumentata, il turismo è crollato e gli aiuti occidentali stentano ad arrivare.La repressione del dissenso è stata violentissima.Amnesty International accusa il Governo di transizione egiziano di crimini verso l’umanità. E’ evidente che non può essere una battaglia ad armi pari, basta guardare le foto che da giorni riempiono le prime pagine dei giornali per vedere giovani in giubbotto nero e occhiali da saldatore che fronteggiano i poliziotti antisommossa in tuta nera e l’esercito con i fucili puntati in linea diretta, schierati  a protezione del ministero dell’Interno. Gli oppositori sono tanti e molto diversi tra loro, ma gridano tutti insieme le stesse cose ” Il popolo vuole cacciare il Maresciallo, Libertà!”. Chi sono gli oppositori? I giovani, che non hanno un leader, ma che si riconoscono in una galassia di Ong e che ricordano il loro compagno-eroe: Khaled Said, il ragazzo ucciso dalla polizia nel 2010; il fronte Liberal che rappresenta i partiti storici d’opposizione al regime; le donne, femministe di tutte le età, con il velo e non; gli Islamici , il fronte più vasto e popolare, che si ispira al movimento dei Fratelli musulmani, ma che ha al suo interno i radicali salafiti. A causa di questa frammentazione dell’opposizione, la politica futura dell’Egitto è molto difficile; alle elezioni previste per il 28 Novembre, si presenteranno 44 partiti suddivisi in 7 costellazioni politiche. Molti candidati hanno sospeso la campagna elettorale, tutti protestano contro il Consiglio Supremo, da El Baradei, ai diversi leader dei Fratelli musulmani. Tutti alleati contro il Maresciallo Tantawi, per vent’anni ministro della Difesa di Mubarak e ora leader del Consiglio supremo delle forze armate, l’autorità che dovrebbe garantire la transizione verso la democrazia. In realtà, Tantawi è un militare prestato alla politica (come Mubarak), ma che una volta salito al potere, è stato sopraffatto dal desiderio di comando e dall’orgoglio. Infatti, gli imprenditori egiziani lo criticano per non aver accettato i 3 miliardi che gli erano stati offerti dal Fmi.

Il dato politico fondamentale è che i Frattelli Musulmani, grandi favoriti alle elezioni, e di cui si diceva che avrebbero governato in accordo con i militari, hanno invece celebrato a piazza Tahrir la loro rottura con la giunta di Tantawi. Quale sarà il futuro dell’Egitto? Il processo democratico sembra frenato dalle divisioni interne alle opposizioni post-Mubarak, le elezioni si svolgeranno in un clima di caos che si tradurrà facilmente in scontri di piazza, che provocheranno ancora tanto scorrimento di sangue. Un orizzonte di violenze che renderà la pace ancora più lontana.

 

 

 

 

 

 

 

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